Danilo Vanin non è stato solo un calciatore e un allenatore, è stato soprattutto un uomo di sport e una delle glorie calcistiche di Badia Polesine. Era nato a Salzano (VE) il 24 settembre del 1934, si è spento intorno alle 2 di venerdì 15 febbraio 2013 al Policlinico di Padova dov’era ricoverato in terapia intensiva da alcuni giorni. Sino all’ultimo gli è stata accanto la moglie Wanda Santato; moltissime persone hanno partecipato ai suoi funerali che si sono svolti nell’arcipretale badiese il 18 febbraio 2013.
Era bambino quando, orfano del padre, arrivò a Badia con la mamma e la sorella Rosy all’Istituto Caenazzo – Bronzin, dove avevano trovato lavoro. Qui è cresciuto, qui ha conosciuto tanti badiesi di famiglie poco abbienti, molti addirittura orfani, e vi è rimasto sino a 18 anni quando ha dovuto lasciare l’istituto perché oltre quell’età non si poteva restare.
Il suo primo lavoro lo ha trovato nella locale Tipografia Zuliani, passando poi a Ferrara, come analista chimico nel centro ricerche della Montedison; nel 1966 fu assunto dal comune di Badia Polesine dove ha lavorato sino al 1989.
La carriera sportiva di Danilo Vanin inizia proprio al Caenazzo, che dispone di un campo per il calcio, e dove, tra gli altri, conosce il futuro portiere del Badia Luigino Bacchiega di due anni più giovane di lui.
Lo stadio comunale di via Roma (ex Polisportivo del Littorio inaugurato il 25 ottobre 1928) torna a riempirsi di pubblico, molta parte dei badiesi segue il calcio ed è in quell’ambiente che Danilo Vanin incomincia a farsi conoscere: non molto alto di statura, ma scattante, velocissimo, imprendibile, gran tiro secco e preciso, un’ala destra di ottime qualità.
Nei primi anni ‘50 è già titolare fisso nel Badia allora allenato da Ottorino Verzaro che era anche giocatore. Di quel glorioso Badia degli anni ‘50 (arrivato sino alla Promozione) ora rimangono in vita soltanto Luigino Bacchiega, Giulio Vaccari e Vittorio “Topa” Chieregato. Danilo Vanin era talmente pungente che da giocatore lo chiamavano “Spin”, poi per tutti i badiesi divenne “Vecia”.
Il suo amico Luigino Bacchiega lo ricorda così: “Persona onestissima, non accettava compromessi da nessuno, in campo era fortissimo. Aveva avuto anche contatti con squadre di serie A, ma l’infortunio al ginocchio ne limitò la carriera. Indimenticabile. Non faceva sconti a nessuno: all’ultima partita del campionato 1956-57 contro l’Arcella a Padova, non avendo altri giocatori, mi schierò all’ala sinistra. Purtroppo mi feci distrarre dalle ragazze che erano a ridosso della recinzione del campo e non vidi un passaggio di Danilo e la palla uscì in fallo laterale. Lui si arrabbiò molto e, visto che era capitano, chiese all’arbitro se poteva chiedere la mia espulsione. L’arbitro confermò questa sua facoltà: Danilo gli prese il cartellino rosso e fu lui a mostrarmelo”.
Lucca Averroè, classe 1938, ala sinistra di valore, lo ricorda così: “Iniziai a giocare nel Badia a 14 anni e vi sono rimasto sino a 28 quando ho chiuso col calcio. Danilo con me era molto protettivo. Con noi giocava “Cicia” Saretto che aveva un lancio molto lungo e preciso e per questo l’allenatore gli diceva: quando prendi palla fai un fischio lanciala lungo la fascia destra verso Vanin. Accadeva spesso: Danilo si metteva subito in moto e riusciva a bruciare gli avversari in velocità e spesso a fare gol”.
Aggiunge Roberto Chieregato una delle memorie storiche del calcio badiese: “Nessuno si spiegava un fatto molto curioso: per problemi al ginocchio Danilo zoppicava, ma quando correva spariva tutto”.
