Personaggio di grande carisma, nato a Melara l’11 marzo 1842¹ fu impegnato per tutta la sua esistenza a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni polesane. Una vita, la sua, caratterizzata dalla forte carica ideale desunta dalle aspirazioni del Risorgimento, del quale egli visse in particolare la fase conclusiva.
La giovinezza
Qualche anno prima dello scoppio della terza guerra di Indipendenza, in virtù del suo chiaro orientamento antiaustriaco², Amos Bernini, per non prestare servizio militare nell’esercito asburgico, lasciò il Veneto. Da Padova, ove era iscritto alla facoltà di legge, trovò riparo a Bologna che faceva parte dello Stato Italiano dopo i fatti successivi alla seconda guerra di indipendenza. E qui proseguì gli studi nell’anno accademico 1862-63 laureandosi non ancora ventiduenne. Svolse poi il praticantato a Ferrara, trovando modo nel contempo di impegnarsi come insegnante a Pieve di Cento: prima presso il liceo, poi nelle scuole Tecniche, assumendo anche la carica di direttore delle elementari, ma facendo pure, per un breve periodo, le funzioni di segretario comunale.
A Ferrara Bernini si mise ben presto in luce come oratore per alcuni interventi patriottici nonché come giornalista: prima scrivendo per il periodico L’Eridano caratterizzato da una decisa linea anticlericale e poi per La Sentinella del Po. Pubblicazioni ritenute di idee troppo avanzate e pericolose dai conservatori cattolici e filocavouriani, per cui all’inizio del 1866 fu raggiunto da un’ingiunzione di espulsione. Non potendo ovviamente tornare nel Veneto ancora austriaco, Bernini trovò rifugio in Svizzera.
Ma il suo ritorno sul suolo italico fu repentino. Solo dopo un paio di mesi scoppiava infatti la terza guerra di indipendenza, e Bernini si arruolava nel Corpo dei Volontari di Garibaldi, combattendo a Bezzecca. E nell’anno successivo, 1867, lo troviamo ancora accanto al Generale a Mentana col grado di capitano, nel tentativo di occupare Roma e porre fine al potere temporale del papa.
La liberazione del Veneto attuata grazie alla terza guerra di Indipendenza (eloquente a questo proposito il lapidario annuncio che si trova a Melara alla sommità dell’arco Chigi³) permetteva a Bernini un ritorno nelle sue zone.
Nel 1868 lo troviamo nel mantovano a Roncoferraro, con la qualifica di direttore della scuola tecnica comunale, nonché con l’incarico di occuparsi del risanamento delle disastrate finanze di quel comune. Frattanto ottiene l’iscrizione all’albo degli avvocati, con idoneità ad esercitare nel foro bolognese.
L’attività politica e amministrativa
E’ nel 1870 che Amos Bernini fa ritorno a Melara. Qui, accanto all’attività di avvocato, inizia il suo impegno politico, ricoprendo la carica di consigliere comunale, poi di assessore ed infine nel 1872 di sindaco.
Senza interruzione si prodigò su vari fronti, coinvolgendo fra l’altro la cittadinanza in un’azione collettiva di contrasto nei confronti delle acque del Po minaccianti una rotta. Nel frattempo manifestava un particolare interesse per attivare occasioni di istruzione dei giovani. E, a questo proposito, andò sempre fiero di aver avviato la costruzione di un grande edificio per le scuole elementari pubbliche. In paese diede vita anche ad un asilo per i bambini in età prescolare, nonché a corsi per la scolarizzazione degli adulti nelle ore serali e nei giorni festivi.
Personaggio di spicco, abile oratore, apprezzato avvocato e amministratore in grado di risolvere non pochi problemi, Amos Bernini nel 1874 presenta la sua candidatura al Parlamento nelle file democratiche. Immediati i consensi – con rielezione nelle successive tornate del 1876, 1880 – che gli permisero di portare in Parlamento la voce del Polesine, con particolare attenzione ai problemi idraulici del territorio. Nel contempo fu più volte consigliere provinciale, interessandosi in particolare di viabilità, dei problemi connessi all’istruzione e all’assistenza dei minori e degli orfani.
Sindaco di Rovigo
Nel 1878, all’età di 36 anni, sposa la badiese Maria Zilli⁴, con matrimonio celebrato nella cittadina della Vangadizza, stabilendo poi la sua abitazione a Rovigo in piazza Garibaldi. Bernini è ormai un personaggio di spicco: dal 1880 fino al 1884 ricopre la carica di Presidente della Provincia e poi, a lungo, quella di Sindaco di Rovigo: prima per un decennio dal 1889 fino al 1898 e successivamente dal 1904 fino a pochi mesi prima della morte, avvenuta il 29 novembre 1909.
L’impegno amministrativo di Bernini a favore di Rovigo – da sindaco e consigliere – coprì dunque un ventennio; un arco temporale in cui lasciò un’impronta marcata, impegnato a favorire la modernizzazione della città, (al tempo di soli 12.000 abitanti). Fu proprio in questo periodo che Rovigo assunse la fisionomia di capoluogo del Polesine.
