È quella di S. Teobaldo una storia antica ed affascinante, che in Italia lega la comunità di Badia Polesine (Ro) con quella di Sossano (Vi) e Bosco di Rubano (Pd). Un legame che potrebbe trovare ulteriore motivo di consolidamento in seguito ad un recente ritrovamento, consistente in una lapide marmorea del 1617, rinvenuta nella chiesa di San Teobaldo di Bosco di Rubano.
Prima di soffermarmi nella narrazione di questo importante rinvenimento, ritengo sia utile accennare ai miei studi recenti sulla vita di San Teobaldo, l’ultimo dei quali titola: “Le reliquie di San Teobaldo, storia e segni dalla morte ai nostri giorni” (Giugno 2015, Ed. Stella, Legnago, Vr). Viene narrato quanto accadde ai resti mortali del Santo dopo la sua morte, avvenuta nel convento di Saianega, attuale frazione di Sossano (Vi), nella notte del 30 giugno 1066.
Pochi giorni dopo il decesso, il corpo venne tolto con la forza ai confratelli dell’eremita dai soldati del Vescovo e portato a Vicenza. Dopo una lunga esposizione nella cattedrale di quella città per la devozione dei fedeli, venne interrato nel pavimento della chiesa vicentina, sotto all’altare a lui dedicato.
Per il moltiplicarsi degli eventi prodigiosi, guarigioni, grazie ricevute, nel 1073 Teobaldo venne proclamato Santo da Papa Alessandro II. L’Abate Pietro, della Vangadizza, padre spirituale di Teobaldo, i confratelli di Saianega e la madre Willa non si davano pace per la perdita dei santi resti del loro fratello e, ispirati in sogno dallo stesso Teobaldo, con un rocambolesco piano di scavo, riuscirono a trafugare il corpo per portarlo a Badia nella chiesa di Santa Maria della Vangadizza. A Saianega vi erano edifici precari e non sarebbe stato al sicuro. Inoltre Azzo II con l’abate Pietro lo volevano a Badia.
Il 10 agosto dell’anno 1074 le spoglie del Santo vennero dunque accolte a Badia con tutti gli onori dai nobili, dal popolo, e vennero sistemate nella chiesa di Santa Maria della Vangadizza per l’esposizione ai fedeli.
Dopo circa un anno i resti del Santo furono sistemati in una cassa di legno di larice poi collocata all’interno di un altare della chiesa della Vangadizza, dove rimasero per secoli fino al forzato abbandono dei monaci imposto da Napoleone nel 1810. Le spoglie del Santo furono allora spostate nella chiesa parrocchiale di Badia Polesine. E qui si trovano tuttora, collocate in un’urna di marmo di Carrara sull’altare dedicato al Santo.
Le ricognizioni
Come ho avuto modo di documentare nel mio sopraccitato lavoro del 2015, a cui qui faccio riferimento, le reliquie furono sottoposte nei secoli a varie ispezioni ricognitive, sia nella chiesa della Vangadizza, sia in quella parrocchiale.
Nel 1223 venne fatta una prima ricognizione delle ossa del Santo e, poste in una nuova urna di legno, furono collocate in modo più idoneo. Una lapide, murata nella chiesa della Vangadizza (ma purtroppo non più reperibile) diceva:
“Anno del Signore 1223. Non vi è in questa chiesa opera più bella di questa. Fu costruita quando si ritrovarono i resti dei Santi Primo e Feliciano e di Teobaldo. Quest’opera fu fatta dall’Abate Orlando”.
In seguito la devozione popolare fu prevalentemente per Teobaldo e la sua urna venne separata e sistemata in un altare dedicato.
Quasi altri duecento anni dopo si dovette nuovamente sostituire la cassa di legno perché rovinata dal tempo e non più adatta allo scopo.
Arriviamo quindi alla cronaca dell’ispezione del 1616, a cui si lega il ritrovamento della lapide.
Nel 1616, venne dunque fatta la terza ricognizione e l’Abate si rese conto che si doveva nuovamente intervenire per una corretta conservazione. Inoltre la chiesa di Santa Maria della Vangadizza, da tempo necessitava di alcuni lavori di rifacimento della cappella e dell’altare della Madonna e per l’occasione anche l’altare di Teobaldo era bisognoso di abbellimenti. Un cittadino di Badia, Filippo Recanati si offrì di finanziare i lavori ma espresse il desiderio di poter vedere le reliquie del Santo a cui era tanto devoto. L’Abate non ne voleva sapere, ma alla fine acconsentì ed iniziarono i lavori. Il Recanati nel frattempo morì e fu il figliolo ad assistere alla ricognizione e ad assicurare il completamento dell’opera.
