Chi si trova a passare lungo via S. Rocco a Badia Polesine non può non notare, fra i vari imponenti edifici che costeggiano entrambi i lati della strada, il palazzo che, a fianco della maestosa porta con battenti, reca la targa con la sua denominazione:
CASA DIVINA PROVVIDENZA ARDICCIO TAMASSIA Istituto Fanciulli Sinti.
Se poi qualcuno ha già avuto modo di suonare il campanello, saprà certamente quale vivace realtà regna all’interno…
Nella Badia del dopoguerra, poco distante da questo edificio, esisteva la Casa Divina Provvidenza, che allora era l’abitazione dell’artigiano Vittorio Benato. Costui aveva spontaneamente messo a disposizione la sua casa per accogliere i più bisognosi, famiglie sfollate e persone sole in difficoltà. Dopo un notevole servizio, col tempo l’emergenza iniziò a diminuire ed allora, per non lasciar perdere un’occasione di carità, si fece avanti Don Dino Torreggiani, Servo della Chiesa.
Questo sacerdote di Reggio Emilia, che aveva votato totalmente la sua vita a favore dei deboli e degli emarginati, aveva una predilezione per il popolo nomade che iniziava ad ampliarsi sempre più nell’ambito del Veneto. Don Torreggiani pensò proprio a questa minoranza quando stabilì un contatto con Benato e gli propose di creare una struttura per accogliere i figli dei Sinti e dei Rom.
Fu così che a Badia iniziarono ad affluire bambini e ragazzi nomadi provenienti soprattutto dalle varie parti del Triveneto.
In breve si rese necessario trovare un ambiente più capace per ospitarli al meglio e si ottenne la disponibilità dell’immobile in via S. Rocco di proprietà della Fondazione S. Giovanni Bosco della Diocesi di Adria e Rovigo che lo concesse in uso gratuito.
All’interno dei numerosi e spaziosi ambienti di questo stabile, i piccoli ospiti trascorrevano le loro giornate dedicandosi alle varie occupazioni, dallo studio – allora l’istituto era dotato di una scuola interna – al gioco, dalla festa alla preghiera, dalla cura personale allo svago, il tutto in un clima che trasudava affetto ed accoglienza, serenità ed accettazione.
Al gruppo dei piccoli nomadi veniva talvolta ad aggiungersi qualche bambino extracomunitario, il quale, grazie alla costanza ed alla dedizione dei responsabili, trovava una via facilitata per l’apprendimento della lingua italiana.
Oltre ai Sacerdoti e laici Servi della Chiesa, a sostenere i fanciulli c’erano maestre, educatori e, per un breve periodo, anche alcune suore.
Utilizzando lo stabile oggi occupato dal Centro di Documentazione Polesano, per alcuni anni la gestione dell’istituto suddivise il gruppo maschile, rimasto con i Servi della Chiesa nell’attuale palazzo, da quello femminile, trasferito nell’attiguo edificio e guidato dalle suore e dalle maestre. Successivamente, il gruppo fu riunificato nell’attuale sede.
E’ stato calcolato che più di cinquecento ragazzi sinti e rom abbiano incontrato affetto, disponibilità ed accoglienza tra le mura della Casa Divina Provvidenza.
Dal 1974 alla direzione dell’istituto è giunto il dottor Renato Galleno. Divenuto Servo della Chiesa, dopo una laurea in lettere, anche lui, come il suo conterraneo Don Torreggiani, ha scelto di fare della sua vita un dono per gli altri, specie per i più bisognosi. Dopo un periodo trascorso a dirigere a Treviso un istituto per i figli dei giostrai, Galleno ha accolto l’incarico di guidare la realtà badiese. Con decisione e molta serenità, da allora (e ancor oggi!) egli è stato una importantissima figura paterna per i fanciulli che hanno frequentato l’ambiente. Non solo i bambini, però, hanno potuto apprezzare la sua disponibilità: con la sua pazienza ed attenzione nei confronti altrui, egli ha saputo stabilire un ottimo rapporto con le famiglie nomadi, vincendo la loro diffidenza e sostenendole spesso nelle difficoltà.
Al suo arrivo, Galleno ha trovato un validissimo sostegno nella figura dell’insegnante Maria Grazia Cattaneo. Dal 1969, data del suo incontro con la realtà dell’istituto, M. Grazia ha costituito per i fanciulli sinti ospiti una fondamentale figura materna. L’approccio con questo mondo fu per lei talmente forte ed importante da decidere di trasformare il suo ruolo di maestra-educatrice in quello di volontaria a tempo pieno. Dopo la cessazione della scuola interna e l’inserimento dei fanciulli nella scuola pubblica, ella ha saputo conciliare egregiamente il suo lavoro di insegnante elementare con le esigenze affettive di quel numeroso gruppo di fanciulli, nella disponibilità più totale.
Ancor oggi, pur essendo diminuito notevolmente il numero dei bambini che trascorrono le loro giornate alla casa Divina Provvidenza, Grazia e Galleno continuano ad essere figure essenziali, molto amate dai nomadi e dalla comunità. Tra le persone che spesso suonano il campanello per chiedere un po’ d’aiuto, per portare qualche sostegno o un sorriso ed un po’ di festa ai fanciulli, non mancano giovani ed adulti sinti e rom, animati da sereni ed importanti ricordi d’infanzia, che desiderano salutare queste due persone che hanno loro dedicato tempo ed amore, affinché crescessero sereni e socialmente integrati. E’ proprio guardando fisso a questo obiettivo che Grazia e Galleno hanno lottato per rendere più agevole l’integrazione dei nomadi nella società, riuscendovi – è questo un fatto riconosciuto – egregiamente.
Attualmente l’istituto accoglie poco più di una decina di bambini, affettuosi e vivaci, molto amati e curati. Essi sono ben inseriti nelle loro classi e partecipano alle iniziative della vita comunitaria. La Casa Divina Provvidenza, infatti, accoglie con estrema disponibilità ogni proposta da parte della comunità badiese a favore dell’integrazione, dell’accettazione, del coinvolgimento.
Oggi l’istituto, unico in Italia nel suo genere, sta probabilmente per esaurire la sua funzione, in quanto negli ultimi anni sempre più i nomadi sono riusciti a trovare una sistemazione nei campi-sosta o in abitazioni.
Sul futuro, ovviamente, non ci si può pronunciare; sul presente e sul passato, invece, c’è un’enorme riserva di storie diverse e particolari, ognuna legata a una vita, ma tutte accomunate da un unico, importante valore: un’accoglienza amorevole.
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Come citare questo articolo
Chiara Gennaro. “Casa Divina Provvidenza a Badia Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/casa-divina-provvidenza-a-badia-polesine/