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PERSONAGGI ILLUSTRI

Ernesto Carletti (1897-1971)

Nativo di Melara, fu un personaggio eclettico, insegnante di matematica, attivo nella Resistenza e militante socialista

di Raffaele Ridolfi

Ventaglio Novanta n. 51 2015 pp. 96–97

Tra i personaggi di spicco nativi di Melara, va annoverato Ernesto Maria Carletti, venuto alla luce sul finire dell’ ‘800 e spentosi a Bergamo nel 1971 all’età di 74 anni. La vita del Carletti meriterebbe ampia diffusione, e questo mio scritto intende gettare le basi per ulteriori approfondimenti.

“Arguto, dialettico, autorevole, altruista, culturalmente e socialmente impegnato” così lo ricorda oggi la figlia Elisa¹.

Ernesto Carletti nasce a Melara il 25 novembre 1897 da Luigi, falegname e Virginia Ridolfi. Laureato a Bologna nel 1922 in Matematica, si sposa nel 1925 con Maria Gentilini a Bologna. Dopo il matrimonio emigrò subito a Bergamo, dove trascorse il resto della sua vita. Dalla loro unione nacquero tre figli: Lisa Maria, Livia Ernesta e Luigi.

Molto giovane perse la mamma Virginia a causa del tifo e pertanto crebbe nella famiglia Carletti nella località “Capitello”; famiglia religiosamente attiva nella parrocchia che egli ricordava caratterizzata da usi e costumi all’antica, baciapile e papalina.

L’amicizia col dottor Vittorio Ciscato (1851-1922) lo aiutò moltissimo nella fase adolescenziale². La personalità del medico di origine vicentina, anima socialista nel senso più puro del termine, lo formò certamente essendo punto di richiamo e di indirizzo nella sua vita e sostenendolo pure economicamente negli studi.

Dopo le scuole Elementari a Melara, Ernesto Carletti frequentò le Medie nella vicina Ostiglia (MN) e poi, dopo un anno di ginnasio, portò a termine il corso di studi superiori da autodidatta (secondo la tesi del Benzoni). Di sicuro studiò presso gli Istituti Tecnici di Verona dove ottenne la licenza nel 1915.

Iscritto nell’inizio 1916 all’Università di Bologna dovette partire presto nella Grande guerra, nell’ottobre del 1916. Studiando all’Accademia militare di Modena divenne ufficiale di complemento nell’aprile 1917. Partecipò quindi al conflitto, venendo fatto prigioniero dopo la disfatta di Caporetto il 24 ottobre 1917 e subendo le umiliazioni dell’internamento nella Bassa Austria ed in Boemia.

Durante questo periodo di prigionia conobbe Arturo Carlo Jemolo (1891-1981), al quale rimase sempre legato da amicizia. All’amico si deve anche l’incoraggiamento a riprendere gli studi universitari una volta terminata la guerra.

A Bologna iniziò anche la sua attività politica di adesione al Socialismo nei primi anni ‘20 e, nel contempo si laureò con 105/110 in Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali nel 1922.

Nel corso degli studi conoscerà la futura compagna della sua vita, Maria Angelini. Nel 1923-24 insegnò a Salonicco presso l’Istituto tecnico, rientrando nel 1924 per partecipare ad un concorso che gli diede l’opportunità di trasferirsi a Bergamo dove insegnò nelle scuole Tecniche “Esperia” sino al termine della sua carriera.

Si oppose all’iscrizione al PNF ma dopo alcuni anni di insistenze dovette cedere “obtorto collo”. Dopo l’otto settembre 1943, conosciutissimo in città, anche per la sua attività di relatore ai comizi e fra i più in vista tra gli “usciti allo scoperto”, dovette rifugiarsi in Svizzera il 13 settembre.

Il suo impegno nella Resistenza è stato ben documentato ed oggetto della tesi di laurea di Giovanni Benzoni³. In questo periodo Carletti avrà contatti e corrispondenze con importanti esponenti della Resistenza, fra i quali Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, Egidio Reale ed il giovane Luciano Bolis, “assumendo un ruolo rilevante nell’attività di proselitismo e di propaganda del Movimento federalista europeo e del Partito d’Azione”.

Dopo la liberazione il suo impegno politico continuò nelle file del partito socialista cittadino venendo eletto nel consiglio comunale di Bergamo nel 1956.

Fondatore a Bergamo della Mathesis, ed autore di testi scolastici per le Superiori, scrisse per giornali bergamaschi.

Interessanti sfaccettature della sua personalità ci vengono dalla descrizione della figlia Elisa. Fu un personaggio eclettico che accettò diverse sfide, basti pensare che prese la patente dopo avere compiuto i 60 anni. Ernesto nell’intimo familiare amava leggere saggistica, filosofia, testi scientifici, classici della letteratura mondiale.

Adorava ascoltare la radio, ma detestava la televisione e non frequentava il cinema.

Era invece appassionato di musica sinfonica e da camera, suonava il violino, ed aveva una ricca collezione di dischi. Partecipava a mostre di pittura e conferenze d’arte.

In famiglia si è sempre parlato di politica – sottolinea la figlia – e gli ospiti erano anche legati a quelle frequentazioni. Egli era felice di frequentare persone intelligenti e colte, fare passeggiate soprattutto in montagna, praticare tanti sport: nuoto, sci, bicicletta, tennis, scherma. La disonestà, l’ottusità, l’ipocrisia, le manifestazioni plateali lo deprimevano.

Non saprei oggi ipotizzare se qualcuno in futuro vorrà fare ulteriori indagini per descrivere più compiutamente la vita di Ernesto Carletti, lo auspico sinceramente; certo è che la sua vita è stata molto intensa e che almeno il suo paese natale, Melara, dovrebbe celebrare il suo ricordo in modo consono alle molteplici attività e ruoli che egli ha ricoperto.

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Come citare questo articolo

Raffaele Ridolfi. “Ernesto Carletti (1897-1971)”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/ernesto-carletti-1897-1971/

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