È una fredda sera nebbiosa. I coristi sono già tutti là per le prove, riuniti nel semicerchio dell’abside della chiesetta-auditorium di San Rocco a Grignano Polesine; davanti a loro il direttore, il Mᵒ Nazzareno Fogagnolo.
L’atmosfera è gioiosa e familiare. Non si perde tempo. Con garbo, il maestro raccoglie l’attenzione e subito l’Auditorium, di acustica eccellente, risuona di armonie, ora potenti ora soavi, in una fusione perfetta di accordi. Di tanto in tanto le intonazioni dei brevi versi si interrompono: qualche suggerimento, una lieve correzione; i consigli del maestro giungono precisi, minuziosi, scrupolosi. Così nasce un nuovo canto. E l’“Eco del fiume” prende corpo per trasformarsi nelle onde placide, lente, senza tempo del nostro maestoso Po.
Mi guardo attorno. File di poltrone rosse (128 posti a sedere) riempiono l’Auditorium. Al lati, gli antichi altari; su uno, insieme ad una bella immagine della Madonna Nera di Jasna Gòra, ricordo della seconda tournee in Polonia nel ’90, sono raccolti numerosi trofei, testimonianza del fecondo cammino, lungo 26 anni, percorso dal Coro “Monte Pasubio” C.R.A. di Rovigo.
Ammiro il soffitto, non molto alto, splendido nella sua travatura lignea originaria, frutto di una sapiente ristrutturazione conservativa effettuata su progetto dell’ing. Angelo Milan nel 1985 e sostenuta economicamente dalla Cassa Rurale ed Artigiana “S. Apollinare” di Rovigo, da sempre attenta ed impegnata verso il mondo della cultura, dello sport e della scuola; dall’86 sponsorizza il Coro che da allora ha assunto la denominazione attuale: Coro “Monte Pasubio” C.R.A. “S. Apollinare”-”Rovigo.
La chiesetta-auditorium di S. Rocco in stile romanico del 1544, riacquistata così la sua primaria bellezza, è stata consegnata al Coro “Monte Pasubio”, che qui ha anche la sua sede sociale, dopo l’inaugurazione nel dicembre del 1988.
L’ambiente, in mattoni grezzi, emana un fascino che riporta al Medioevo e il pensiero corre alle vicissitudini subite da questo luogo nei secoli. Usato originariamente dalla Confraternita dei flagellanti detti “Batù”, si chiamava oratorio di S. Maria dei Disciplinati o dei Battuti. Negli ultimi duecento anni fu oggetto di un forte degrado: demolizioni, sventramenti, deportazioni di altari e delle immagini sacre. Da luogo sacro era diventato alloggio per le truppe in ritirata dalla Grande Guerra, poi sala cinematografica, palestra e infine magazzino per deposito.
E finalmente il restauro l’ha restituita all’antico splendore, diventando prestigiosa sede del Coro “Monte Pasubio”, la cui storia, dalla nascita nel lontano 1966 al maggio 1991, è raccolta in 13 volumi ricchi di recensioni e fotografie che testimoniano le significative tappe del gruppo canoro.
Da questa pagina di storia, dalla viva voce del Mᵒ Fogagnolo, ma soprattutto dalle emozioni pronfonde che mi ha suscitato la raccolta più significativa del suo repertorio “Immagini”, il secondo LP del 1988, ho potuto comprendere perché il Coro “Monte Pasubio” è a buon diritto considerato uno dei migliori cori veneti. Con 1000 concerti nelle migliori città italiane e all’estero ha alle spalle una notevole esperienza che lo ha portato a ricevere ovunque ambìti riconoscimenti e unanimi consensi di critica e di pubblico.
Il Coro “Monte Pasubio” C.R.A. “S. Apollinare” Rovigo era nato spontaneamente dalla passione per la montagna di un gruppo di amici i quali in pullman fraternizzavano cantando e consolidando un’amicizia protratta negli anni. Da un primitivo nucleo, formato dai reduci del precedente coro alpino, “La Baita”, si ricostituì presto un nuovo coro, ribattezzato “Monte Pasubio” in seguito a una gita sul monte omonimo, che inizialmente si riuniva nella parrocchia della Commenda ed era legato alla S.A.T. di Trento, come tutti i cori con repertorio alpino.
