Le limitazioni determinatesi con la diffusione del Coronavirus hanno creato una situazione mai vissuta prima. È come se il mondo, in corsa ad alta velocità, abbia dovuto improvvisamente rallentare e poi fermarsi del tutto. Le biblioteche, gli archivi e i musei sono stati momentaneamente chiusi e di conseguenza tutte le attività culturali sono state colpite duramente, tanto da far annullare o rinviare quasi tutte le mostre 'in presenza'.
L'emergenza ha indotto però un balzo in avanti forzato e ci ha dato il modo di riflettere su modi alternativi di fare cultura e di ripensare agli strumenti che solitamente utilizziamo tutti i giorni, come per esempio la tecnologia digitale, per portare a conoscenza del pubblico contenuti e informazioni altrimenti poco fruibili o addirittura inaccessibili.
Nel mio piccolo anch'io sono stata obbligata a ripensare ad una mostra che da tempo andavo costruendo nella mente, un evento legato al centenario della nascita di Federico Fellini (1920-1993) che si è celebrato nel 2020, un po' in sordina a causa del Covid ed esteso per questo a tutto il 2021. Evento che mi ha dato modo e l'occasione di ricordare e celebrare uno dei suoi montatori più affezionati: l'adriese Leo Catozzo (1912-1997) che con il Maestro riminese, oltre ad un rapporto di intenso lavoro, ebbe anche una grande affinità culturale e un legame di amicizia veramente unico. Si pensi che il montaggio dei più importanti film di Fellini tra cui La dolce vita, Otto e mezzo, La strada, sono stati montati da Catozzo e sono frutto della loro collaborazione.
Dalla ricerca d’archivio al libro-catalogo
Il tutto è cominciato quando ben due anni fa, proprio per dare seguito all’idea di realizzare una mostra, mi sono recata a Santa Severa nei pressi di Roma, dove nel 1963 Leo andò a vivere con la sua famiglia e dove dal nulla mise in piedi una fabbrica in cui ancora oggi si produce la mitica Pressa 'incollatrice-giuntatrice' CIR, da Catozzo inventata alla fine degli anni '50, proprio montando il film di Fellini, Le notti di Cabiria.
Da allora la Pressa è entrata nella storia del cinema, rivoluzionando per sempre il montaggio dei film e nel 1990 valse a Leo Catozzo un Oscar per il contributo allo sviluppo dell'industria cinematografica.
A Santa Severa ho avuto il piacere di conoscere il figlio di Leo, Alberto che con grande disponibilità mi ha aperto le porte del suo incredibile archivio, creato in gran parte da suo padre che, oltre ad essere uno dei più grandi montatori del cinema, è stato aiuto regista, sceneggiatore di innumerevoli film e anche musicista e pittore.
Mi è parso subito strano che una personalità di una simile levatura, così importante per la storia del cinema, non abbia avuto nel paese di nascita pressoché alcun riconoscimento. Per sopperire a questo deficit di memoria, per cercare di riscoprire e riportare la sua figura nella memoria collettiva del territorio polesano e non solo, ho pensato dunque ad un progetto che mettesse in luce e valorizzasse la sua persona in un percorso che, partendo dalla grande amicizia con Federico Fellini, raccontasse la sua vita densa di successi.
Esaminando i documenti del suo archivio personale, mi sono subito resa conto che si trattava di un materiale prezioso e soprattutto in gran parte inedito. Da questo ritrovamento, in seguito, i documenti sono stati selezionati, fotografati e studiati. In un secondo momento ho messo insieme il progetto che per ora ha visto la stesura e la pubblicazione in un libro-catalogo dedicato a Catozzo e a Fellini, ai loro film, alla loro storia.
Fellini è stato esplorato nelle occasioni più disparate. Di Fellini si sa quasi tutto, ma dagli archivi privati possono uscire delle cose assolutamente sorprendenti. E proprio così è stato, anzi la ricerca si è estesa anche ad altre persone della famiglia di Leo. A cominciare da sua moglie, la bella Armida Bonocore attrice e pittrice naif, molto apprezzata da Federico Fellini, che in diverse occasioni promosse e presentò personalmente varie sue esposizioni. Fino ad allargare poi lo sguardo alla figura del padre, il noto compositore e musicista Nino Cattozzo.
Il lavoro è stato complesso, e a volte demoralizzante, in quanto fino all'ultimo momento, ha predominato l'incertezza, infatti inizialmente si era esplorata la possibilità di fare una mostra all'aperto, una mostra ibrida: in parte all'aperto con materiali in copia e in parte al chiuso presso le Fondazioni Bocchi e Franceschetti Di Cola di Adria. Poi ad un certo punto, quando anche queste strade si sono chiuse, si è pensato che bisognava comunque fare qualcosa, e il libro su supporto cartaceo e informatico sembrava la soluzione più giusta e adatta, in attesa di concretizzare l’idea della mostra, con tutte le precauzioni del caso, Coronavirus permettendo.
