Un filo rosso congiunge il Polesine a Raul Casadei, mitico direttore ed apprezzato animatore della famosa Orchestra romagnola, scomparso lo scorso marzo.
In questo 2021, in cui l’amato protagonista della canzone folkloristica italiana ci ha lasciato, torna infatti a riannodarsi il filo, che – con le parole della sua canzone “Polesine” – ci riportano a settanta anni fa: al 1951, alle tragiche giornate dell’alluvione, ai problemi vissuti dalle genti polesane in quei drammatici giorni e negli anni successivi.
Nella sua canzone – il cui testo integrale presentiamo nella pagina successiva – Raul Casadei dipinge innanzitutto il dramma dell’alluvione e la necessità dell’allontanamento da un territorio divenuto drammaticamente inospitale… “fuggi che qui si muore”. E’ necessario emigrare, “per le strade di tutto il mondo”. Andare lontano, “senza sentire la nostalgia” nei confronti di un territorio improvvisamente divenuto ostile.
Nasce un sentimento di odio verso la terra natia, sentita come perfida matrigna da dimenticare. Ma poi, ecco emergere un richiamo ancestrale (“in mezzo all’odio c’era l’amore?”) e pian piano tornare l’eco delle voci conosciute ed indimenticabili di un paesaggio amato. Un paesaggio unico, in cui si coglie “il grido del trampoliere/ che insegue il remo del pescatore”. E nel petto dell’emigrante, dopo anni di avversione, “scoppia l’amore/ per questa terra che ho tanto odiato”.
Una riconciliazione dunque… ma solo parziale, perché la canzone di Raul Casadei non si conclude – come forse ci saremmo aspettati – con un riabbraccio fiducioso tra l’emigrante e la terra natìa: “Ricominciare è troppo tardi!/ Il tempo passa per me è finita”, sono le amare parole che pronuncia il protagonista della canzone. Ma non manca un lume di speranza, che si accende e concretizza guardando alla generazione che sta muovendo i suoi primi passi, simbolicamente individuata nella figura di “un bimbo dagli occhi grandi” che “corre nel vento pieno di vita”.
E’ davvero interessante notare come Raul Casadei col suo testo ci ricrei l’atmosfera delle drammatiche giornate dell’alluvione e i sentimenti delle persone che hanno vissuto direttamente i giorni della tragedia e quelli che ne sono seguiti. Aggiungiamo alcune parole di commento e ampliamento dei concetti espressi nella significativa canzone.
Nella strofa n.1, il Polesine, nei sentimenti del protagonista, si presenta, con l’ambivalenza di odio e amore. Terra di confine, da sempre amata dai suoi abitanti, quanto sfruttata e trascurata da interessi politici o economici, senza considerare il fattore umano.
Il Polesine, da sempre bersagliato dalle avversità, dopo la seconda guerra mondiale e la ricostruzione lenta, subisce il tragico evento dell’alluvione che annienta tutto (strofa n.2) portando disperazione e profonda povertà. Non ci sono alternative: o si emigra o si muore.
Nella strofa n.3 viene immortalato il momento dell’addio alla famiglia, senza niente da portare con sè, se non la voglia di lavorare e la caparbietà di una popolazione abituata a cadere e a rialzarsi. La vecchia madre accarezza il figlio che forse non rivedrà più, perché il giovane cercherà lavoro in un altro Paese. Il protagonista si fa emigrante: oltre al dolore per la partenza, avverte la paura di non trovare un lavoro confacente e di dover tornare sconfitto.
Emigrati Polesani sono in tutto il mondo, partirono in massa per cercare lavoro, subendo angherie di ogni tipo nei Paesi che li accolsero, però sempre con l’orgoglio di riuscire ad imporsi come lavoratori, senza avvertire – come è sottolineato nella strofa n.4 – per molto tempo la voglia di tornare nei paesi dove hanno avuto origine.
Intanto gli anni passano e comincia a farsi sentire la nostalgia nei confronti della propria terra. Il desiderio di riscoprire le proprie radici dopo una vita passata lontani a lavorare per trovare una soluzione alla propria esistenza.
Non solo odio, dunque, per la terra matrigna in cui si è nati, (è il tema della strofa n.5); l’amore per il Polesine è sempre rimasto nel profondo del cuore, pronto ad emergere al momento opportuno. Il richiamo del Po e dei suoi paesaggi è grande!