“Quando ho conosciuto Danilo – dice la moglie Wanda Santato – lui non giocava già più ma faceva l’allenatore e non voleva che andassi allo stadio a Badia perchè sentiva troppo le partite, non bisognava dirgli nulla, potevo andare solo in trasferta. La sua grande passione era quella di allenare i giovani: si sentiva un educatore e posso assicurare che da loro era adorato. Non sopportava invece quei genitori che si intromettevano nel suo lavoro”.
Gli anziani appassionati di calcio ricordano ancora il gol segnato da Vanin durante un’amichevole disputata negli anni ‘50 contro il Genoa allo stadio di via Roma: incredulo l’allenatore dei rossoblu si alzò per andare a controllare se nella rete vi fosse un buco; invece il rasoterra di Vanin passò millimetricamente fra portiere e palo; vinse il Badia 1-0.
Renato Vertuan, classe 1951, amico da sempre di Vanin: “Mi aveva visto giocare all’oratorio, avevo 14 anni, e mi chiese di passare al Badia: iniziò così la mia carriera calcistica. Debuttai in prima squadra, in terza categoria a 15 anni, non si poteva perché bisognava aveva 16 anni e non so come Danilo riuscì a tesserarmi e diventai suo compagno di squadra. Ricordo bene la vittoria nel campionato di terza categoria 1966-67: dovemmo fare lo spareggio contro l’Occhiobello dopo un doppio 1-1. La bella venne giocata a Lendinara e vincemmo 1-0: fui atterrato in area e Busson segnò su rigore. Giocai così bene che emissari del Mantova mi videro e mi vollero: il presidente Mario Rizzi accettò il mio trasferimento, l’Ac Badia incassò 800 mila lire e risanò i conti. Restai a Mantova, fra Primavera e Berretti, tre anni, poi ebbi un problema al ginocchio e tornai al Badia in forza di una clausola voluta da Danilo”.
Da giocatore era un fuoriclasse e da allenatore? Continua Vertuan: “Negli anni in cui ho giocato con lui era già un allenatore in campo. Come allenatore era severo, ci responsabilizzava al massimo, non faceva sconti a nessuno. Nel primo anno di Promozione, 1973-74, andammo a giocare a Trissino e io, Tino Magnan e Flavio “Pucci” De Lorenzi, invece di salire sul pullman della squadra andammo in auto. Danilo non la prese bene e ci mandò in tribuna: il Badia vinse lo stesso, credo 3-1. Da allenatore Danilo non ha mai preso un soldo, diceva che era meglio così perché si sentiva più libero anche di andarsene”.
Nella stagione 1972-73 Vanin non viene confermato allenatore, ma ritorna nella stagione successiva e in quella dopo sempre a campionato inoltrato. “Nel periodo senza incarichi – aggiunge Vertuan – Danilo aveva fondato la Vangadizza per curare il settore giovanile con ragazzi classe 1957, 58 e oltre. Alcuni di loro andarono in prima squadra giovanissimi”. L’occasione arriva all’ultima di campionato 1974-75 a Contarina. Nella penultima gara il Badia aveva affrontato il Cardi Chievo primo in classifica a pari punti col Contarina: per salvarsi deve vincere e fino a poco dalla fine è in vantaggio 1-0, poi i clivensi pareggiano con un evidente fallo di mano. Succede il parapiglia, l’arbitro fa finire la partita ma nel referto scrive che ha dovuto interromperla e così il Badia perde a tavolino e si trova metà squadra squalificata.
“Danilo inserisce diversi giovani che aveva avuto alla Vangadizza – aggiunge Vertuan -, ormai eravamo retrocessi e non avevamo nulla da perdere. Il Contarina sente di avere la storica promozione in serie D a portata di mano e parte con i festeggiamenti prima del fischio d’inizio. Finisce che vinciamo noi 2-0 e il Chievo va in serie D”. Le due reti sono segnate dal sedicenne Rodolfo Minella venuto dalla Vangadizza.
