La rievocazione di A.M. Marcolini
"Nella grande aspirazione politica del 1848, che meritava sorti migliori, quel distretto (ovvero quello di Ariano che i trattati internazionali del 1815 avevano assegnato all'Austria n.d.r.) fu tra i primi a manifestare i suoi sentimenti di opposizione allo straniero, e col mezzo dei suoi Deputati all'Assemblea Veneta votò pel principio monarchico costituzionale e per la immediata fusione dello Stato del Piemonte, con quei modi e quelle guerentigie che fossero per essere determinati da una Assemblea costituente, da convocarsi sulle basi del suffragio universale su tutti i paesi che risulteranno aderenti a tale fusione. Quante speranze fallite! Poco appresso stretta d'assedio e di blocco la invitta Venezia dalle truppe austriache, Ariano pure col suo territorio fu invaso da un reggimento, che chiuse anche colà la clamorosa epopea. Arse e disperse le carte del Comitato di pubblica sicurezza, seppellite le armi che non potevano più servire a difesa, e riposto ai luoghi pubblici lo stemma imperiale, in quegli animi veramente italiani si racchiuse un estremo dolore, che lenivasi con la solidarietà della difesa in una resistenza passiva, che alla fine trionfò". (A.M. Marcolini, Cenni storici sul Distretto di Ariano nel Polesine di Rovigo, Padova, 1871).
Chi rievoca, con accenno accorato, le speranze di un cambiamento politico, tale da coniugare il principio dell'autonomia con quello dell'unità di uno "Stato federativo" italiano, è ANTONIO MARIA MARCOLINI, vissuto a lungo ad Ariano, cancelliere prima e dirigente poi della locale Pretura.
Dotato di una intelligenza politica non comune, capace di cogliere più prontamente di altri il senso complessivo degli eventi, scelse di impegnarsi direttamente per realizzare gli ideali liberal-moderati di cui era convinto assertore.
Membro del Comitato all'ordine pubblico, costituitosi ad Ariano, capoluogo dell' omonimo Distretto il 23 marzo 1848, all'indomani della proclamazione del Governo provvisorio della Repubblica di San Marco a Venezia, Antonio Maria Marcolini appare un protagonista di tutto rispetto nelle vicende del Quarantotto arianese. A lui va ascritto il merito di aver sottratto alla perquisizione delle truppe austriache – che rioccuparono il Distretto di Ariano nel luglio 1848 – una parte dei preziosi documenti elaborati dal Comitato. Senza quei manoscritti, oggi conservati presso l'Accademia dei Concordi a Rovigo, la ricostruzione delle iniziative assunte dal Comitato per governare un breve ma travagliato periodo di autonomia non sarebbe stata possibile.
Lo scenario del 1848
Nel 1848 l'assetto politico, territoriale e sociale sancito dal congresso di Vienna ( 1815), conservatosi intatto e pressoché immobile, entrò in crisi profonda.
Dilagarono, da un capo all'altro del continente europeo, manifestazioni, insurrezioni, rivoluzioni, che segnarono profondamente il faticoso cammino dei popoli verso l'autonomia, l'indipendenza nazionale, le libertà costituzionali.
Per delineare lo scenario quarantottesco, accenno soltanto alle fasi iniziali di alcuni moti insurrezionali. Quanto agli esiti, sappiamo che le aspettative dei liberali e dei democratici, le questioni delle nazionalità, le rivendicazioni popolari ed operaie ne uscirono sconfitte.
– A Parigi il 22 febbraio il popolo innalza le barricate: è scontro con l'esercito. Gli insorti occupano la Camera, proclamano la repubblica, eleggono un Governo provvisorio formato da democratici e socialisti.
– Il 13 marzo a Vienna, cuore dell'impero asburgico, una manifestazione di studenti ed operai, repressa dall'esercito, si trasforma in insurrezione. La Corte tenta di correre ai ripari. Licenzia il Primo ministro Metternich, simbolo dell'assolutismo più retrivo, abolisce la censura, promette la convocazione di un'assemblea costituente ( 15 marzo).
– Budapest entra in rivolta lo stesso giorno. I magiari ottengono un governo autonomo. Le altre nazionalità dell'impero chiedono riforme, carte costituzionali con il riconoscimento dei diritti e delle aspirazioni nazionali.
– Nel Lombardo-Veneto, dominio austriaco, i milanesi insorgono. Impegnano per cinque giornate le truppe del maresciallo Radetsky (18-22 marzo) e lo costringono ad arroccarsi nelle fortezze del quadrilatero.
– Il 23 marzo Carlo Alberto dichiara guerra all'Austria ed interviene in Lombardia, temendo che la rivoluzione di Milano conduca all'istituzione di un regime repubblicano.
