Pubblicità

ATTUALITÀ - ANNIVERSARI

50 anni dalla scoperta di Frattesina

In un cinquantennio, grazie ad una serie di importanti iniziative archeologiche, ricostruita la storia più antica del Polesine

di Rosanna Beccari

Ventaglio Novanta n. 56 2018 pp. 156–159

“Giovedì (santo) 23 Marzo 1967 Il Geom. Casari Stefano mi ha portato alcuni cocci di ceramica e una punta di corno di cervo raccolti in superficie nella sua Campagna n. 1 di Fratta …”. (dal Giornale di rinvenimenti di Rodolfo Peretto).

Era quello il primo atto della “scoperta di Frattesina”, della quale quest’anno si è celebrato il cinquantenario con vari eventi, organizzati dal professor Raffaele Peretto (figlio di Rodolfo), testimone e protagonista, ed attualmente presidente del CPSSAE. Da allora sarebbe seguita una serie di rinvenimenti archeologici, grazie ai quali oggi siamo in grado di ricostruire la storia più antica del Polesine con una maggiore contezza scientifica.

Breve storia di Frattesina

Come in tutte le storie importanti, c’è un antefatto. Già a partire dalla metà degli anni Sessanta del secolo scorso un gruppo di intrepidi volontari, appassionati di storia locale, su iniziativa di Gian Battista Siviero e Gianfranco Bellintani, avevano dato vita, il 17 dicembre 1964, al Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici (CPSSAE), che ha festeggiato i cinquant’anni qualche anno fa. La storia di questa associazione culturale [v. il numero 50 di Ventaglio novanta, pp. 154-158] è strettamente legata a quella dei ritrovamenti archeologici in Polesine, la maggior parte dei quali fu condotta personalmente dai soci o in collaborazione con Istituti universitari e la Sovrintendenza.

Un cinquantennio prolifico, tale non solo da permettere la ricostruzione di un quadro significativamente popolato ed attivo del nostro territorio fin dall’età protostorica, ma anche da indurre la nascita di ben due musei con il ricco materiale repertato: il Museo dei Grandi Fiumi a Rovigo e il Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine.

Ripercorrere la storia delle scoperte archeologiche in Polesine è una grande avventura che ebbe come protagonisti coraggiosi pionieri, i quali dovettero inventarsi un po’ tutto: dal mestiere di archeologo alle stesse attrezzature per operare.

Il “gruppo di ricognizione” – come scelse di chiamarsi – coordinato dal maestro Rodolfo Peretto, era composto dai giovani figli, Raffaele e Carlo (che avrebbero poi coltivato per tutta la vita la passione paterna per la storia), da Renato Siviero e Renzo Padoan, Ilario Bellinazzi, Enrico Zerbinati e Maurizio Miante; per lo più giovani studenti volenterosi, anch’essi alle prime armi e talora collaboratori occasionali. Eppure, grazie al loro intuito e alla loro tenacia, capaci di risultati considerevoli, che in questa sede ci limiteremo a riepilogare rapidamente.

I “soci” già si erano messi in evidenza, nel 1965-’66, per una serie di fortunati rinvenimenti, a Frassinelle, di ceramiche del ‘500-’600, affiorati durante un intervento idraulico sul Canalbianco, ma sarebbe stata la scoperta del villaggio protovillanoviano di Frattesina (1967, primavera) ad imprimere la svolta decisiva alla ricerca storica in Polesine, dandole nuovi impulsi ed informazioni per tutte le fasi successive fino ai nostri giorni.

Il complesso insediativo, riconducibile all’epoca fra l’età del Bronzo finale e gli inizi del Ferro (XII-IX sec. a. C.), si estendeva per oltre venti ettari, lungo l’antico alveo del Po di Adria, ed era ad alta densità abitativa, testimoniata dalle grandi vicine necropoli del Fondo Zanotto e di Narde. Essa, inoltre, attorno al X secolo, si dev’essere estesa ad est verso il vicino villaggio di Villamarzana.