A Bernini fu riconosciuto il merito di aver avviato un importante rinnovamento edilizio della città e di aver dato un consistente impulso alla pubblica istruzione con un’ampia progettualità e la nascita, fra l’altro, dell’Istituto Tecnico con tre indirizzi e sede a Palazzo Montalti (oggi Istituto per Geometri opportunamente dedicato nel 1970 proprio ad “Amos Bernini”).
Si profuse inoltre per migliorare le condizioni sanitarie ed igieniche della città (ampliamento dell’ospedale, regolarizzazione degli istituti di beneficenza, realizzazione dell’acquedotto, bagni pubblici, ecc.) con attenzione soprattutto alle necessità delle categorie più svantaggiate. A favore delle quali volle anche la realizzazione di un forno pubblico per la vendita del pane ad un prezzo calmierato.
Senza tentennamenti assicurò poi il suo appoggio a tutte le iniziative ideate per ricordare la gloriosa stagione del Risorgimento: dalla posa della lapide in memoria a Giuseppe Mazzini inaugurata nel 1993, al monumento a Garibaldi nel 1896, alla lapide dedicata a Cavour nel 1901, e poi a Felice Cavallotti nel 1905.
Non mancarono scontri con l’opposizione guidata da possidente Giovanni Battista Casalini – proprietario del Corriere del Polesine, giornale che in più occasioni attaccò la giunta Bernini – che fu però pronto, alla sua morte, avvenuta il 29 novembre 1909, a riconoscergli onestà ed impegno assiduo con queste parole: “…Qualunque possa essere il giudizio sull’opera sua politica, da tutti deve essere ammesso come egli abbia dedicato gran parte della vita sua alla cosa pubblica, spendendo delle preziose energie e conservandosi un galantuomo. E noi ci inchiniamo con riverenza davanti alla bara dell’avversario valoroso mandando vive condoglianze alla vedova, la distinta signora Maria Zilli, ed ai figli e congiunti”⁵. I funerali furono imponenti. La bara fu trasportata a Badia Polesine utilizzando la ferrovia, indi raggiunse il camposanto per la tumulazione nella cappella della famiglia Zilli.
Bernini bonificatore
Corale fu dunque il compianto per la prematura morte del Bernini, uomo integro ed appassionato del bene pubblico, il quale mai aveva concesso una sosta al suo fisico che dal 1908 aveva iniziato a manifestare problemi di natura neurologica.
E se ampi furono i consensi ottenuti da Bernini nella sua attività di Sindaco di Rovigo, pressoché unanime fu la condivisione della sua determinata quanto instancabile azione nel settore della bonifica, richiamata in tutti i necrologi e così sottolineata da Il Resto del Carlino il 1 dicembre 1909: “… Si deve in massima parte all’opera sua intelligente e tenace se il grandioso progetto poté essere eseguito, con immenso vantaggio di quella vasta plaga, già centro di miseria e di pellagra, ora redenta dalle acque”⁶.
Un impegno più che trentennale quello rivolto dal Bernini in particolare verso la bonifica del territorio tra Po e Canalbianco, spendendo non poche energie sia come parlamentare che presidente della Provincia, ma soprattutto rivestendo il ruolo di segretario e consulente legale di un apposito ente denominato Comitato Esecutivo che univa, con un comune obiettivo, i due Consorzi della Padana denominati rispettivamente Bacino Superiore e Bacino Inferiore all’argine del Sabato. Organismi nati nel 1852 dalla fusione di ben nove piccoli consorzi di bonifica (enti fra l’altro spesso litigiosi anche per le differenti problematiche che nel ristretto ambito li caratterizzavano).
E fu proprio in virtù del carisma di Bernini e del rispetto che sapeva ottenere anche dagli avversari (grazie anche alle ampie competenze nell’ambito legale) e alla determinazione con cui si mosse a Roma per far finanziare i costosi progetti di sistemazione idraulica, che fu raggiunto l’obiettivo. Un traguardo perseguito con tenacia, fra non poche traversie (tra cui la disastrosa alluvione per la rotta dell’Adige del 1882), e molteplici contrasti di varia natura (tra cui quelli legati agli espropri).
Il completamento finale dei lavori si ebbe nel 1903 con la definitiva praticabilità dell’imponente scavo del canale denominato Collettore Padano Polesano, lungo oltre 90 chilometri. Un condotto in grado di portare a mare le acque piovane (stagnanti nella vasta area ad ovest della Fossa di Polesella) che per l’innalzamento degli alvei del Po e del Canalbianco non trovavano più uno sfogo, rendendo precaria e malsana la vita del territorio.
L’impegno di Amos Bernini per la bonifica del territorio gli valse la riconoscenza di tutto il Polesine, testimoniata in varie occasioni e rimarcata il 29 novembre 2009, nel primo centenario della morte, con una cerimonia di ricordo conclusasi con la posa di una targa nel salone del Consorzio di Bonifica di via Verdi in cui si legge: AMOS BERNINI (1842-1909) Fondatore e Segretario del Consorzio di Bonifica Padana dal 1876 al 1909.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Amos Bernini (1842-1909)”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/amos-bernini-1842-1909/