Facciamo ora un passo indietro per ricordare un altro protagonista del calcio badiese prematuramente scomparso a soli 47 anni. Alle 3 del mattino del 13 agosto 1967 nella sua casa di via Pesa Vecchia a Badia, muore per un attacco cardiaco, Ottorino “Toro” Verzaro: era nato l’8 ottobre del 1919.
Frattanto, dopo i due anni di serie C, l’Ac Badia ha una crisi e “Toro” viene ceduto ad altra squadra assieme a “Cicia” Saretto. I due dopo una stagione decidono di tornare, e Verzaro è tra i fondatori di una cooperativa che prende in mano il Badia. Ma c’è da sistemare il terreno del comunale e così, soltanto con alcuni volontari, si provvede a rimuovere un profondo strato di terreno e a fare il drenaggio: a quel tempo consisteva nello stendere fascine di legna a una certa profondità e poi ricoprire tutto con la terra disposta a schiena d’asino e fare la semina dell’erba. Per l’occasione viene anche realizzata la pista in terra battuta utilizzata per competizioni ciclistiche alle quali parteciparono anche Gino Bartali e l’allora campione del mondo dell’inseguimento Toni Bevilacqua.
“Nel primo anno di seconda categoria, 1967-68 – ci dice Roberto “Bobè” Chieregato, classe 1949 – Giancarlo Checchinato prese il posto di Ottorino Verzaro; Vanin non giocava più in attacco ma passò in difesa; il Badia chiuse al terzo posto. Di Checchinato ricordo una delle sue massime: “Nei suoi anni d’oro Vanin era così veloce che dalla fascia faceva il cross che andava a riprendersi in area e a fare gol”.”
Vanin smette di giocare nella stagione 1969-70 con il Badia in Prima categoria; poi farà l’allenatore sia a Badia, compresi i due storici campionati in Promozione 1973-74 e 1974-75, che in altri paesi.
Ricorda ancora Roberto Chieregato: “Nel 1983-84 mi venne chiesto di riorganizzare il settore giovanile del Badia Calcio (nel frattempo diventata Us Badia dalla stagione 1979-80, ndr) e chiedemmo a Danilo di allenare gli Esordienti: vincemmo il titolo provinciale”.
La storia calcistica di Danilo Vanin, di cui offriamo questi spunti, va di pari passo con quella del comunale di via Roma.
Nei primi anni ‘50 del secolo scorso Ottorino Verzaro con i suoi volontari lo aveva rimesso a posto e per oltre mezzo secolo ha ospitato oltre al calcio, anche il ciclismo, l’atletica leggera, il calcio femminile, lo speedway e il rugby dal 1994 al 2007. A più riprese dal 1970 vennero fatti diversi interventi: i nuovi spogliatoi sotto la tribuna, la copertura della tribuna stessa, l’illuminazione del campo, l’ampliamento dell’area disposizione sulla quale sorsero i nuovi spogliatoi.
Ma nei primi anni 2000 la Giunta comunale, allora guidata dal sindaco Edo Boldrin, decise di fare nuovi impianti sportivi in via Martiri di Villamarzana. Allora si costituì un comitato per la difesa dello stadio che diversi anni prima era stato intitolato proprio a Ottorino Verzaro.
La storia ha dato ragione a quel comitato e ai tanti badiesi, sportivi e non, che volevano e vorrebbero lo stadio comunale ancora in grado di svolgere la sua funzione. Purtroppo i nuovi impianti sportivi, inaugurati nel marzo 2007, hanno indebitato il Comune oltre misura.
Il vecchio comunale, vincolato dalla Sovrintendenza, è da anni in stato di totale abbandono e ciò rappresenta una mancanza di rispetto verso quanti lo hanno curato, verso quanti hanno dato vita a imprese sportive e verso coloro che sono stati anche solo semplici spettatori di quelle imprese. Il comunale di via Roma è depositario di una forte memoria che non può essere cancellata.
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Come citare questo articolo
Paolo Aguzzoni. “Danilo Vanin”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/danilo-vanin/