Il sovrano ritiene giunta l'occasione favorevole per attuare il principale obiettivo della politica estera sabauda: la liberazione (o la conquista?) del territorio nazionale.
– Il 17 marzo i Veneziani liberano dal carcere e portano in trionfo Niccolò Tommaseo e Daniele Manin. Intraprendono iniziative insurrezionali e nel contempo intavolano trattative col governo civile e militare austriaco.
– Il 23 marzo, giorno del ritiro delle truppe austriache da Venezia, proclamano la Repubblica di San Marco, retta da un governo provvisorio presieduto da Daniele Manin.
– In tutte le città venete comparvero fermenti, tensioni ed insurrezioni simili a quelle che avevano costretto gli austriaci ad abbandonare Venezia.
La notizia che il dominio politico dell'Austria era cessato e che le autorità municipali assumevano il controllo dell'amministrazione pubblica raggiunse, veloce e clamorosa, le più isolate località. L'apparato dei pubblici funzionari governativi crollò. Molti commissari distrettuali – l'ossatura periferica di controllo politico ed amministrativo – abbandonarono precipitosamente sedi ed uffici.
Quali reazioni seguirono alla ventata di libertà che percorse il distretto di Ariano, comprendente i Comuni di Ariano, Corbola, Taglio di Po e San Nicolò, situato nella fascia meridionale della provincia di Venezia?
Il '48 ad Ariano
Alle quattro pomeridiane del 21 marzo 1848 il popolo di Ariano, esultante (così afferma l'estensore dell'atto ufficiale che segna l'atto di nascita del nuovo corso), adunatosi nella piazza, istituì la Municipalità provvisoria e ne acclamò rappresentanti: Giovanni Bianchi, pretore, Antonio Maria Marcolini, cancelliere, Giovanni Camisotti e Giobatta Toffanelli. Costoro riconobbero l'assoluta urgenza di organizzare una forza armata cittadina per assicurare la difesa, il mantenimento dell'ordine pubblico, la sicurezza personale nel vasto territorio del distretto.
Il 23 marzo si aduna ad Ariano, convocata dalla Municipalità, un'assemblea popolare. Vi prendono parte anche due rappresentanti per ciascuno dei Comuni di Ariano, Corbola, Taglio di Po, San Nicolò (l'attuale Porto Tolle). Dopo le decisioni della prima ora, si ricerca una legittimazione piena, che confermi il ruolo cardine delle istituzioni comunali.
L'assemblea iniziò i lavori. Confermò per acclamazione i componenti del Comitato, ma vi aggiunse Giuliano Forattini, possidente. Precisò che il potere attribuito consisteva esclusivamente nell'impartire disposizioni per il mantenimento dell'ordine pubblico. I cinque membri, assunta veste giuridica, denominazione e funzione di Comitato all'ordine pubblico, deliberano di istituire una guardia nazionale, composta dai cittadini di età compresa tra i diciotto e i cinquant'anni, in grado di usare le armi.
Contemporaneamente, alle due pomeridiane dello stesso giorno, 23 marzo 1848, in piazza San Marco a Venezia il comandante della guardia civica Angelo Menguoldo sottoponeva all'approvazione del popolo il Governo provvisorio della Repubblica di San Marco, composto da: Daniele Manin (presidente, esteri), Nicolò Tommaseo (culto e istruzione), Jacopo Castelli (giustizia), Francesco Camerata (finanze), Francesco Solera (guerra), Antonio Paolucci (marina), Pietro Paleocapa (interno e costruzioni), Leone Pincherle (commercio), Angelo Toffoli, artiere (senza portafoglio). Strepitose acclamazioni accolsero ciascun nome, pronunciato ad alta voce. "…E così fu dal voto nazionale confermato il Governo provvisorio della Repubblica Veneta, già proclamato su questa stessa piazza sino da ieri". È quanto si legge nella pubblicazione, fatta con encomiabile rapidità, al supplemento straordinario della Gazzetta di Venezia del 23 marzo 1848.
Da notare il sincronismo e l'analogia di atti costitutivi fondamentali, simili anche se incomparabilmente diversi per consistenza ed effetti. In entrambe le situazioni un organismo provvisorio (là un Governo, qui un Comitato) ottiene da un numero più o meno ampio di cittadini adunati in una piazza (luogo pubblico per eccellenza) conferma di legittimità, attraverso l'acclamazione.
La prima fondamentale questione che il Comitato di Ariano affrontò si può sintetizzare in questi termini: in quale forma strutturare il potere di governo, detenuto dal popolo per diritto naturale, ma leggitimamente e provvisoriamente conferito dal Comitato?
Scartata l'ipotesi radicale di un governo autonomo, l'orientamento più rispondente all'interesse generale apparve l'aggregazione alla neo costituita Repubblica Veneta.