Il lavoro di rifacimento dell’altare e delle altre opere decise dall’Abate si protrasse per alcuni anni e nel 1626 avvenne l’inaugurazione dell’opera in pompa magna (Vedasi Scheda).
La lapide marmorea del 1617
Ma veniamo ora alla descrizione della recente scoperta, che conferma quanto accaduto dopo il 1616. Quello che è particolarmente sorprendente sta nel fatto che la lapide marmorea non è stata rinvenuta a Badia Polesine, ma nella chiesa di Bosco di Rubano (PD) allora dipendente dalla Vangadizza. Ecco i fatti.
Attualmente nella chiesa della Natività di S. Maria e di San Teobaldo a Bosco di Rubano (PD) nella parte destra è collocato un grande dipinto, realizzato nel 2004 da Carmelo Puzzolo di Bagno di Romagna, per i 600 anni della chiesa. Vi è rappresentato San Teobaldo che invoca la Madonna della Vangadizza per la guarigione di un cieco.
Alla sinistra del dipinto una piccola targa fornisce al visitatore le informazioni sulla grande tela ma, nella stessa, più sotto, si legge:
Sotto al quadro
Lapide
Posta anticamente sulla tomba del Santo nell’abbazia della Vangadizza.
1617
Una lapide però fino a poco tempo fa del tutto invisibile. Sotto il dipinto infatti non si scorgeva nulla, se non un pannello di legno verniciato. Più volte ero stato in quella chiesa ma a questa “incongruenza” non avevo prestato più di tanto attenzione, perché il mio interesse era prioritariamente rivolto al dipinto.
Recentemente, dopo una cerimonia tenutasi in questa chiesa in onore di San Teobaldo, riavvicinandomi al quadro, ho potuto meglio riflettere sulla cosa ed ho provato a toccare il pannello per capire se si poteva togliere e vedere cosa copriva. Alla fine, aiutato da un parrocchiano munito di cacciavite, con il consenso del parroco, si è potuto togliere il pannello di legno verniciato, ed allora è apparsa una lastra marmorea (cm 97 x 56, spessore 5) con una scritta in latino dalla quale subito si faceva notare la parola THEOBALDI.
Trascrivere il testo della lapide non è stato semplice perché la stessa sembra essere stata trattata con un prodotto coprente (colore all’acqua?) che impedisce una buona evidenziazione delle lettere incise nel marmo. Il trattamento forse è stato fatto per uniformare gli interventi ricostruttivi eseguiti agli angoli della stessa, dove evidentemente erano i ferri che la fissavano al muro. Un’operazione che suscita alcune perplessità ma risulta oramai insanabile.
Veniamo ora a ciò che ci interessa, ovvero al testo inciso nella lastra di marmo:
HANC. ARAM. VT. DIVI. THEOBALDI. RELIQUIAE. DIGNIVS. HABERENTVR. PHILIPPUS. RECANATVS. FRATESQVE. JOANNES. ET. RECANATVS. IN. FORMAM. AVGVSTIOREM. EREXERI. ET. FAMILIAE. TUTELARI. ANTIQVO. OPTIMO. SANTISS. D. ANNO. M D C XVII
Ecco la traduzione in italiano:
QUESTO ALTARE AFFINCHE’ LE RELIQUIE DI SAN TEOBALDO PIU’ DEGNAMENTE FOSSERO CONSERVATE FILIPPO RECANATI E I FRATELLI GIOVANNI E RECANATO IN FORMA PIÙ AUGUSTA ERESSERO A TUTELA DELLA FAMIGLIA ALL’ANTICO OTTIMO SANTISSIMO D. ANNO MDCXVII
Si tratta dunque della lastra marmorea che era stata affissa, accanto all’altare di San Teobaldo, nella chiesa di Santa Maria della Vangadizza di Badia. Un’iniziativa voluta per eternare la memoria dell’intervento del 1616, i cui lavori erano stati – diremmo oggi – sponsorizzati dal badiese Filippo Recanati. Ne risulta un importantissimo riscontro sulla storia delle reliquie del Santo e sulla loro permanenza presso l’Abbazia della Vangadizza.
