All’interno del Polesine la posizione di Badia è sempre risultata strategica, facendo sì che un tempo il mercato trovasse la sua originaria collocazione nell’area – oggi scomparsa – del Pizzòn, la lingua di terra incuneata fra Adige ed Adigetto.
In un periodo in cui uomini e merci viaggiavano principalmente per vie d’acqua, era questo un obbligato punto di passaggio per i traffici che si svolgevano in direzione Venezia-Verona nell’odierno corso principale (Adige), oppure verso il Polesine e il Ferrarese tramite l’attuale ramo minore (Adigetto).
Badia rappresentava dunque un’importante snodo commerciale in una zona dove si incrociavano non solo interessi commerciali, ma anche politici, di forze spesso in lotta fra di loro, quali veronesi, padovane ed estensi. Conflittualità a cui poi si cercava di porre rimedio con accordi che però spesso risultavano effimeri.
Il XII secolo è il secolo degli accordi fra veneziani e veronesi per garantire la sicurezza della via dell’Adige per terra e per acqua da Verona fino a Cavarzere, estremo lembo meridionale del dominio veneziano a ridosso delle rive della laguna. Da lì al mare governava Venezia. Non è un caso infatti che i mercanti fiorentini (di cui si è parlato nel numero 59 del Ventaglio, cfr La vocazione commerciale di Badia, pag. 56 e successive) si trovassero proprio a Cavarzere quando furono derubati. Qui, si trovava il “passo” usato per imbarcarsi verso la laguna sud in direzione Chioggia e da lì verso Venezia.
In direzione opposta invece, si sceglieva di proseguire attraversando il Polesine lungo la direttrice Rovigo-Fratta-Lendinara-Badia, oppure di procedere nella direttrice più a nord verso Verona. Verosimilmente, possiamo immaginare che i citati mercanti fiorentini si trovassero a Cavarzere per imbarcarsi o verso Badia o verso Chioggia.
Quasi quattrocento anni dopo, nel 1605, lo stesso itinerario è ancora usato da un funzionario padovano per recarsi in città a dirimere una questione sorta su dei lavori da farsi alla bocca della Badia.
Nel suo diario¹, racconta in sintesi le tappe che lo portarono a destinazione, non dissimili da quelle duecentesche (il racconto è stato accorciato per necessità di sintesi): 14 dicembre: “partissimo da Venecia et andassimo a Chioza”. 16 dicembre: “partissimo da Chioza a bona hora et giungessimo a Cavarzere a hore 23”. 17 dicembre: “il sabato si partissimo da Cavarzere per andar a Rovigo, et traversammo il Ponte Canal della Barbariga da Scolo de valle de Santa Giustina restaurato”. 18 dicembre: “la domenica dopo messa partissimo da Rovigo ma non potessimo il detto giorno arrivar alla Badia, et convenissimo dormir la notte in barca perché giunti tardi et per non trovar albergo”. 19 dicembre: “il luni partissimo da Lendenara et andassimo alla Badia”
Badia, situandosi in una zona di confine, non era quindi solo crocevia di merci, ma anche di persone e di interessi politici fra potenze confinanti, che qui spesso si esprimevano. L’interesse principale era ovviamente rivolto al traffico fluviale.
Nel 1107 Verona e Venezia si occupano di redigere i termini relativi a convenzioni in materia di commercio e di tutela della strada dell’Adige. Sino a Rovigo la tutela del suo corso è affidata ai veronesi, più in là avrebbero provveduto i veneziani. In questo atto non si tiene conto di Alberto- Azzo I signore d’Este che aveva ottenuto il Polesine da Ottone I e che pure aveva sposato la figlia del doge Pietro Candiano e che avrebbe avuto ben ragione di partecipare alle trattative, estendendosi i suoi domini anche a ridosso dell’Adige. Vicenda che sembra essere confermata nel secondo trattato del 1175. Probabilmente si era trovato un accordo con Ferrara che del resto in questo periodo non era ancora abbastanza forte da competere con le maggiori città interessate a quegli scambi.
A questi due trattati primigeni se ne aggiunge un terzo del 1192. I veronesi ora s’impegnano a controllare l’Adige fino a Cavarzere, più oltre competeva a Venezia, mentre nel delta del Po gli Stati Estensi, dal XIII secolo abbastanza consolidati, erano sempre pronti ad opporre una strenua resistenza alla penetrazione veneziana, tentando di spingersi oltre il controllo del Po verso l’Adige.
Il predominio veronese
Nel 1216 Verona rafforza la sua presenza ottenendo in locazione perpetua dai monaci della Vangadizza duecento campi di terra al di là dell’Adigetto, di fronte al Pizzon, un’area che sarà denominata “Francavilla Mercatorum”, sui cui sorgerà un nuovo centro abitato: un luogo di rilevante importanza come scalo merci, centro di passaggio e scambio, punto d’incontro di vie di comunicazione fluviale.
Per la Vangadizza sono gli anni della riforma camaldolese (1213) e del rafforzamento dei legami con gli estensi che avevano sostenuto Papa Innocenzo III nella sua volontà di riforma, e più che mai interessati al controllo di un centro come Badia, vitale per le comunicazioni fluviali con Ferrara. E’ in questo contesto che vanno inserite le denunce di furto. Anche la situazione sociale doveva riflettere le tensioni politiche in corso. Non a caso il Liber Plegiorum riporta notizia di un accordo del 1226 fra veneziani e ferraresi in merito al giudizio sulle querele presentate dai veneziani per danni arrecati dai ferraresi e viceversa², mentre la più antica raccolta di leggi statutarie del comune di Verona del 1228 si occupa – da parte sua – di regolare il medesimo rapporto fra mercanti veronesi e veneziani.
La dominazione padovana
Dobbiamo aspettare invece la seconda metà del duecento per vedere l’affacciarsi di Padova in maniera prepotente sulle sponde atesine.
Sorretta da Venezia in funzione anti veronese, Padova divenne una potenza commerciale e il suo carpire la via d’Adige doveva servire per allontanare anche gli estensi da questi luoghi. Le controversie con questi ultimi si erano fatte sempre più frequenti. La guerra contro gli Estensi nel 1293-1294 si risolse con la distruzione delle fortezze estensi nel padovano, l’annessione dei territori vangadiciensi e l’assoggettamento di Lendinara.
Nel 1294-1295 per la prima volta furono inviati podestà padovani a Badia e Lendinara. Fu necessario un ulteriore accordo fra Verona e Venezia per la composizione di rappresaglie subite dai mercanti in Polesine, che dovevano acu irsi a seconda delle pressioni politiche che di volta in volta premevano sul territorio³. In questo contesto nel 1298 l’abate Guido stipulò un nuovo atto di sottomissione al comune di Padova, perdendo i diritti di giurisdizione su Badia e le terre soggette.
Da qui alla fortificazione del Pizzon alla costruzione del castello di Castelbaldo, il passo è breve… In attesa della dominazione veneziana.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Federica Guerra. “La posizione strategica di Badia”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-posizione-strategica-di-badia/