Un interessante filmato-documentario, girato nel 1990 da Luigino Zanforlin, allora dipendente di una cooperativa che lavorava all’interno della fabbrica, ci permette di tornare al clima operoso dell’epoca. Davvero significative le immagini esterne ed interne dello stabilimento in funzione durante la penultima campagna saccarifera.
Dopo che il filmato è stato postato sul gruppo facebook de “I Butrigan iè in ogni canton”, è stato tutto un susseguirsi di commenti nostalgici nel ricordo del glorioso impianto. Questa fabbrica, tra agosto e ottobre, diventava infatti da sola una città dentro il paese, creando un movimento indescrivibile di mezzi e persone. Senza contare le luci, i fumi, i rumori e gli odori della lavorazione. Altresì le lunghe file di camion, trattori (tra questi il gran rumore del mitico Landini testa calda) tutti in attesa di scaricare le barbabietole.
Ed ancora le donne in bicicletta con la sporta delle cibarie nei pentolini, da portare ai loro mariti durante i turni di lavoro. Volti, sorrisi, parole e movimenti che rimangono indelebili nella mente di chi ha vissuto a fianco e a contatto con la storica fabbrica dello zucchero.
Lo zuccherificio, costruito nel 1912 da una società Belga, su terreno offerto in donazione da una signora del luogo – allo scopo che la fabbrica nascesse proprio in paese anziché nei comuni limitrofi – avviò la sua prima campagna saccarifera nell’agosto 1914.
Tra i più importanti d’Italia, lo zuccherificio di Bottrighe, gioiello dell’impero Montesi, causa la crisi societaria, passò in seguito nelle mani di Eridania-Ferruzzi che però dopo pochi anni ne dovette decretarne la chiusura. Dopo Bottrighe, seguì la stessa sorte lo zuccherificio di Contarina a Porto Viro, l’ultimo dei tredici zuccherifici polesani, un tempo fiorenti capisaldi dell’industria agroalimentare.
La fine della bieticoltura italiana si verificò a partire dagli anni novanta in poi, con il benestare dell’allora ministero dell’agricoltura, che accolse le direttive europee.
Oggi in Italia si contano purtroppo solo due zuccherifici, a Pontelongo nel padovano e a Minerbio nel bolognese, della stessa Co-ProB, cooperativa produttori bieticoli. Il prodotto viene commercializzato con il marchio Italia Zuccheri, oggi l’unico zucchero prodotto da barbabietole italiane.
A Bottrighe rimane il commovente ricordo dello zuccherificio, diventato un binomio inscindibile col paese. In estate, di prima mattina, attraverso le correnti d’aria, l’odore acre che esce dalla lavorazione dello zuccherificio di Pontelongo, arriva spesso anche nelle nostre zone. Sono infatti gli stessi inconfondibili odori che continuano a riportare alla memoria i ricordi di chi ha vissuto a contatto con lo zuccherificio di Bottrighe, che dai primi giorni di agosto, dopo la messa in moto dell’impianto, si spargevano nel territorio circostante.
Uno stabilimento, quello di Bottrighe, di cui i paesani sono sempre andati fieri: per settantasette ininterrotti anni offrì lavoro a migliaia di persone del territorio, tra dipendenti fissi, stagionali, avventizi, studenti; e tra loro anche tanti disoccupati, che in quei pochi mesi all’anno, attraverso questa opportunità, potevano economicamente risollevarsi.
Sarebbe un dovere ricordare i lavoratori che si sono alternati in questo lungo arco di storia, dedicando a loro, una via o un piazzale di Bottrighe. Ed è questo, da tempo, un desiderio di tanti bottrighesi, affinché rimanga, alle generazioni future, la memoria di una presenza che ha significato molto in termini di sviluppo, socialità e trasformazione di questo lembo di terra polesana.
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Come citare questo articolo
Roberto Marangoni. “Lo zuccherificio di Bottrighe”. Ventaglio Novanta, n. 62, 2021. https://ventaglionovanta.it/archivio/lo-zuccherificio-di-bottrighe/