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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Itinerario di Genere n. 3

Giunge alla conclusione il percorso ciclo-pedonale alla riscoperta di esemplari figure femminili, ricordate dalla città di Rovigo nella sua toponomastica

di Rosanna Beccari

Ventaglio Novanta n. 56 2018 pp. 46–49

Dopo le prime due puntate (rispettivamente nei numeri 52 e 54 di Ventaglio novanta) eccoci finalmente giunti alla terza ed ultima parte dell’ “Itinerario di Genere a Rovigo”, percorso culturale e turistico legato ai toponimi “al femminile” di vie e strade della città di Rovigo. Una proposta ideata da chi scrive, quale referente dell’associazione nazionale di Toponomastica femminile per la Provincia di Rovigo, in collaborazione con gli studenti del Liceo Scientifico Statale “Pietro Paleocapa” di Rovigo, e con gli amici di Fiab (Federazione Italiana Amici della Bici) sezione rodigina, con cui sono state messe a punto alcune iniziative sul tema.

Si tratta di un’iniziativa apertasi con la presentazione alla cittadinanza dell’Itinerario il 25 giugno dello scorso anno, in una data fortemente voluta perché, nel pieno delle celebrazioni dei settant’anni del primo voto delle donne italiane avvenuto il 2 giugno 1946, mentre, proprio il 25 giugno di quel fatidico anno le neo deputate entrarono per la prima volta in Montecitorio. Una data quella del 25 giugno che rimanda – se vogliamo – anche allo stesso giorno del 1894, quando partì da Boston Annie Kopchovsky Londonderry, ebrea lettone emigrata negli Stati Uniti, la prima donna che fece il giro del mondo in bicicletta.

La realizzazione dell’itinerario lungo le vie “al femminile” è stata accompagnata dalla posa di targhette, realizzate in collaborazione con il Comune di Rovigo ed il contributo della Fondazione Banca del Monte di Rovigo. Queste (posizionate sui pali recanti i cartelli con i nomi delle vie intitolate a figure femminili) hanno un Qr code che rimanda ad un sito appositamente creato (https://rovigoitinerariodigenere.wordpress.com), in cui è possibile rinvenire informazioni biografiche sulle protagoniste in questione ed indicazioni relative all’itinerario.

Va detto che l’iniziativa, di cui Rovigo vanta il primato, ha riscosso molto successo, perfino a livello nazionale, ottenendo il premio “Sulle vie della parità”, patrocinato dal Senato della R.I. e dall’Università di Roma. Inoltre è stata presentata anche all’estero, a titolo esemplare, dall’associazione Toponomastica femminile.

A questo punto è arrivato il momento di riprendere esattamente là dove avevamo lasciato la scorsa puntata, in zona Tassina nuova.

19. (Il numero indica la tappa dell’itinerario). Qui si riparte dall’omaggio a Marta Radici (1901-1978), una delle prime donne a divenire primario di una struttura ospedaliera. Nata in Argentina da emigrati italiani e quindi laureata in medicina all’Università di Padova con specializzazione in clinica pediatrica, la Radici diresse per 26 anni la divisione pediatrica e il reparto malattie infettive dell’Ospedale Civile di Rovigo nella storica sede di via Badaloni.

Ella concentrò i suoi studi e ricerche principalmente sulla microcitemia e sul morbo di Cooley – malattie endemiche del nostro territorio -, su cui scrisse una cinquantina di pubblicazioni, che le valsero anche la nomina a socia dell’Accademia dei Concordi di Rovigo.

20. Da ricordare, non lontano, fra i due supermercati LIDL e Famila, la via recentemente intitolata all’8 marzo, Festa internazionale della donna, omaggio dell’amministrazione comunale all’universo femminile.

21. Prendendo quindi una breve deviazione per il quartiere nuovo dei Tigli, sempre nella Tassina, si giunge alla via intitolata alle sorelle Luisa e Maria Bianchini (primi ‘900), che dedicarono la loro esistenza a fare da benefattrici per la loro città e furono le fondatrici, nel 1908, dell’organizzazione femminile dell’Azione Cattolica della Diocesi di Adria (RO).

Fino ai primi anni del Novecento le Acli – la più antica associazione laica italiana della chiesa cattolica, fondata da Mario Fani e Giovanni Acquaderni nel 1867 – erano tutte maschili, un altro campo in cui prevalsero a lungo barriere sessiste; si deve alle sorelle Bianchini quindi se oggi esistono le Acli femminili.

22. Lasciato il quartiere della Tassina, tornando verso il centro storico per via Vittorio Veneto, si giunge all’altezza dell’incrocio detto “Dei frati”, dove un monumento ricorda il gemellaggio di Rovigo con la città francese di Lisieux, che diede i natali a santa Teresa di Lisieux (1873-1897), così detta per non confonderla con l’omonima santa d’Ávila. Ad essa è dedicato il parco cittadino lungo l’Adigetto.

