Un tripudio di colori, un rincorrersi di raffigurazioni coinvolgenti: immagini che da un lato fanno rifermento al mondo reale (pur rivisitato dalla fantasia e dal particolare modo di sentire dell’artista) e dall’altra trovano esiti inattesi in originali composizioni informali.
Nell’atelier rodigino di Michelangela Boldrin viviamo un’esperienza singolare, colpiti dalla forza dei suoi quadri. Innanzitutto una molteplicità di paesaggi, fissati sulla tela in momenti di armonico sentire: immagini che fanno riferimento ad aspetti naturali del nostro territorio, dove acqua, cielo e macchie di vegetazione si sposano con la presenza discreta di costruzioni che rimandano ad attività della tradizione in sintonia con l’ambiente. Ed ecco che un casolare solitario si specchia nell’acqua di una valle del delta. Il blu del cielo appena attenuato da bianchi cenni di nubi si riflette nello specchio lacustre interrotto dalla vegetazione, in cui il verde trapassa nel color ocra. Tinta questa caratterizzante un’altra raffigurazione, che immortala l’autunno con un sole fattosi tenue ma ancora in grado di far risaltare i colori dell’ambra del paesaggio: nel cielo dominato da bianche nubi si innalzano alberi quasi del tutto spogli; foglie smarrite galleggiano in un placido specchio d’acqua dove si affacciano, in primo piano, due imbarcazioni ancorate alla riva, forse in attesa di un misterioso evento.
In altri quadri il colore prende il sopravvento: rossi, gialli, ocra e blu sono accostati in piani verticali dando vita ad immagini che fanno pensare ad agglomerati di abitazioni in dimensioni spaziali sconosciute. Soggetti questi che preludono ad una successiva stagione della pittrice sempre più propensa all’utilizzo del colore puro. Ed allora le rappresentazioni di Michelangela si qualificano come autentica gioia cromatica, con il rincorrersi e l’intersecarsi di piani che si caratterizzano come suggestioni dell’anima. A volte sembra di intravedere un vorticoso insieme di vele affollate in spazi perduti, altre volte la percezione fa pensare a pesci volanti in tumultuose sconosciute dimensioni temporali… Fantasie e padronanza dei colori che rivelano un’artista consapevole della valenza del proprio operare.
Ma quando è iniziata questa avventura nel campo dell’arte? Lo chiediamo direttamente a Michelangela che, ricordiamolo, nella sua vita ha svolto un’apprezzata carriera di docente di lettere nelle scuole superiori di Rovigo. Poi, con l’approssimarsi del momento della pensione, il risveglio di una passione covata dai tempi dell’infanzia. E’ così?
“È proprio così: fin da bambina ho amato i colori e, nei mesi estivi, libera dalla scuola disegnavo e dipingevo. Poi la vita mi ha condotto verso scelte diverse e ho lasciato dormire nel mio cuore la passione per i colori. Dopo tanti anni ho ripreso: per rilassarmi coloravo oggetti piccoli e grandi, lasciando libera la fantasia e usando soprattutto smalti. Successivamente ho sentito il bisogno di frequentare una scuola ed ho seguito i corsi del maestro Loris Rossi e del pittore russo Daniloff apprendendo la tecnica della pittura ad olio su fondi che amo preparare in modo personale, spesso materico.”
C’è qualche pittore del passato o del presente che lei ammira in modo particolare o che le ha ispirato suggestioni ravvisabili nei suoi dipinti?
“Momenti di serenità interiore favoriscono i miei lavori, e amo studiare le opere dei pittori del passato lontano e recente, che particolarmente ammiro: per esempio Caravaggio per i chiaroscuri e il realismo naturalistico, i Veneti perché i loro colori sono quelli della mia terra e più vicini a noi e alla mia sensibilità e poi gli Espressionisti.”
Nel suo percorso di pittrice ci sono stati momenti particolarmente significativi o piacevoli? E dal futuro che cosa si aspetta?
“Negli anni passati ho partecipato ad alcune esposizioni in città e fuori Rovigo. Amo dipingere per me, anche se desidererei che la mia città offrisse maggiori possibilità di mostre all’aperto per coinvolgere la cittadinanza. In passato questo è stato fatto: ricordo una piazza V. Emanuele colorata di ormai parecchi anni fa con tanti quadri e tanti espositori sparsi sotto i portici. Vorrei si ripetesse un’esperienza così: darebbe vita al centro della nostra città e visibilità a tanti pittori che coltivano silenziosamente la loro passione.”
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Nell’atelier di Michelangela”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/nellatelier-di-michelangela/