Va precisato che questo reperto, di quattro secoli fa, che definisce il nostro Patrono “Divi Theobaldi” (Santo Teobaldo), non è l’unica lastra marmorea, proveniente dalla chiesa di S. Maria della Vangadizza. Ne esiste una seconda, di piccole dimensioni (22 x 39,5 cm), con la scritta “MANUS DIVI THEOBALDI”, oggi posta nella chiesa di Badia dietro l’altare di San Teobaldo. Anche questa si trovava alla Vangadizza, probabilmente nel luogo dove i monaci custodivano l’importante reliquia della mano.
Come abbiamo sopra riportato, in Vangadizza, vi era inoltre una terza lapide (anno1223), che purtroppo è andata perduta.
La scoperta della lastra di Bosco di Rubano testimonia il legame tra l’antica Abbazia badiese e quella comunità che, a questo punto, può vantare sia l’unica chiesa italiana intitolata a San Teobaldo, sia l’importante lapide alla memoria.
Gli interrogativi
A questo punto alcune domande sono sorte spontanee:
– Come è finita a Bosco di Rubano la lapide che si trovava a Badia Polesine?
– Quando vi è stata trasferita?
– Perché è stata murata nella chiesa di Rubano e nascosta da un pannello di legno?
– L’operazione è stata eseguita quando è stato appeso il quadro nel 2004?
– La copertura fu attuata per nascondere l’intervento ricostruttivo?
Ad alcuni di questi quesiti ha dato recentemente risposta, a mezzo stampa, il Sodalizio Vangadiciense, un gruppo di studiosi della storia e dell’archivio dell’antico monastero.
Dopo la demolizione della chiesa di S. Maria della Vangadizza, operata dai proprietari francesi (D’Espagnac) ed a seguito di altri lavori interni al complesso storico, molto materiale fu disperso nelle varie fattorie che erano state di proprietà del monastero. Due componenti del Sodalizio, i soci fondatori Guido Mora e Camillo Corrain, rinvennero in località Abbazia di Colombano la lapide di San Teobaldo sopracitata e la riportarono in Abbazia. Per esaudire la richiesta di un altro componente del Sodalizio, Beniamino Bettio, che era di Bosco di Rubano, fu deciso di cedere la lapide a quella comunità (1994). Venne redatto uno scritto (cessione ad nutum) che potrebbe essere interessante pubblicare, e la lastra di marmo fu collocata (2004) nella chiesa padovana dove si trova tuttora.
Senza entrare nel merito delle circostanze relative alla decisione presa a suo tempo all’interno del Sodalizio, va evidenziato come le informazioni recentemente trasmesse gettino un po’ di luce sulla vicenda. Ma rimangono ancora degli interrogativi senza risposta:
– Perché la lapide è rimasta coperta fino al luglio di quest’anno?
– Perché i fedeli di Bosco di Rubano e di Badia, fino al luglio di quest’anno, non ne sapevano nulla?
– Come è stato fatto il restauro? Esiste documentazione fotografica?
– Non è mai stato pubblicato nulla su questo reperto di quattro secoli fa?
– Come mai il parroco di Bosco, menzionato dal sodalizio, nel giugno di quest’anno ha detto di non sapere perché era stata coperta la lapide?
Alcune risposte a queste domande probabilmente potrebbero essere date proprio dal componente del Sodalizio Vangadiciense di Bosco di Rubano. Tutto ciò potrebbe essere d’interesse per tutti, per capire, soprattutto per fini storici.
Tre comunità unite
Quello che rimane è il significato storico di questo ritrovamento, l’importanza che ne deriva per la chiesa di Bosco di Rubano e per tutti i fedeli delle tre comunità italiane:
– Badia Polesine custodisce il corpo del Santo (e la statua della Madonna della Vangadizza);
– Sossano, nella frazione di Saianega, conserva la cella dove morì e custodisce un’importante reliquia;
– Bosco di Rubano ha la chiesa intitolata al Santo, una sua reliquia e la recuperata lastra Theobaldi del 1617.
Le comunità di Badia Polesine, Sossano e Bosco di Rubano, che con le loro peculiarità testimoniano oggi gran parte della vita e della storia del Santo, da alcuni anni collaborano strettamente per conservarne il culto. L’auspicio è che questa collaborazione possa continuare per approfondire la conoscenza di San Teobaldo, anche sulla spinta del recente ritrovamento della lapide di pietra del 1617.
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Come citare questo articolo
Giorgio Soffiantini. “Dedicata a San Teobaldo”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/dedicata-a-san-teobaldo/