Tra i personaggi illustri di Badia Polesine, un ruolo non secondario è assegnato ad Antonio Eugenio Baruffaldi (1862-1944), eminente storico, che nella cittadina altopolesana ebbe le sue origini quando il Veneto era ancora sotto il dominio austriaco.
Dell’egregio cultore di memorie badiesi sono venuto in possesso di un interessante manoscritto in una situazione del tutto inattesa. Lo scorso anno, infatti, mi venne regalato, da un amico residente a Padova, un interessante volume riguardante alcuni avvenimenti della storia di Badia Polesine. A sua volta egli lo aveva ricevuto in dono, alcuni anni prima, da una persona di Padova che, sapendolo originario di Badia, ritenne di fargliene omaggio.
Si tratta di un libro manoscritto, opera autentica dello storico badiese, un testo che si configura come un documento di sicura valenza culturale.
Antonio Eugenio Baruffaldi visse la sua giovinezza a Badia Polesine dove iniziò a lavorare come impiegato postale e con lo stesso incarico si trasferì a Padova (1887), senza però mai dimenticare le sue origini. Si dedicò pertanto con grande passione alla ricerca storica sulla sua città natale e sul Polesine, pubblicando diversi scritti da Padova e da Vicenza dove si era successivamente trasferito, sempre per motivi di lavoro.
Da alcuni suoi appunti si evince che, dopo aver lasciato Badia, i rapporti con alcuni suoi concittadini fossero tutt’altro che idilliaci e questo per lo storico badiese era motivo di profondo dispiacere.
Trentatré anni dopo la sua scomparsa, però, la Città di Badia – riconoscendone il valore e i meriti di studioso – gli intitolò il Museo Civico. A Badia Polesine da pochi anni era stata allestita dal Prof. Ivan Tardivello un’importante collezione che fu inaugurata appunto nel 1977 e da allora denominata “Museo Civico A.E. Baruffaldi”.
Quando lasciò Badia, Baruffaldi portò con sé la consistente biblioteca personale: sua intenzione era di farne dono alla città natale ma, per le incomprensioni sopra accennate, le cose non andarono in questo modo e dopo la scomparsa (1944) la sua collezione di volumi andò in parte dispersa. Il libro ritrovato a Padova è uno di questi e il suo ritorno a Badia rappresenta un avvenimento di un certo rilievo.
Il suo amore per la ricerca storica è ben manifestato da questa frase estrapolata dai suoi scritti: Chi in una sala silente di biblioteca volge tra mani i volumi dove sono raccolti i documenti del passato, sente a poco a poco ridestarsi tutta una vita tramontata e sorgere una visione confusa ma grandiosa…
Il libro “manoscritto” titola: “Note Badiesi, Volume II” (evidentemente doveva aver redatto anche un primo volume che sarebbe interessante ritrovare). E’ composto di 189 pagine, numerate dallo stesso Baruffaldi; riporta una serie di documenti dell’Archivio di Stato di Modena, trascritti di suo pugno, alcune sue poesie, oltre a una raccolta di articoli suoi o di altri autori.
Nella parte del volume “Ricordi Badiesi” sono incollati gli articoli ritagliati dai giornali con accanto sue annotazioni o commenti. Il tutto costituisce una interessantissima quantità di materiale di rilevanza storica, in parte già noto e pubblicato, in parte inedito.
Tra gli argomenti trattati di rimarchevole interesse locale, si trova: Deliberazione per l’elezione del Podestà – 4 settembre 1482; Privilegi dell’Abbazia di Badia; Regesto Vangadicense tratto dai documenti già pubblicati negli annali Camaldolesi e altre opere (953-1659); Chiesa di San Giovanni Battista (Archivio di Stato di Modena); Ospitale di Badia (Chiesa di S.Antonio); Dal Bollettino delle leggi (periodo di dominazione Francese – 1801-1814); Preliminare della Vendita dell’area dell’ex Chiesa della Vangadizza e del relativo ex sagrato al Comune di Badia; Dall’Opera: Diari di Marino Sanudo, Venezia, Visentini 1879 – 1902, tomi58 – in 4°; Ricordi Badiesi.
Tra gli aspetti di tipo autobiografico, riportiamo qui una poesia dialettale (pag. 56 del manoscritto) dove accenna al nome e alle origini della sua famiglia, alla situazione del momento e ai suoi principi.