Il Comitato, riaffermato il principio che ogni decisione in merito spettava ad un consesso popolare, convocò la mattina del 10 aprile, ad Ariano, la popolazione del distretto, mediante avvisi diffusi capillarmente nel territorio.
L'analisi della situazione del distretto di Ariano e la valutazione del quadro politico generale rivelano equilibrio, realismo, rispetto profondo del principio dell'autonomia. Lo si evince dalla risoluzione pronunciata dal Comitato a favore dell'aggregazione ¹.
Frattanto il delegato provinciale Guido Avesani, il più elevato rappresentante del Governo provvisorio presieduto da Daniele Manin, non tardò ad esercitare la propria autorità, emanando le prime direttive (4 aprile). Espresso il proprio apprezzamento al popolo di Ariano ed al Comitato per aver tuteleto il buon ordine e la pubblica quiete, informò che la congregazione provinciale di Venezia aveva già formalmente riconosciuto ed accettato per conto e nome degli abitanti da loro rispettivamente rappresentati il Governo provvisorio.
L'adesione delle province venete era avvenuta contestualmente alla proclamazione e alla conferma del Governo provvisorio il 23 marzo, tramite i deputati provinciali e non mediante lo strumento democratico della consultazione assembleare. Era quindi inutile dare "la parola al popolo" mediante il plebiscito. Il Comitato fu costretto ad annullare la convocazione della popolazione, stabilita per il 10 aprile ad Ariano capoluogo, un'occasione straordinaria nella quale il popolo avrebbe avuto l'opportunità di esprimersi pubblicamente sulla proposta di " … aggregare sé e il suo Distretto al Governo dell' odierna Repubblica Veneta, e di assoggettarsi alle leggi che da questa emanarono dall'epoca della sua istituzione ed emaneranno in seguito".
Ma prima ancora che il Governo repubblicano veneto emanasse istruzioni e direttive alle quali doversi attenere, il Comitato di Ariano aveva convocato i maggiori possidenti del Comune per discutere autonomamente sulle questioni più urgenti. Instaura così un rapporto diretto con la sola forza sociale in grado di sostenere politicamente e tecnicamente il regolare funzionamento dell'amministrazione e della vita civile.
I ventidue convenuti affrontarono anzitutto il problema finanziario. Le pubbliche imposte arretrate, erariali e camerali, scadute ma non pagate, dovevano affluire nelle casse dell'esattore distrettuale. Venne sospesa temporaneamente la pubblicazione di qualunque avviso di imposta erariale, con l'intesa di darvi corso non appena il popolo avesse formalmente deciso di aderire alla Repubblica Veneta.
Si ritenne necessario attivare l'imposta comunale e la prediale a carico dei proprietari dei fondi. L'imposta comunale, da destinare alle spese ordinarie, venne quantificata in 3407,90 lire austriache.
Considerato che l'ordine pubblico, affidato alla guardia nazionale composta di volontari non retribuiti appariva insoddisfacente, poiché il servizio veniva prestato saltuariamente, i possidenti proposero l'istituzione di un corpo di guardie regolarmente stipendiate. Le 12 guardie da dislocare ad Ariano e le 8 a Santa Maria in Punta avrebbero percepito un franco al giorno per tutto il tempo necessario al mantenimento della pubblica quiete e della sicurezza personale.
Per finanziare l'iniziativa ed affrontare eventuali spese straordinarie, si riconobbe necessario applicare una sovrimposta comunale una tantum sulla rata scaduta il 31 marzo 1848, di otto centesimi per ogni lira di rendita censuaria, da corrispondere entro la prima quindicina di aprile.
Si stabilì infine di concedere un adeguato compenso ai militari, in appoggio alla guardia di finanza, che avessero abbandonato il posto, lasciato il territorio comunale e consegnate le armi al Comitato.
Le decisioni prese – molte delle quali rimasero allo stato di pure intenzioni – vincolavano i proprietari del comune di Ariano, dato che nessun rappresentante degli altri Comuni del distretto aveva partecipato all'assemblea.
Il Comitato compì pure un'analisi del negativo bilancio comunale, individuando la causa principale della sfasciata e luttuosissima situazione economica del territorio, essenzialmente agricolo, nell'errore commesso all'atto dell'attribuzione del valore catastale ai fondi, per cui la rendita censuaria rappresentò effettivamente la rendita reale.
I possidenti si dichiaravano privi di risorse finanziarie da destinare agli investimente diretti a incrementare la produttività dei fondi. Perciò mancava il lavoro ed i lavoratori, per soddisfare i primari bisogno della vita, contraevano debiti con i bottegai e gli esercenti.
