Girovagando per mercatini, capita di trovare anche quello che non cerchi perché ne ignori l’esistenza. Sono a Mirandola e, d’abitudine, mi fermo al banco di Franco e Laura, una coppia di ex ristoratori mantovani di Suzzara. Lui è stato un accanito collezionista di quadri, ne possiede più di settecento. Molti di questi quadri sono ora esposti nei locali del “Bar Giardino” che la coppia gestisce dopo aver ceduto il ristorante.
“Chi entra per la prima volta nel “Bar Giardino” non può non rimanere colpito dalla miriade di forme e colori che subito ne catturano lo sguardo e i sensi, lasciando l’osservatore in contemplazione, stupito da tanta magia”¹. Così L’Eco di Suzzara descrive la sensazione che prova chi entra nel locale di Franco e Laura.
Provenendo da Suzzara, paese confinante con l’emiliana Luzzara – già sede del Premio Nazionale delle Arti Naives “Cesare Zavattini” – molte opere dell’imponente collezione sono di pittori naifs. Franco, dato che la collezione ha ormai raggiunto un numero ragguardevole di opere, ha deciso di cederne alcune, proponendole nei mercatini della zona. Inutile dire che il suo banco, coloratissimo, attira l’attenzione anche dei non addetti ai lavori.
Ci conosciamo da anni io e Franco che, essendo oltretutto persona gentilissima, mi usa qualche cortesia. Sa che provengo dal Polesine ed ha conservato per me, tenendoli sotto il banco, tre piccoli quadri naifs di una pittrice polesana che non conosco. Le cornici, metallizzate, sono orride ma per fortuna sono state chiuse sul retro con pagine di una rivista d’arte che trattano dell’autrice, riproducendo anche alcune sue opere. Il che ci consente di abbozzare oggi questo articolo.
La pittrice Aldina Marzola è nata a Stienta il 14 novembre 1908. A Stienta, ospite del nonno materno che gestiva un mulino sul Po, ha trascorso gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. I Marzola erano invece contadini fittavoli e, come usava a quei tempi, cambiavano frequentemente podere.
A dodici anni Aldina si trasferisce con la famiglia a Gaiba e, alcuni anni più tardi, in un podere della Bassa Bolognese. Lì sposa un coetaneo e assieme si dedicano alla coltivazione della terra fino al 1963 per trasferirsi poi, con i figli nati nel frattempo, a Castel Maggiore (BO).
Aldina Marzola inizia a dipingere nel 1971, a 63 anni. Espone al 4° Premio Nazionale “Corticella”, a Marzabotto, al Premio “Città di Misa”, alla Galleria Montparnasse di Casalecchio sul Reno, alla Rassegna nazionale d’arte naive di Bologna. Dal 3 al 19 giugno 1979 partecipa con cinque opere² alla Rassegna d’Arte “I Maestri Naifs Italiani” allestita nelle sale della Casa d’Italia a Toronto nel Canada. La mostra, patrocinata dal Consolato Generale d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura, si propone di mostrare al mondo “l’Italia sconosciuta e segreta”. Il catalogo della Rassegna tratteggia così l’arte di Aldina Marzola:
“La pittura della Marzola è di una freschezza immediata, vicina all’arte dei bambini. Lo stesso sentimento del rapporto con la natura, d’antica origine nella terra veneta ed emiliana, in lei diventa continua reinvenzione ed astrazione del quotidiano, delle piante dell’orto di casa, ma senza che esse vengano mitizzate in una ipotetica ed improbabile giungla, ma adattate e piegate ad una decorazione che ha qualcosa del ricamo, del lavoro paziente e minuzioso, di una fantasia attenta soprattutto all’accostamento dei colori e alla definizione delle forme”.
Il critico d’arte Dino Cenci traccia negli anni ’70 un profilo più compiuto e articolato della pittura di Aldina Marzola che riteniamo opportuno proporre nella sua interezza ai lettori di “Ventaglio Novanta” per favorire la conoscenza dell’arte pittorica e per non smarrire la memoria di questa nostra conterranea.
“Temi ricorrenti della sua pittura sono i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza e, comunque, i vari momenti della vita contadina. Ricorrono spesso nei suoi quadri i soggetti del grande fiume, il Po, del mulino, teatro dei suoi giochi spensierati di bimba, del macero elemento tipico della Bassa Padana. Attraverso un esaltante cromatismo ed un modo di espressione fantastica, la pittrice rivive così tutti i momenti più importanti della sua esistenza.
Si ritiene giustamente pittrice naive perché è assolutamente priva di scuola e perché esprime un mondo pittorico ove fantasia e colore hanno la parte predominante. La sua pittura, così serena e realisticamente bucolica, sembra voler eternare la gioia di quell’età felice che è l’infanzia, e la pittrice Aldina Marzola si appaga di ciò: non ha altre ambizioni se non quelle di riuscire ad esprimere, sia con la pittura che con la poesia, il mondo incantato che le risuona dentro.
La sua vita legata da sempre all’ambiente contadino, con le risapute difficoltà d’esistenza che esso offre, anziché risentita, è risultata arricchita dalla dura esperienza quotidiana di fatica. Si potrebbe dire – senza per questo correre il rischio di far della facile retorica – che la Marzola si rivela artista naive proprio perché, pur soffrendo la condizione del lavoro della terra, non ha cessato di amare quel paesaggio, quei campi, quei dettagli di vita…
Dalla magra campagna rovigotta alla ricca terra bolognese, Aldina Marzola può ben ritenersi uno di quegli autentici pittori primitivi di cui è tanto ricca la Padania, e tra i quali la sua presenza si colloca a buon diritto con risultati di buona poesia sorretta da un caldo amore e da una chiara forza espressiva”³.
Aldina Marzola si spegne, quasi centenaria, a Castel Maggiore il 2 novembre 2004⁴.
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Come citare questo articolo
Vittorio Tomasin. “Aldina Marzola artista naive”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/aldina-marzola-artista-naive/