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PERSONAGGI ILLUSTRI

Giovanni Archimede Doni (1914-1991)

Titolare dell’antico squero di Loreo, fu valente musicista ed apprezzato animatore culturale

di Andrea Bellato

Ventaglio Novanta n. 60 2020 pp. 87–89

Ero ancora giovanissimo quando, andando a trovare i nonni paterni, incrociavo per strada la bici veloce del professore Giovanni Archimede Doni che viveva nella mia stessa via. Era un uomo alto che più volte si poteva incrociare per le strade Di Loreo, e per me era sempre un evento dato che lo avvertivo avvolto da una rispettosa aurea di cultura, caratterizzata da un particolare legame con il territorio.

Era titolare con il fratello Dagoberto dell’antico “squero” il cantiere navale da dove sin dal 1600 i Doni costruivano imbarcazioni in legno con la tradizionale tecnica delle assi in legno modellate con acqua e fuoco. Arte antica, che i maestri d’ascia ed i calafati di Loreo eseguivano con particolare maestria, ripetendo gesti codificati dai secoli.

Ma il professor Doni era anche un valente musicista, che amava diffondere la sua arte ovunque, portando le note della musica classica non solo nei grandi teatri ma anche in quelle che una volta si chiamavano “sale da ballo”.

Una innata curiosità mi spingeva a conoscere meglio questo personaggio e l’occasione d’oro mi si presentò quando, diventato un pochino più grande, iniziai la mia collaborazione con Il Gazzettino curando negli anni 80 e 90 la cronaca di Loreo.

Anche il professor Doni aveva a lungo scritto di cronaca locale, e conservava fra le sue carte numerosissimi articoli di colore che dipingevano fatti, storie e personaggi di una Loreo che stava scomparendo. Per me una fonte inesauribile di fatti e vicende spesso tramandati solo oralmente dai vecchi loredani; racconti che il professor Doni aveva a volte scritto in qualche articolo, o che amava raccontare quando una scolaresca od un semplice visitatore aveva l’occasione di incontrarlo nel suo cantiere e nel suo ufficio. Io ero uno di questi!

Il professor Giovanni Doni era nato a Loreo il 29 luglio 1914, cresciuto praticamente nel suo “squero” fra l’odore del fasciame per le navi e la pece che diventava docile materia nelle mani dei “galafà” di Loreo. Nell’infanzia il suo animo giocoso di bimbo lo portava a scherzare con le maestranze, e nei suoi racconti amava ricordare come si nascondesse fra le cataste di assi in legno e, manovrando un piccolo specchietto, si divertisse a proiettare il riflesso del sole negli occhi dei lavoratori. Gioco innocente di bimbo che ricordava il leggendario racconto degli specchi del siracusano Archimede, passione di gioco che gli valse per sempre il nome di Archimede.

Solo l’anagrafe ricordava che Giovanni era il suo vero nome. Per tutti e per sempre era Archimede, o meglio, il professor Archimede Doni.

I ricordi della sua giovinezza sono legati a Loreo, dove il maestro Casaro, della locale Banda Musicale, riconosce in lui un particolare talento musicale avviandolo ai primi rudimenti delle sette note.

Si ritroverà giovanotto in grigioverde e, dopo un periodo trascorso sul fronte greco-albanese nel reggimento dei granatieri, verrà trasferito a Roma per un principio di congelamento ai piedi.

E nella capitale l’8 settembre 1943 prende parte ai cambattimenti presso porta San Paolo salvandosi miracolosamente ed evitando per poco l’internamento in Germania. Raccontando di questo episodio, spesso, ricordava di come una scheggia di bomba fosse entrata nella stanza dove conservava il suo amato violino spezzandone il ricciolo. Il suo prezioso Solferino, strumento antico, lo accompagnava in ogni concerto e lui ricordava sempre di come il suo violino fosse un “invalido di guerra”.

Proprio nel corso della sua permanenza a Roma ebbe occasione di conoscere il grande Maestro Pietro Mascagni e Mons. Lorenzo Perosi con i quali suonò in diverse occasioni al Quirinale alla presenza del Re e nelle Sale Vaticane di fronte a Papa Pacelli. Nel periodo militare venne incaricato dal Ministero della Guerra con altri noti musicisti, tra cui il flauto d’oro Severino Gazzelloni, a formare una grande orchestra che eseguirà concerti anche per i feriti di guerra. In questo periodo collabora anche con grandi cantanti quali il tenore Beniamino Gigli e la sua figlia Rina.

Tornato a Loreo approfondisce lo studio della musica e nel 42, nel corso di una breve licenza, entra in contatto con Bismark Mantovani, famoso violino di Arturo Toscanini, che per i fatti bellici non può tornare in Inghilterra. Un gigante della musica che gli farà amare ancor di più il violino e con il quale approfondisce la tecnica d’espressione musicale.