L’ambiente polesano del Delta è stupendo come viene descritto nella strofa n.6: dove l’acqua del mare tocca quella dolce del Po, lì si origina uno stupendo ecosistema ideale per uccelli, pesci e mammiferi. Un ambiente davvero unico dove l’uomo, in particolare il pescatore, vive in piena simbiosi con la natura.
Il tempo sembra essersi fermato (strofa n.7). E’ giunto il momento di tornare in Polesine, lasciando da parte l’odio per la terra che ha presentato condizioni inaccettabili, costringendo molti ad emigrare per cercare fortuna. Adesso si torna a casa.
Ricominciare è tardi (strofa n.8), però la voglia di tornare è arrivata; gli anni sono passati e ormai la vecchiaia è arrivata per il protagonista della canzone. Però ci sono i sorrisi dei bambini che con la loro gioia ridanno la vita in ogni cosa. Con i loro giochi, le loro grida e la loro voglia di vivere si accenderà la speranza in un futuro migliore.
La canzone di Raul Casadei si chiude (strofa n.9) con l’immagine del fiume Po che sembra partecipare alle ansie, alle attese e ai dolori delle genti polesane, piangendo nei momenti di dolore e cantando sotto la luna per condividere nuove speranze.
Raul Casadei e il Polesine
Raoul Casadei nasce il 15 agosto 1937 a Gatteo Mare, si appassiona alla musica folkloristica seguendo le orme dello zio Secondo Casadei, diventando il naturale erede della più famosa orchestra di liscio Romagnolo italiana.
Nel 1970 prende in mano le redini dell’orchestra, ringiovanendola, non disdegnando contaminazioni con altri generi musicali, pur non abbandonando la radice folkloristica iniziale. Poi nel 1980 si ritira dalle scene dedicandosi completamente all’organizzazione artistica della sua band. Ha collaborato anche con grandi interpreti della canzone internazionale, ad esempio Tito Puente e Gloria Gaynor. In oltre 75 anni di carriera artistica, l'Orchestra Casadei ha pubblicato oltre 35 album, con milioni di copie vendute in tutta Europa.
Raul Casadei cessa di vivere il 13 marzo 2021, lasciando un enorme vuoto in tutta la musica italiana. Indimenticabile la canzone “ROMAGNA MIA”, interpretata dalla sua orchestra, riconosciuta come simbolo dell’allegria Italiana.
La canzone POLESINE di Raoul Casadei si posiziona in un contesto storico in cui il famosissimo cantante e leader della più famosa orchestra di liscio italiana è alla ricerca di sonorità innovative, ma è anche interessato a riscoprire la tradizione della musica popolare italiana.
Siamo negli anni ’70 e questa canzone fa parte di un LP “ JA JA ALLEGRIA” DEL 1978.
La tragedia dell’alluvione è superata, ma non dimenticata, e l’autore con la sua canzone mette in risalto la catastrofe subita dalla gente polesana. Data memorabile e tragica quel dolorosissimo 14 novembre 1951 quando il Po ruppe gli argini con tre squarci tra Occhiobello e Canaro, allagando migliaia di ettari di terra e portando fame, distruzione, alcuni morti e un’ondata migratoria imponente. Centomila persone dopo l’emigrazione post-alluvionale non hanno più fatto ritorno ai loro paesi, ed il Polesine ha visto la popolazione ridursi da 350.000 persone a 250.000.
Si tratta pertanto di una canzone che rispecchia perfettamente la situazione e lo stato d’animo delle genti polesane, scritta da Raoul Casadei stesso con la collaborazione di Enrico Muccioli, cantata dagli storici interpreti dell’orchestra, Mauro Ferrara e Rita Baldoni.
Il 70.mo anniversario dell’alluvione è dunque coinciso con l’anno della morte di Raul Casadei, riannodando il filo rosso che ha unito l’amato cantante con il Po: il grande fiume, con le sue tragedie, in primis la disastrosa alluvione, ma anche con la sua benefica presenza che – come conclude la canzone – “canta sotto la luna”.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Remo Saggioro. “Raul Casadei e il Po”. Ventaglio Novanta, n. 62, 2021. https://ventaglionovanta.it/archivio/raul-casadei-e-il-po/