In conclusione, il Comitato ordinò alle deputazioni comunali del distretto di convocare i maggiori e più illustri censiti affinché, in una seduta appositamente convocata, individuassero le cause del generale avvilimento e ne prevedessero i rimedi. Le proposte conclusive sarebbero state inoltrate al nuovo Governo, per gli interventi necessari.
Conclusioni
La piccola borghesia agraria arianese dimostrò di possedere la capacità culturale di governare questa delicata fase con prudenza, duttilità e responsabilità, non disgiunta da una forte tendenza all'autonomia.
Essa afferma con atti concreti il suo primato politico e sociale. Per garantire la pubblica tranquillità e tutelare la proprietà, delibera l'autotassazione straordinaria. Non trapela per ora alcun indizio di malcontento popolare (artieri, villici). Il popolo che si raduna in piazza ed esulta (o almeno così vuole che resti traccia di sé e di quei momenti) è una minoranza, che risiede a ridosso del centro del paese di Ariano e facilmente vi affluisce: un composto eterogeneo di borghesi e di piccoli possidenti amanti dell'ordine. Lo stato di miseria e di arretratezza impedisce alla classe indigente e analfabeta la percezione delle implicazioni politiche e sociali degli avvenimenti.
Gli alfabetizzati, in grado di acquistare e leggere la Gazzetta di Venezia, di conoscere i fatti politici nazionali, di organizzarsi in Comitato e di assumere il controllo del governo locale, appartengono alla piccola borghesia intellettuale, liberale e patriottica, alleata con i possidenti ed il clero. Essa costituisce una minoranza attiva, emergente e protagonista, consapevole soggetto politico, che esordì puntando sulla governabilità, la sicurezza e l’italianità, in quegli straordinari giorni del 1848, conclusisi con la cocente delusione del ritorno degli Austriaci, che non poterono però sopprimere il desiderio di libertà ormai diffuso. E con vera soddisfazione Antonio Maria Marcolini, nel suo scritto citato, sintetizza gli eventi storici successivi con queste parole: “Il Distretto di Ariano segna nei suoi fasti memorabili il giorno 25 giugno 1866, nel quale accolse i nostri soldati per non essere mai più separato dalla famiglia italiana” ².
Note
¹ “Colla caduta dell’impero austriaco le province, città, distretti e Comuni che gli erano dipendenti divennero di proprio diritto assolutamente liberi…Il potere adunque di questo Distretto è concentrato nel Comitato, come si rivela dai protocolli verbali 21 e 23 corrente, eretti in concorso della volontà popolare.
Un vasto territorio, com’è quello di questo Distretto, che porta un estimo di soli scudi 21447, ed una popolazione di 10472 individui, circondato da ogni parte da argini per la difesa dalle inondazioni del Po, per mantenere i quali si domanda una spesa enorme, dove la educazione è pressoché totalmente negletta, il terreno non da per tutto fertile e poco coltivato anche per mancanza di braccia e dove non si potrebbe sperare una commerciale risorsa, sarebbe stoltezza pretendere che potesse governarsi da solo, non avendo alcuno degli elementi per costituire un buono e florido governo, e specialmente in questo momento in cui l’Italia aspira ad una unità federativa, di cui già si fece iniziatore il Granduca di Toscana.
…A Venezia si è costituito un governo provvisorio di forma repubblicana, le cui istituzioni, garantite dai principi di quelli che sono stati ad esso preposti e dalle savie leggi emanate fin qui, promettono senz’altro un reggimento felice a qualsiasi paese che a quel governo si aggreghi quanto volsi la sua posizione ed i suoi interessi il consentissero.
E in questa posizione appunto trovasi questo Distretto, poco lontano dalla capitale, colla quale ed alla quale gli interessi ed in primo passo i commerci si sono sempre scambiati.
Il Governo repubblicano di Venezia si vede ormai forte per le aggregazioni di tante altre città, e par non si sdegnerebbe di accogliere al suo paterno reggimento questo Distretto, che da epoca lunghissima formò parte della Provincia di Venezia, e a cui può tornare di somma utilità, restando in possesso della Repubblica tutte le bocche del Po.
Per tutti questi motivi sommariamente toccati, al Distretto di Ariano conviene aggregarsi alla Repubblica Veneta, e questa potrebbe non sdegnarne il possesso.
A questo però si domanda il consentimento del popolo, non essendo lecito pei principi regolanti il diritto pubblico assoggettarsi ciascuno contro sua voglia a dominazione altrui.
Il Comitato quindi è venuto ad unanime voto nella deliberazione di dare a questo assunto queste precise disposizioni”.
² Per un quadro esauriente vedi: “Il Distretto di Ariano tra il 1848 e il Primo Novecento. La sfida dei programmi di storia nella scuole elementare”, DIEMME EDIZIONI, 1996.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Aldo Tumiatti. “Il 1848 ad Ariano”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-1848-ad-ariano/