Oggi, orgoglioso del prestigioso e funzionale auditorium, il gruppo, 47 persone di età compresa tra i 22 e 56 anni di varia estrazione sociale, si riunisce due volte la settimana praticando il canto come hobby di dopo lavoro; un’attività che presuppone, però, alcuni requisiti fondamentali: volontà, passione, spirito di sacrificio, disponibilità, assidua presenza alle prove e attitudine canora. Nella norma le voci, che in qualche canto possono arrivare fino a otto, sono tenori primi, secondi, baritoni, bassi.
Il Mᵒ Fogagnolo osserva che il ricambio nel coro è lento: i giovani che entrano sono pochi, nonostante si registri un risveglio. Il motivo è da ricercare nell’interesse dei giovani per generi musicali diversi; inoltre, a detta del direttore del “Monte Pasubio”, manca una cultura corale nella scuola e quel particolare spirito di gruppo in cui ogni elemento deve annullare se stesso per esaltare l’altro, pur nella consapevolezza di essere importante per l’insieme.
Riscoprire le tradizioni canore polesane è uno degli obiettivi del Coro “Monte Pasubio”, il quale, accanto al canto popolare alpino, sta recuperando la genuina cultura della nostra terra, attingendo ai ricordi personali, con rielaborazioni dello stesso Mᵒ Fogagnolo e ricerche dal Cornoldi, che per primo cercò di “carpire le cante vecchie agli ultimi vecchi polesani” (C. Ranzato). Ne è chiara espressione la prima incisione discografica “Le nostre storie” uscita nel’82 (le cui musiche sono state edite in un volume nell’83) Si tratta di una raccolta di 12 canti polesani, piacevolmente armonizzati dal M° Pietro Avanzi, che hanno per tema “la terra, la gente, il lavoro, la vita, l’amore di questo lembo del mondo chiuso tra gli argini di grandi fiumi”.
L’appropriazione del patrimonio polesano ha stimolato anche l’incontro con le tradizioni del Veneto con le armonizzazioni dei maestri De Marzi e Malatesta e poi più in generale, con la cultura etno-musicale delle altre regioni italiane. Il secondo LP, “Immagini”, è frutto proprio di questa costante ricerca di nuove vie, di un’apertura alle “sollecitazioni della coralità popolare e polifonica” senza rinnegare lo spirito delle origini. Con uguale intensità e unità di sentimento (la forza che amalgama il gruppo), si trepida per la crudeltà della caccia, si rievoca la dura vita degli emigrati, si innalza l’inno all’amicizia degli spirituals; ne risulta una collana di “immagini”, appunto, che culmina con la rievocazione nostalgica di “una mitica figura di donna, la Pavana, e con essa lo scenario maestoso e solenne delle acque che pigramente defluiscono al mare”.
“Immagini” ha rappresentato una tappa importante e qualificante nel cammino del Coro “Monte Pasubio”, che ha continuato ad arricchire il proprio repertorio con canti liturgici e si è orientato verso la musica polifonica classica attingendo da autori del ’500 (Ruffo, Veronese, Lotti), ed ora intende realizzare uno studio di canto religioso con armonizzazioni moderne.
Nei suoi 25 anni di attività il gruppo, il cui attuale presidente è Osvaldo Fedini, ha partecipato ad esibizioni concertistiche, rassegne e concorsi a livello nazionale e internazionale, ricevendo ovunque riconoscimenti, tra cui si può ricordare per tutti l’Ambrogino d’argento della città di Milano nel 1972.
Oltre a varie tournee (l’ultima è dell’agosto 1991 nella regione francese della Provenza), il Coro ha tenuto molti concerti in favore degli anziani, degli ammalati, degli handicappati, dell’Unicef, delle Forze Armate, dei terremotati, degli studenti e della missione del Nord-Est (Brasile). Assai numerose pure le esibizioni radiotelevisive: TV nazionale, BBC inglese, Telemontecarlo, TV Svizzera, TV canadese, Radio Vaticana, oltre a molte emittenti private locali. L’ultimo appuntamento televisivo è del gennaio di quest’anno con la trionfale partecipazione a “Piacere RAI Uno” presso il Teatro Sociale di Rovigo.
Un impegno costante dunque, al quale non sono mancati i riconoscimenti che, come sottolinea il cav. rag. Giorgio Ferrari, per 25 anni presidente e autore della documentazione storica, qualifica il complesso vocale polesano come un punto di riferimento importante ed affermato della coralità veneta.
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Come citare questo articolo
Francesca Magon. “Il Coro Monte Pasubio”. Ventaglio Novanta, n. 5, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-coro-monte-pasubio-2/