Il libro-catalogo, frattanto si è potuto realizzare grazie all'apporto e al paziente lavoro di digitalizzazione di Alberto Catozzo che mi ha fornito, in un formato idoneo per la stampa, le immagini in base alle richieste precise dei singoli documenti da me fotografati in bassa definizione, al momento della mia visita a Santa Severa. Un lavoro si può dire dunque, realizzato a distanza grazie alla tecnologia digitale. Tutto ciò a cui ho fatto riferimento e descritto, è supportato da dati, testimonianze, in modo da escludere ogni divagazione, anche se letterariamente suggestiva.
La pubblicazione si è arricchita grazie al contributo di importanti personalità: Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia che ha gentilmente scritto una presentazione al volume, Goffredo Fofi, giornalista-scrittore, storico e critico del cinema, conoscitore e amico di Fellini ha scritto e raccolto i suoi ricordi in un articolo; Gianfranco Angelucci, collaboratore e sceneggiatore di Fellini, ha redatto la postfazione e Aldo Rondina, studioso e storico adriese, ha steso un breve saggio su Nino Cattozzo.
Il lavoro ha ottenuto il Patrocinio rilasciato dal Comitato Fellini 100 – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.
Federico e Leo
L’Archivio Catozzo contiene documenti davvero straordinari e il legame d'amicizia e la confidenza che c’era tra Federico e Leo, trova riscontro soprattutto nelle lettere e nelle numerose caricature realizzate da Fellini, a volte molto audaci ed osé, disegnate persino sui tovaglioli e sulle tovaglie dei ristoranti che frequentavano. Interessante poi, per comprendere il metodo di lavoro usato, è la corrispondenza tra i due: quaderni manoscritti originali di soggetti e sceneggiature con le possibili varianti apportate in corso di lavorazione. Federico e Leo hanno condiviso 'intere stagioni di vita' e poco ci sarebbe da aggiungere alla lettera che Fellini scrisse a Catozzo nel momento in cui si interruppe il loro rapporto di lavoro, quando Leo abbandonò il montaggio del film per dedicarsi alla produzione industriale della sua invenzione.
In ogni parola del regista si avverte la profonda sintonia che li legava e la nostalgia del tempo passato insieme alla moviola; quello strumento, un tavolo ‘operatorio’ dove regista e montatore si trovano gomito a gomito per molto tempo in una stanza al buio e instaurano una relazione familiare. Catozzo è definito da Fellini come il collaboratore più intimo, più prezioso, quello che nel buio della moviola assiste alla nascita definitiva dei film e ne assicura il respiro vitale.
Tra i documenti vi è poi una bellissima foto scattata sul set de La Dolce vita con una dedica autografa di Fellini. Nella foto (che pubblichiamo a pag.102), si vede il regista che dà indicazioni a Mastroianni, prima di girare l'ultima scena del film in cui si vedono Valeria Ciangottini e Mastroianni sulla spiaggia che parlano a gesti. Una scena molto toccante, che molti critici hanno definito la scena più bella di tutto il film. Fellini aveva messo questa scena all’inizio, per poi spiegare quello che era successo dopo. Per lui questo doveva essere il filo conduttore della storia. Catozzo invece non era d’accordo e diceva che il momento più importante del film è il finale e quello doveva essere il punto di maggior piacere dello spettatore. Quindi secondo lui, la scena doveva esser messa alla fine. Una volta viste le due versioni del montaggio, Fellini scelse quella suggeritagli da Leo.
Fu proprio Catozzo quindi a proporre la scena come finale di uno dei film più importanti e famosi della storia del cinema: La Dolce vita e la dedica sulla foto ricorda ciò che era avvenuto in sede di montaggio. Fellini infatti scrive: “del tuo finale”.
Preparando la mostra
Nella mostra che spero quanto prima di realizzare, saranno esposti materiali rari ed inediti che ripercorrono gli anni dell'infanzia adriese di Leo, dagli esordi nel cinema come aiuto regista, sino agli ultimi giorni della sua vita a Santa Severa. Documenti manoscritti e dattiloscritti, fotografie e disegni che ripercorrono la carriera del più universale tra i montatori, gettando nuova luce sulla sua carriera, sulla sua vita, ma soprattutto sul suo metodo di lavoro creativo e innovativo.
I materiali documentano tutte le fasi della lavorazione e dello sviluppo di un film. Dalle foto scattate da Catozzo sul set durante le riprese del film, ai disegni, ai contratti, alle lettere, alle caricature, fino alla moviola dove sono nati tanti capolavori. Oltre ai materiali dell'Archivio Catozzo, saranno esposti anche alcuni dei manifesti originali d'epoca dedicati ai film da lui montati provenienti dalla mia collezione 'L'Immagine in movimento' di Adria.
Complessivamente l'intera raccolta ammonta ad oltre 25.000 pezzi tra manifesti e locandine originali del cinema e vede la presenza di un fondo considerevole di materiali filmici riguardanti il territorio del Polesine e in particolare del Delta del Po. Una copia digitale dell'Archivio Catozzo, scrupolosamente conservato negli anni da Alberto Catozzo, avrà un posto d'onore in questa sezione locale della raccolta, in quanto Leo è un illustre Polesano che merita sicuramente di essere studiato, riscoperto e rivalutato.
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Come citare questo articolo
Silvia Nonnato. “Sulle tracce di Leo Catozzo”. Ventaglio Novanta, n. 62, 2021. https://ventaglionovanta.it/archivio/sulle-tracce-di-leo-catozzo/