La me famegia
La me famegia xe de zentilomeni, Ma stu nome che in vecio è stà elustrà E a Cento¹ l’è sta ascrito a nobiltà, Adeso l’è portà da poveromini. Far vita no se pol coi nobilomeni, Perché se xe na massa de spiantà, E, quando se diventa disparà, Xe molto che i ne creda galantomeni. Per conservare el lustro del blason Poco serve le doti de l’ingegno, Quando no se gà bezzi a bataglion. Preferisso no essere zucon, E dei me veci renderme più degno, Onorando el me nome cole azion. Padova 11 aprile 1906 h. 22.
Nella sezione “Ricordi Badiesi”, a pag. 97, si trova il disegno della piazza di Badia con il municipio e la torretta civica, che qui riportiamo.
Ci soffermiamo ora su una curiosità che troviamo nella stessa sezione. Qui il Baruffaldi ha incollato un articolo del corrispondente Filippi – ritagliato dal Gazzettino di Venezia del 28 ottobre 1904 – che descrive la storia, i palazzi e gli uomini illustri di Badia Polesine.
Accanto a questo ritaglio di giornale ve ne è un altro a firma dello stesso Baruffaldi: è una “risposta”, redatta dallo studioso badiese, contenente alcune osservazioni relative alle notizie pubblicate dallo “sfortunato” corrispondente che, nell’articolo, aveva anche manifestato l’intenzione di proseguire le uscite nel giornale sulla Storia della Vangadizza. Un progetto probabilmente accantonato dopo la “reprimenda” di Baruffaldi intitolata “Due righe: monito allo estensore delle precedenti papere”. “Giornaletto” di Venezia, 31 ottobre 1904.
Ecco dunque il testo scritto dal Baruffaldi:
DA BADIA POLESINE
Al signor corrispondente del “Gazzettino”
Nel n. 292 del “Gazzettino” ella pubblica una lunga filastrocca che vorrebbe gabellare per “Cenni storici di Badia”. Non me ne sarei occupato (perché ritengo che un giornale non sarà mai preso per testo di Storia) se ella non cominciasse con un’affermazione, la quale non può essere scusata nemmeno dall’amor patrio: “Badia è la città più antica del Polesine”.
Donde può ella trarre tale affermazione, se le poche e malnote lapidi romane trovate a Badia sono difficilmente assegnabili al suo territorio? E dove lascia Adria che è pur del Polesine? Ignora forse che le origini di quella città si perdono veramente nella notte dei tempi, e che un pregevole Museo ne attesta la vetustà della fondazione?
Passo sopra le altre cose che ella scrive per non fare una critica inutile e mi fermo sulle papere marchiane quanto la prima. Le lapidi poste sulla facciata del palazzo comunale non sono di illustri veneziani, ma semplicemente di patrizi veneti mandati quali Podestà a Badia.
Lo stemma dell’Abbazia (cosi-detto da lei) è quello del Cardinal Roverella, Abate Comendatario della Vangadizza, che fece costruire la porta del refettorio dei Frati, cogli stipiti e l’architrave in marmo, sopra la quale sta tutt’ora il disco di marmo bianco con lo stemma riprodotto.
Badia diede i natali al Bronziero, al Brusoni, al Senesi, come li diede a Luigi Balzan, giovane scienziato, morto vittima del suo amore per lo studio, ma non li diede al Calogerà, al Costadoni, che furono soltanto monaci della Vangadizza, coi quali conviene menzionate il musicista Traditi, il chimico Bernardi, pure cenobiti.
Giacché ella vuole occuparsi più a lungo della storia della Vangadizza e chiude l’articolo facendo promessa, le auguro che ella possa essere fortunato, ma le raccomando di essere diligente ed esatto, perché chi scrive romanzi può farli come vuole, ma chi scrive la storia deve adattarsi a scriverla come vogliono gli altri e oggidì gli altri sono molto esigenti. Mi creda.
L’episodio appare quanto meno curioso, e in ogni caso manifesta la profonda conoscenza dello storico Baruffaldi relativamente alle vicende secolari di Badia.
Va detto che nel manoscritto si trovano molte informazioni interessanti che – tramite questa rivista – ho intenzione di proporre nei numeri a seguire.
Quanto qui pubblicato, nelle mie intenzioni, rappresenta dunque la prima uscita di una serie di presentazioni sugli scritti di A. E. Baruffaldi presenti nel libro manoscritto. Spero solo di non fare la fine del corrispondente del Gazzettino…
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Come citare questo articolo
Giorgio Soffiantini. “Un manoscritto di A.E. Baruffaldi”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-manoscritto-di-a-e-baruffaldi/