Un sito abitativo quindi di tutto rilievo, sia per le considerevoli dimensioni ma anche e soprattutto per la sua strategica posizione al centro del crocevia commerciale tra il mondo greco e l’area mediterranea, la Mitteleuropa d’Oltralpe ed il Baltico, da cui giungeva la preziosa ambra. I ritrovamenti testimoniano un’intensa ed avanzata attività artigianale di lavorazione dell’ambra, dell’avorio (importato dall’Africa del nord o dalla Siria), del bronzo (il rame e lo stagno provenivano dai giacimenti metalliferi toscani) e del vetro (unico centro europeo attestato ad oggi nell’età protostorica). Una scoperta pertanto fondamentale per la nuova luce che si accendeva sul nostro territorio quale porto protostorico al centro dell’antica via dell’ambra, nonché come conferma e stimolo a proseguire le ricerche, avvalorate anche dai coevi rinvenimenti ceramici presso Mariconda di Melara.

Frattesina portò il Polesine all’attenzione nazionale ed internazionale, attirando l’interesse di docenti e studiosi da tutta Italia e dall’Estero; ottenne l’appoggio della Soprintendenza e la collaborazione di diversi musei ed atenei. Le esplorazioni e gli scavi in Frattesina e dintorni sono durati per tutti gli anni Settanta ed ultimamente, da qualche anno, sono ripresi per approfondirne la conoscenza ai fini di divulgarla in un volume, nell’ambito di un progetto sostenuto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto ed in collaborazione con il GAV (Gruppo Archeologico di Villadose).

Innumerevole è l’elenco delle scoperte che sono state conseguite in Cinquant’anni di esplorazioni archeologiche del nostro territorio, tutte scaturite sulla scia di Frattesina o dall’entusiasmo da essa suscitato: oltre ai già citati fondo Zanotto (1977) e Narde (1985), dal Medio al Basso Polesine: Gognano, Arquà, Frassinelle, Campestrin di Grignano Polesine (2008), clamorosa conferma della lavorazione dell’ambra in Polesine, Michela, Balone, presso Rovigo nella zona del centro commerciale La Fattoria (1985), Zanforlina, Saline a S. Martino di Venezze (2006), San Cassiano a Crespino (1995), Larda e Colombina di Gavello (1998), Dossi, Cicese, Adria, S. Basilio, Contarina ed in Alto Polesine: dopo Mariconda, Canàr (1977), Chiunsano (1999), Canova, Marola, per citare solo i più importanti e considerando che “i lavori sempre in corso” lasciano presagire ancora nuove entusiasmanti scoperte, oltre l’età del ferro, quella etrusco-romana ed anche medievale, senza però dimenticare che:

“Frattesina di Fratta Polesine (Rovigo) rappresenta il più importante riferimento archeologico per la fase che immediatamente precede la formazione della civiltà veneta”. (Vincenzo Tiné in Venetkens. Viaggio nella terra degli antichi Veneti. Catalogo della mostra, Padova 2013)

Le celebrazioni per i 50 anni della scoperta di Frattesina

Per celebrare il cinquantenario della scoperta del sito archeologico di Frattesina e del primo scavo archeologico, il CPSSAE ha programmato per l’anno 2017 una serie di iniziative culturali, in collaborazione con enti pubblici e privati e con istituti scolastici superiori di Rovigo.

La prima, realizzata in collaborazione con il Comune di Rovigo ed il Liceo Celio – Roccati di Rovigo, ha proposto la mostra “Mythos. Percorsi dell’immaginario”, dal 18 marzo al 2 aprile 2017 presso Museo dei Grandi Fiumi e le sculture in ceramica policroma delle classi 5 E e 5 F del Liceo Artistico. Sono anche state attivate visite guidate a cura degli studenti della 3 A del Liceo Classico – in collaborazione con l’associazione Aqua -, i quali nella mattinata hanno presentato una performance sul mito di Fetonte.

nel successivo agosto a Pieve di Cadore presso il Museo della Magnifica Comunità di Cadore. Un’esposizione di acqueforti e dipinti di Sergio De Bon, artista veronese di nascita ma cadorino di origine (1898-1957), che spesso si è ispirato a temi della mitologia classica e dei rituali veneti antichi, con riferimenti anche all’area deltizia padana.

Presentati da Raffaele Peretto, presidente del Cpssae, hanno partecipato all’evento: l’assessore alla cultura del Comune di Rovigo Andrea Donzelli, il sindaco di Calalzo di Cadore (BL) Luca De Carlo, Renzo Bortolot presidente della Magnifica Comunità di Cadore, Renza Fiori, promotrice delle opere di De Bon, pioniere della moderna archeologia in rapporto con il territorio, tra i primi a fotografare i paleoalvei fluviali. Sono stati inoltre coinvolti nell’organizzazione gli indirizzi Classico ed Artistico del Liceo Celio-Roccati di Rovigo, che hanno proposto, accanto alle opere di De Bon, le loro elaborazioni grafiche, installazioni e fotografie realizzate in attività di Alternaza Scuola-Lavoro dagli studenti delle classi 3 E e 3 F.

