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PERSONAGGI ILLUSTRI

Benvenuto Tisi detto il Garofalo

Artista tra i più quotati della scuola ferrarese del Cinquecento, ebbe frequentazioni con i più grandi pittori della sua epoca

di Raffaele Campion

Ventaglio Novanta n. 62 2021 pp. 87–89

Tra tutti i pittori del Cinquecento estense spicca, assieme al nome di Dosso Dossi, quello di Benvenuto Tisi detto il Garofalo (1476 ca. o 1481 – 1559). Ancora oggi le due sponde – veneta ed emiliana – del fiume Po si contendono la paternità di questo artista, non del tutto adeguatamente conosciuto dal grande pubblico. La critica ha infatti spesso dibattuto sul reale luogo di nascita: se riconoscerlo nell’attuale borgo di Garofolo, all’interno del Comune di Canaro – dove sorge la cosiddetta casa natale sede del MuViG Museo Virtuale del Garofalo -, o se preferire a questo Ferrara, all’epoca capitale dello Stato estense.

Anche per l’anno di nascita vi sono ipotesi differenziate. Giorgio Vasari indicò il 1481, ma le testimonianze archivistiche hanno permesso di anticipare tale data, proponendo un periodo tra il 1476 e il 1477.

L’apprendistato e la prima opera importante

Quello che è certo è che il Garofalo svolse il proprio apprendistato presso il pittore Boccaccio Boccaccino (ante 1466-1525 ca.), nativo di Cremona, molto rilevante per la scena artistica ferrarese tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento. La storiografia tradizionale aveva sempre ignorato questo periodo di apprendistato, riferendosi esclusivamente a quello presso Domenico Panetti, riportato anche dal Vasari, considerato quindi il maestro canonico del Garofalo.

Il Panetti (1460/70 ca.-1512 ca.) a quanto pare non lasciò mai Ferrara, dipingendo soprattutto per chiese e congregazioni religiose. Non mancò però un’importante commissione ducale, eseguendo per Lucrezia Borgia, moglie di Alfonso I d’Este, la decorazione di alcune stanze presso il Castello Estense. Purtroppo nulla ci è giunto di questa impresa, a cui parteciparono anche Ludovico Mazzolino, Michele Coltellini e lo stesso Garofolo. Numerosi sono però i dipinti del Panetti pervenutici; molti conservati oggi a Ferrara, presso la Pinacoteca Nazionale e il Museo della Cattedrale, mentre una importante pala d’altare, raffigurante la Madonna in trono con i Santi Pietro ed Andrea, è presente a Rovigo nella Chiesa di San Francesco.

Sicuramente Benvenuto Tisi, in età ancora giovanile dovette aver frequentato (o almeno strettamente conosciuto) la bottega e le realizzazioni del Panetti, visto l’importante influsso stilistico riflesso dalle sue opere. Il suo insegnamento, e quello del Boccaccino, si ritrovano idealmente nella prima importante opera del Garofalo: la Madonna col Bambino della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia.

Il primo periodo ferrarese

A Ferrara, insieme ai più importanti pittori di inizio Cinquecento il Garofalo prese parte alla decorazione ad affresco dell’Oratorio della Concezione in San Francesco. Diverse sono le porzioni sopravvissute di questo ciclo, esposte presso la Pinacoteca Nazionale di Ferrara – che può contare la collezione più cospicua al mondo di sue opere- compreso un tondo a lui attribuibile con una Presentazione di Gesù al Tempio.

Tra i molti pittori che lavorarono presso l’Oratorio vi fu anche Michele Coltellini (1480 ca. – post 1545), un interessante ma poco conosciuto artista la cui produzione è esclusivamente formata da opere appartenenti a contesti religioso-devozionali, caratterizzate spesso da un forte pietismo. Di questo artista, particolarmente studiata dagli storici dell’arte è la Morte della Vergine della Pinacoteca Nazionale di Bologna, un’opera che riflette il fenomeno, sicuramente proficuo per la Ferrara di quegli anni, della ripresa di elementi e composizioni dalle incisioni che arrivavano dal Nord Europa. E a questo proposito va sottolineato come il Garofalo nelle sue opere giovanili abbia a più riprese copiato alcuni particolari dalle stampe di Albrecht Dürer, usandoli per arricchire gli sfondi dei dipinti o per inserire alcuni spunti naturalistici.