Al termine della guerra si dedica ancora alla conduzione del Cantiere Navale e per tutta la vita, con malcelato orgoglio, accoglierà in cantiere centinaia di scolaresche di ogni dove accompagnate in visita culturale; accoglierà scrittori e giornalisti attratti da questa singolare azienda ed anche registi televisivi e cinematografici che in più occasioni hanno documentato una attività, rimasta immutata nei secoli, che a Loreo ancora era sorprendentemente viva.

Durante queste visite il professor Doni sottolineava l’importanza strategica del territorio di Loreo per la Serenissima. Il paese è infatti attraversato dal canale che collega l’Adige ed il Po, via d’acqua fondamentale per permettere alla Serenissima gli scambi commerciali nelle regioni settentrionali. Il professor Doni ricordava anche quanto fosse importante l’attività cantieristica navale svolta nell’entroterra al riparo da occhi curiosi.

I prototipi di imbarcazioni da guerra e di imbarcazioni dogali venivano costruiti proprio a Loreo e proprio a Loreo si dice sia nata la “Gondola” citata appunto per la prima volta nella storia nel privilegium veneto loredano datato 1094.

Il professor Archimende Doni amava visceralmente Loreo ed in ogni sua parola si esprimeva la passione per il territorio, i suoi occhi diventavano lucidi quando ricordava che anche i dogi trascorrevano momenti di serenità a Loreo, cacciando cinghiali. Storie vere giunte dalla tradizione orale, e storie poi documentate grazie ad altri studiosi che in epoca più recente hanno riscoperto fonti scritte certe.

La cantieristica navale non intacca la sua vocazione nei confronti dell’arte musicale che lo vedrà protagonista in mille concerti di musica classica. A questi affianca anche l’attività dell’insegnamento, formando musicisti e cantanti ancora oggi operosi in tutto il mondo. Entra in composizioni d’orchestra e cameristiche in varie città del Veneto promuovendo ovunque la musica classica.

Il suo goiello più amato sarà il “Quartetto Polesano di musiche celebri” che lo vede fra i fondatori: una piccola formazione artistica che gli permetterà di raggiungere centinaia di città italiane nel corso di numerosissime tournee.

Pochi sanno che, oltre che fine musicista e valente compositore, celava anche una potente vena poetica che, forse per una forma di riserbo, non palesava. Infatti nel pubblicare i suoi articoli ed i suoi racconti non propose mai sue poesie che tenne chiuse in un suo cassetto. Spesso sono scritte con elegante grafia su fogli bianchi che riutilizzava ridando vita a vecchi documenti stampati solo da un lato o semplicemente riutilizzando pagine del calendario.

Accanto all’arte musicale ed alla cantieristica navale era forte anche il suo impegno nell’ambito civile e sociale: è stato amministratore locale e provinciale e per lunghi anni è stato presidende della sezione locale dei Combattenti e Reduci. In lui era sempre vivo il ricordo di quanti avevano dato la vita per la Libertà, e puntualmente lo ricordava ai giovani presenti alle cerimonie commemorative del 25 aprile e del 4 novembre.

Per particolari meriti artistici e culturali il Presidente della Repubblica Leone gli aveva conferito il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica, un titolo che il professor Archimende Doni dedicava a quanti gli avevano permesso sin da piccolo di coltivare la sua passione artistica.

Il professor Doni lascia la vita terrena il 21 ottobre 1991 e l’Amministrazione Comunale lo ha celebrato il 4 ottobre 1992 con un grande concerto svoltosi nell’Oratorio della Confraternita dei Flagellanti della Santissima Trinità. Questo è stato l’ultimo concerto del “Quartetto Polesano” che per la prima volta si è esibito in Trio mancando il primo violino…

Il 13 aprile 2019 la Città di Loreo, con la collaborazione con gli studenti della 5b dell’Itse Colombo di Rovigo guidati dal professore Daniele Bergantin e di quelli dell’Istituto comprensivo di Loreo hanno presentato alla cittadinanza uno splendido studio storico sull’antico “squero” Doni. Gli studenti hanno poi eseguito al violino brani composti dal professor Doni ed a me è stata data la possibilità di delineare ai più giovani la figura di questo grande personaggio di Loreo.

Nell’ultimo grande applauso tributato al professor Archimede Giovanni Doni ho lanciato la proposta di tornare ad intitolare le vie della città anche a personaggi illustri del luogo. Un modo per non dimenticarli e per tramandarne la memoria quale valore e quale modello.

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Come citare questo articolo

Andrea Bellato. “Giovanni Archimede Doni (1914-1991)”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/giovanni-archimede-doni-1914-1991/

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