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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Celebrando Dioniso

Rivissuto per tre sere il simposio greco nel rustico di Villa Badoer a Fratta Polesine.

di Raffaele Peretto

Ventaglio Novanta n. 5 1992 pp. 149–151

La festa.

“Rendere quotidiano un riferimento archeologico può essere un’impresa difficile a causa delle barriere culturali e psicologiche che ci separano normalmente dal mondo antico. Di più, farne motivo di incontro e di festa potrebbe forse sembrare un’iniziativa ricercata e un po’ snob.

Tuttavia, in un Polesine che da vari anni vive una straordinaria attualità archeologica, le Associazioni culturali hanno voluto utilizzare quello che è ormai un appuntamento annuale per cimentarsi col gioco delle civiltà antiche, scegliendo per quest’anno il tema del simposio greco.

Ambientazioni, riti, cibi, bevande, musiche, declamazioni poetiche e intrattenimenti vari sono il frutto di una ricerca che non vuole presentarli come un copione pedissequo, bensì come un riferimento stimolante”.

Con questa motivazione il depliant-invito annunciava l’iniziativa, progettata e realizzata dalla Cooperativa Turismo e Cultura di Rovigo nell’ambito della III edizione delle “Serate di fine estate”, promossa dalla cooperativa stessa, dall’Associazione Minelliana e dal Centro Etnografico Adriese, con l’adesione dei principali enti ed associazioni culturali della provincia svoltasi a Fratta Polesine nella cornice dei rustici di Villa Badoer.

Sono state tre serate tutte intensamente piene di rituali, di danze, di musiche coordinate dal simposiarca, per l’occasione personificato dalla direttrice del Museo di Adria, Simonetta Bonomi; tre serate non sufficienti ad accogliere le numerose, impreviste richieste pervenute agli organizzatori, costretti a negare l’ingresso a molti, e a farsi in quattro per dar spazio agli oltre 350 partecipanti, scaglionati a fatica nel salone, ogni sera sempre più affollato.

La singolarità dell’iniziativa, già nella fase iniziale dell’organizzazione, doveva prospettare il felice esito, vista l’adesione dei più qualificati Enti ed Associazioni del Polesine. E i risultati non sono stati inferiori alle attese, grazie all’attenta regia di Donatella Girotto e Giuseppe Marangoni che hanno, quasi in sordina e dietro le quinte, “manovrato” personaggi ed interpreti più o meno noti, più o meno impegnati nella continua e capillare attività sociale perseguita dalla Cooperativa Turismo e Cultura.

Sarebbe rischioso cercare di elencarli tutti, affiancandoli al loro ruolo specifico, in quanto sicuramente si trascurerebbe qualcuno e sarebbe altrettanto inopportuno stendere una graduatoria tra quanti, improvvisatisi attori, poeti, personaggi mitologici, hanno dato vita alla festa.

L’agone.

Io stesso, spontaneamente, tolta dal capo la corona d’edera e lasciato in disparte il tirso ¹ che mi legavano ai miti dell’Olimpo e al perenne banchetto degli dei, mi sono trovato coinvolto nell’agone simposiale.

Ho impersonato un commerciante greco che nel V sec. a.C., stabilitosi ad Adria per il controllo dei traffici mercantili lungo i corsi terminali del Po, si trovava nel villaggio etrusco di Balone.

Richiamato dalla festa del simposio che si sta svolgendo in una casa, busso, entro e dico:

“Lasciatemi entrare, non rifiutate la mia richiesta… e tu, padrone di casa, ordina alla tua schiava di non chiudermi la porta.

Ho udito il suono del flauto e della cetra e i vostri canti e le risate. Concedete di unirmi, vi prego, anche se il banchetto è già iniziato e nessun invito mi è stato rivolto. Lasciatemi assaporare l’ebrezza del vostro simposio… non guasterò i vostri giochi, né l’armonia e la gioia della festa… lasciatemi anche in disparte, se volete, qui presso l’uscio.

Vi sento amici e mi conoscete. Già per sette volte, da Adria, ho risalito le correnti del vostro fiume e per altrettante ho ripercorso i vostri sentieri con i muli carichi di merce. Provengono dalla mia Atene i crateri colmi di vino dolce di miele, posti sulla mensa, e le coppe da cui sorseggiate.

Fuori l’umidità della notte è intensa e non posso continuare nelle lacrime a rivivere momenti felici, forse mai pienamente vissuti, stroncati così presto. La luna, esile e bianca, rende più profondo il mio dolore. Ho bisogno di voi e del vostro aiuto.

La mia Nannò da qualche tempo non divide più con me le sue carezze e i suoi baci, e a nulla sono servite le preghiere e le canzoni d’amore e meno ancora le promesse di doni. Mi ha lasciato per rincorrere sogni e desideri in un mondo lontano dal mio. Sto soffrendo per lei e non so, ora, se il mio pianto sia rivolto all’amore perduto o al destino della sua esistenza.

O Nannò, dolce, cara amica, che gli dei ti aiutino e ti guidino! E se un giorno, anche lontano, vorrai trovare rifugio e sollievo alle tue pene, ti sarà facile trovarmi.

Creatura tanto gracile, così fragile come questi luoghi che l’Eridano bagna prima di raggiungere il mare e in esso trovare la fine. Qui ho abbracciato un sogno nascosto, ho accarezzato realtà velate dal passare del tempo in simbiosi tra terre ed acque, che sconfinano, sfumando, in questi cieli raramente cristallini. Qui sulle ali del destino rivivo ancora miti cari agli antichi, alla ricerca di eroi e ninfe, sfuggendo da me stesso eventi e sentimenti, quasi sulla scia del carro infuocato di Fetonte, legando il mio pianto a quello delle Eliadi che il vento ancora rinnova tra il fruscio delle foglie e dei pioppi.

Ma ora abbandono i miei tormenti, ora beviamo se è permesso anche a me. Ti ringrazio Signore di questa casa perché concedi, con sguardo benevolo ed invitandomi con la mano ad unirmi al vostro simposio. Beviamo, mi sarà più facile dimenticare anche se per poco.

Suvvia, non beviamo fra urla e clamori, ma sorseggiando fra canti d’amore. E tu, ragazzo, riserva per me un orcio, ch’io tracanni d’un fiato. Mesci dieci misure d’acqua e cinque di vino, perché di nuovo celebri, senza violenza e senza tormenti. Dioniso”.

Far rivivere il passato, impersonando un antico commerciante greco: ecco un esempio di animazione culturale, un modo forse non accademico di concepire la cultura, ma che può avere un impatto altrettanto importante e positivo.

Tutto ciò è stato reso possibile a Fratta da quel sapore di antico che in questo paese più che in altri si può respirare.

¹ Bastone nodato, sormontato di edera considerato dagli antichi un attributo di Dioniso, il dio dei banchetti.

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Come citare questo articolo

Raffaele Peretto. “Celebrando Dioniso”. Ventaglio Novanta, n. 5, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/celebrando-dioniso/

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