Roma, Mantova e Venezia

Nella lunga biografia del Garofalo scritta dal Vasari si riportano due importanti soggiorni del pittore al principio del Cinquecento, che paiono però stridere con i più recenti studi e le testimonianze archivistiche. Si sarebbe infatti recato nel 1500 a Roma frequentando per circa quindici mesi una bottega fiorentina, per poi far ritorno al Nord, fermandosi brevemente a Mantova, per rientrare solo successivamente a Ferrara.

Nella città dei Gonzaga avrebbe fatto una sosta nel 1506 e qui dovette aver ammirato l’opera maestra di Andrea Mantegna, la Camera picta. Una realizzazione che tanto lo colpì da rifarsi ad essa nell’eseguire la decorazione del soffitto della Camera del tesoro all’interno di Palazzo Costabili, detto “di Ludovico il Moro”, ora sede del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara.

Non del tutto chiaro, ma fondamentale nella ricostruzione della carriera artistica del Garofalo, è il contatto che lo legò al veneto Giorgione. A questo proposito Vasari, a conclusione delle biografia del pittore, riporta che «Fu amico di Giorgione da Castelfranco, di Tiziano da Cador e di Giulio Romano […]». Garofalo avrebbe avuto modo di conoscere l’artista veneto durante un soggiorno a Venezia attorno al 1508 assorbendone alcuni tratti stilistici, quali l’importanza dell’integrazione tra figure, sfondo naturale e composizione complessiva.

Oltre ai grandi maestri della pittura ferrarese di inizio Cinquecento che abbiamo già citato, è doveroso fare almeno un cenno ad altre due personalità, attive all’incirca negli stessi anni del nostro pittore: Giovanni Benvenuti detto l’Ortolano (1487 ca.-post 1527) e Ludovico Mazzolino (1480 ca.-1528). Nell’Ortolano si ritrovano forme monumentali ma allo stesso tempo dotate di straordinario naturalismo, come evidenzia la pala con i Santi Sebastiano, Rocco e Demetrio della National Gallery di Londra, in origine nella chiesa di Santa Maria a Bondeno. Il Mazzolino è stato sicuramente uno dei pittori più fecondi del Cinquecento ferrarese, elaborando uno stile autonomo, che, seppur legato alla maniera locale, arrivò ad esprimersi nella piena maturità in opere sensazionali; tra tutte si segnala il Passaggio del Mar Rosso alla National Gallery of Ireland di Dublino.

L’anno 1512 segna uno spartiacque nella produzione pittorica di Benvenuto Tisi. Se prima di tale data l’artista era ancora legato profondamente all’ambiente ferrarese e ai suoi maestri, con il soggiorno romano di quell’anno si assiste ad un grande cambiamento con l’utilizzo di un nuovo linguaggio classicista.

Il ritorno a Ferrara

Tornato in patria, Garofalo ricevette importanti commissioni, con pale d’altare destinate alle più importanti chiese cittadine, e gli furono richiesti alcuni dipinti a soggetto mitologico, atti probabilmente ad adornare gli appartamenti del Duca, tra cui Minerva e Nettuno oggi ammirabile presso la Gemäldgalerie di Dresda. L’opera giunse in Germania nel Settecento, quando il duca Francesco III d’Este vendette cento dei più importanti quadri dell’antica raccolta principesca all’Elettore di Sassonia Augusto III.

Il soggiorno romano e la permanenza ferrarese e veneto-giorgionesca ebbero una importante ripercussione nella Pala Suxena della Pinacoteca Nazionale di Ferrara. Quest’opera, in particolare, datata 1514, rappresenta un debito figurativo nei confronti della Madonna di Foligno di Raffaello, oggi ai Musei Vaticani, ed è presente nel catalogo di Garofalo sin dalla biografia del Vasari. Ecco perché il Garofolo è conosciuto con l’appellativo di “Raffaello ferrarese”. Egli continuò proficuamente per molti decenni la sua attività artistica all’interno della città estense e nei territori circostanti, sino al 6 settembre 1559, giorno della morte, venendo poi sepolto presso la basilica di Santa Maria in Vado.

A Garofolo di Canaro da alcuni anni è presente il MuViG, ovvero il Museo Virtuale dedicato al grande artista, allestito all’interno di quella che la tradizione indica come la casa natale del Garofalo.

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Come citare questo articolo

Raffaele Campion. “Benvenuto Tisi detto il Garofalo”. Ventaglio Novanta, n. 62, 2021. https://ventaglionovanta.it/archivio/benvenuto-tisi-detto-il-garofalo/

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