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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Dall’effimero all’ordinario

Occorre affrontare con urgenza il problema della tutela dei beni degli archivi comunali

di Alberto Mario Rossi

Ventaglio Novanta n. 12 1996 pp. 156–159

La scorsa estate molti polesani hanno potuto ammirare – magari fra un giro di giostra e la degustazione di un cono gelato – alcuni "pezzi unici" del "loro" archivio comunale.

Nell'ambito infatti di alcune fiere patronali (es. Fiesso Umbertiano, Porto Tolle, ecc.) sono state allestite – in genere a cura di volonterosi e appassionati del luogo – piccole mostre contenenti lettere, fotografie, manifesti, (cimeli, come dicono i giornali), tratti – come si è detto – dai rispettivi Archivi comunali.

Si è trattato di iniziative che i cittadini hanno mostrato di apprezzare (chi scrive ha visto la Sala del Municipio di Fiesso Umbertiano gremita di visitatori) e che hanno destato curiosità ed interesse, non solo fra la popolazione (v. Gazzettino corrispondenze da Fiesso Umbertiano il 4/10 e da Porto Tolle il 21/9 … ). E non c'è dubbio che tali attività, volte a valorizzare un "bene culturale" misconosciuto e negletto come l'Archivio, noto in genere soltanto a pochi "addetti ai lavori", vadano giudicate positivamente.

Detto questo, e dato atto agli organizzatori di uno sforzo meritorio, occorre avviare una riflessione circa il rapporto fra il momento per così dire "effimero" (= mostra o simile) da una parte, e quello "ordinario" (= gestione, conservazione) dall'altra.

In altri termini: una volta chiusa la mostra, i documenti vengono collocati in ambienti ben aerati, spaziosi, illuminati e provvisti di scaffalature?

Ancora: i documenti d'archivio sono trattati con cura, ordinati e provvisti di inventario?

In definitiva, possono venire consultati comodamente dal ricercatore (e dal cittadino in genere)?

Oppure, per converso, vanno a finire in qualche squallido e polveroso scantinato (o sottotetto), ove neanche il più coraggioso degli "esploratori" osa avventurarsi (per timore ad esempio di rompersi una gamba)?

Semplificando un po' (fortunatamente le eccezioni non mancano), si può dire che la realtà polesana corrisponde purtroppo più al secondo che al primo dei due aspetti.

Ai mali anzidetti (locali inadatti, disordine, sporcizia e così via), si aggiungono in molti casi distruzioni e danneggiamenti operati sì da eventi accidentali (guerra, alluvioni, ecc.) ma soprattutto dalla colpevole trascuratezza e dall’incuria di chi viceversa dovrebbe vigilare sulla buona conservazione (gli esempi negativi, purtroppo non mancano, a cominciare dal capoluogo).

A fronte di una situazione così degradata, che fare?

La risposta deve partire in prima battuta dagli amministratori locali cui spettano le maggiori responsabilità in fatto di tenuta degli archivi.

Questi ultimi possono (e debbono) fare almeno 3 cose, una delle quali (la prima) “a costo zero”:

1) intervenire energicamente mediante controlli, volti anche a stroncare eventuali complicità “interne”, per far cessare lo scandalo dei documenti archiistici posti illegalmente in vendita (sotto gli occhi di tutti!) nelle bancarelle dei vari mercatini dell'antiquariato-modernariato della zona;

2) affidare il riordino del proprio archivio, attingendo ad esempio ai finanziamenti regionali disposti a tale scopo – a persone (o organizzazioni) di provata competenza e specchiata onestà e serietà (e non già, come è avvenuto in taluni casi, ad avventurieri senza scrupoli);

3) avviare la ristrutturazione degli archivi rendendoli accessibili e funzionali alla consultazione da parte dei cittadini e degli studiosi.

Il tutto deve avvenire ovviamente alla luce del sole, e cioè nella massima trasparenza e legalità, tenendo presente altresì che gli organi preposti (Soprintendenza Archivistica in primo luogo, ma anche Archivio di Stato e Regione, ecc.) sono aperti alla massima collaborazione.

C'è da augurarsi che la prossima Settimana dei beni Culturali, che andrà a svolgersi nei primi di dicembre, contribuisca mediante iniziative "mirate' a sensibilizzare l'opinione pubblica verso il problema degli archivi, considerati a torto come fastidiosi ingombri anziché (come è stato già detto), autentici "granai della storia", ai quali attingere per tramandare la "memoria storica" di una data comunità.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Alberto Mario Rossi. “Dall’effimero all’ordinario”. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/dalleffimero-allordinario/

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