Rimasta prematuramente orfana di madre con le sue quattro sorelle, Thérèse, cambiò carattere: da espansiva e vivace a timida e dolce, avviandosi a quella vocazione che la portò a divenire suor carmelitana di clausura e, nonostante la sua breve vita conclusa a soli 24 anni a causa di una grave malattia, figura esemplare della Chiesa cristiana molto venerata (il suo santuario a Lisieux è il secondo dopo Lourdes).

Santa Teresina, detta anche Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, è patrona dei missionari e patrona di Francia insieme a santa Giovanna d’Arco ed è la terza donna proclamata dottore della Chiesa.

23. Per la pista ciclabile parallela alla Circonvallazione Ovest, torniamo verso il centro, passando per via Argia Castiglioni Vitalis (1854-1933), originaria di una famiglia rodigina ebrea benestante, presenza vitale nella vita cittadina di allora, nonostante la figura minuta ed il carattere schivo.

Patriota ardente ed appassionata, si adoperò per coinvolgere i giovani polesani alla causa carbonara e sostenne varie iniziative benefiche promuovendo raccolte fondi a favore dei disagiati e dei mutilati, fino al suo lascito testamentario all’Accademia dei Concordi.

Ma il suo impegno si realizzò soprattutto attraverso la scrittura, talora con lo pseudonimo di Vita Lis: dalla narrativa alla poesia, al giornalismo, dimostrando profonda sensibilità per la condizione di sofferenza umana.

24. Il percorso giunge a destinazione in via Luigia “Gina” Modena Colorni (1881-’45), una laterale del Duomo, che sfocia in piazzale Caffaratti dietro l’edificio delle Poste. Proveniente da una delle famiglie ebree rodigine più illustri, nata a Venezia dal bibliotecario ed appassionato di storia locale Abd-el-Kader Modena e dell’ariana Paolina Piacentini, sposata a Gastone Colorni, proprietario di una fabbrica a Padova, Luigia, detta Gina, che aveva preso il battesimo cattolico, è ricordata come “madre coraggio”, in quanto si sacrificò andando incontro all’arresto ed alla deportazione, da cui non sarebbe più tornata, per essersi rifiutata di dare informazioni sul figlio Ausonio, che si era messo in salvo dalle persecuzioni antisemite con la fuga.

L’arrivo però è idealmente in piazza Vittorio Emanuele II, sulla quale si affaccia l’Accademia dei Concordi, custode di molti scritti e memorie delle “nostre” illustri donne. E a questo proposito meritano quanto meno una citazione le “escluse”, perché non riconducibili al tragitto disegnato attorno al centro cittadino.

Ad incominciare da Mafalda di Savoia (1902-’44), la sfortunata principessa della casa regnante che, pur avendo sposato un principe tedesco, re di Finlandia e Carelia (anche se per un breve periodo) ed in organico nelle SS naziste, tornata in Italia per riabbracciare i figli dopo l’8 settembre del ‘43, venne arrestata e deportata sotto falso nome nel Lager di Buchenwald, dove trovò una morte atroce: ferita da un bombardamento anglo-americano, riportò prima l’amputazione di un braccio andato in cancrena perché non curato e quindi fu lasciata morire dissanguata dopo giorni di tormenti. A lei la città di Rovigo ha dedicato una via nel quartiere della Commenda Est.

Nel quartiere di S. Pio X c’è invece il parco Rosetta Pampanini (1896-1973), che ricorda uno dei soprani italiani più apprezzati nei Teatri d’Opera italiani ed internazionali, in particolare amata interprete pucciniana e beniamina del maestro Arturo Toscanini. Milanese per nascita ma di famiglia polesana, nella seconda parte della sua vita, ritiratasi dalle scene, si dedicò all’insegnamento e scelse di concludere la sua esistenza nel paese originario di Corbola.

A Roverdicrè è stata invece dedicata una strada e la chiesa a santa Caterina da Siena (1347-1380), una delle più venerate sante della cristianità, dottore della Chiesa, compatrona d’Italia e d’Europa. Ventiquattresima di venticinque figli di un tintore senese, Caterina vestì l’abito domenicano, ribellandosi all’imposizione paterna che la voleva sposare e, nonostante il suo analfabetismo, riuscì a scrivere lettere ispirate ai potenti religiosi e laici del suo tempo, non lesinando minacce e rimproveri, fino a convincere il papa a rientrare dalla cattività avignonese (Gregorio XI, 1377).

Il nostro viaggio per le vie in rosa di Rovigo si conclude qui con un invito a ripercorrerlo, magari modulandolo e reinterpretandolo anche in modo diverso. Esso infatti vuole solo essere un suggerimento da declinare in varie possibilità a seconda degli interessi e del tempo a disposizione – per intero, oppure a tratti o magari per percorsi tematici -, tanto sarà sempre un’opportunità per la riscoperta di un variegato mondo femminile nelle sue molteplici caleidoscopiche sfaccettature dall’incredibile attualità mirando, nello stesso tempo, a riequilibrare il nostro racconto storico di una umanità fatta di uomini e donne verso -sfida nella sfida – un paesaggio urbano paritario.

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Come citare questo articolo

Rosanna Beccari. “Itinerario di Genere n. 3”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/itinerario-di-genere-n-3/

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