Il Liceo Scientifico “Paleocapa” ha invece organizzato per il 27 maggio 2017 l’incontro conferenza, nell’Auditorium dell’Istituto, “Archeologia e mito in Polesine a cinquant’anni dalla scoperta di Frattesina”, nel corso del quale gli studenti della classe 1 B s.a., coordinati dalla loro insegnante di Lettere Rosanna Beccari, hanno presentato una ricostruzione storica delle varie scoperte archeologiche susseguitesi a quella di Frattesina in Polesine, seguita dalla visione del filmato “Un Po di miti, tra fantasia e realtà”, realizzato dagli stessi per la regia e sceneggiatura della loro docente (Il filmato è stato poi riproposto il 14 ottobre ‘17 durante la Giornata della Centuriazione romana di Villadose). La seconda parte della mattinata di studio ha visto alternarsi gli interventi di Raffaele Peretto e del fratello Carlo, ordinario di Antropologia all’Università di Ferrara, di Paolo Bellintani della Soprintendenza di Trento e di Sandra Bedetti del CPSSAE, i quali hanno spiegato il contributo della ricerca storica per la conoscenza dell’identità territoriale, sottolineando il ruolo primario riconosciuto a Frattesina nella storia veneta ed europea.

A mezzo secolo dal ritrovamento casuale di quel 23 marzo 1967, la ricerca archeologica – della quale disciplina Carlo Peretto ha tracciato la suggestiva storia -, tecnologicamente evoluta, è arrivata a coprire diverse parti del Polesine, dall’entroterra dell’Alto più antico al mare deltizio di più recente formazione, restituendone un’immagine alquanto interessante.

Sfatati i tradizionali pregiudizi di una Bassa Padana paludosa e semideserta (mentre il vicino Medio Oriente con la Grecia erano già in uno stadio sviluppato) è emerso il sorprendente quadro di un Polesine costellato di insediamenti, nel cuore degli scambi commerciali tra il Nord Europa e il mondo greco-orientale, attraverso la sua fitta rete idrografica. Dimostrando che, “quando la nostra Europa era il sud del mondo, al centro di un forte movimento migratorio, intorno al II millennio a.C., Frattesina era già una polity, piccola Venezia”, ha concluso Bellintani. Al termine, la dottoressa Sandra Bedetti ha guidato i ragazzi alla visione della mostra “Trasparenze di paesaggi”, del CPSSAE, che è stata ospitata dal Liceo Paleocapa fino al 10 giugno scorso.

Sabato 28 ottobre 2017 si è svolta al Museo dei Grandi Fiumi la Giornata conclusiva del progetto “Mythos – Percorsi dell’immaginario”, partito lo scorso maggio: dopo il consuntivo delle attività di Alternanza Scuola-Lavoro del Liceo Statale “Celio-Roccati” di Rovigo fatto dal dirigente scolastico Anna Maria Pastorelli, Renza Fiori e Raffaele Peretto hanno presentato la mostra e il catalogo “Acqueforti e dipinti di Sergio De Bon”. Quindi, i professori Mirella Boso, Roberto Pugiotto e Stefania Zerbinati hanno spiegato gli elaborati degli allievi del Liceo Artistico, già esposti a maggio; mentre gli insegnanti Chiara Bartolozzi e Guidalberto Gregori hanno riproposto la suggestiva performance dei loro alunni del Liceo classico “Il pianto delle Eliadi”.

In conclusione, in anteprima, Raffaele Peretto e Alberto Gambato hanno proiettato il filmato inedito “I luoghi delle figlie del Sole”, ispirato al mito di Fetonte, al quale è indissolubilmente legato il passato della nostra terra polesana, nello stesso tempo, di buon auspicio per le future indagini archeologiche, in cui coinvolgere, ci si augura, le nuove generazioni.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Rosanna Beccari. “50 anni dalla scoperta di Frattesina”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/50-anni-dalla-scoperta-di-frattesina/

Pubblicità