È toccato a chi scrive su queste colonne il gradito compito di ricordare la figura e l'opera della poetessa Alda Cortella, nel clima piacevole di una conviviale – presso l'hotel Regina Margherita – promossa dal Circolo della Stampa di Rovigo. A introdurre l'argomento è stato il presidente Ferruccio Zapponi, abile regista della serata, che ha definito la poetessa prematuramente scomparsa: "una delle migliori voci poetiche italiane".
Alda era nata in una famiglia della buona borghesia badiese, in una casa piena di libri e di musica, adorata figlia unica, avviata a studi umanistici che l'avevano portata alla laurea in lettere antiche e successivamente all'insegnamento. La sua raccolta poetica Quarta vigilia è uscita qualche giorno dopo la misteriosa morte dell'autrice e – a trent'anni dalla sua scomparsa – è stata ampliata, a cura della famiglia Cortella – con il titolo di Poesie edite e inedite.
Pervase di drammatica malinconia, le liriche della Cortella presentano il tema dominante di Amore e Morte – Eros kai Thanatos di mitica memoria – rivisitato in ottica di un sentimento negato, mai trionfante, in un clima di attesa, incompiuto, quale vigilia di qualcosa che non si realizzerà mai, leopardiano sabato di un'impossibile domenica. Emblematica di questo sentire è la lirica Lento cammino, dove la chiusa ermetica: "È il mio amore/infinita vigilia", ci dà la misura della dolcezza e della sintetica musicalità formale con cui la poetessa esprime questo suo concetto di sentimento perdente.
Alle note di candida e delicata sensualità si affiancano sentimenti forti e addirittura cruenti: (È la voce del tuo sangue/che mi chiama … Il mio sangue nutre in silenzio le sue creature… Sogno un cielo di sangue") che sconfinano in un concetto di morte cosmica, ove "le stelle tornano a morire/colme di desideri" e "gli alberi/senza voce chiamano i morti" e persino la luna "è un fiore/dai petali spezzati".
In una visione sinottica le poesie Quarta vigilia e Ora nona, appaiono come l'una il negativo dell'altra e possono essere considerate la sintesi lirica, quale fulcro del sentire poetico dell'autrice: l'ora buia della solitudine, contrapposta al meriggio caldo, ovvero il nero dell'amore incompiuto, contrapposto al sole della passione.
Altro elemento di malioso fascino, è la presenza del liquido elemento: ora acqua del mare, ora dell'Adigetto, ora è "L'acqua di madreperla" dell'Adige, con valenza di catarsi, di bagno purificatore e salvifico.
Il misticismo è spontaneo, quasi un bisogno di farsi "coccolare da Dio", alieno dalle elucubrazioni dei teologi, è una necessità di credere, per superare le delusioni, espresse con versi secchi che hanno l'asprezza di un singhiozzo, pronti a farsi voci sussurrate, con il profumo di un fiore acerbo, magica vigilia dell'atteso frutto.
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Grazia Giordani. “Alda Cortella (1924-1954)”. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/alda-cortella-1924-1954/