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STORIA - TRADIZIONI

Il Cristo Alluvionato

A Lama Polesine una Chiesa-Santuario accoglie un crocefisso apparso misteriosamente nel 1951 sulle acque della grande alluvione

di Paola Munaro

Ventaglio Novanta n. 60 2020 pp. 59–61

La seconda domenica di Giugno, a Lama Polesine viene celebrata la festa del “Cristo Alluvionato”: ha come importante riferimento di fede un crocefisso apparso misteriosamente sulle acque limacciose che nel 1951 allagarono il Polesine in seguito alla tragica rotta del Po.

Chi scrive ricorda bene quel triste periodo.

Con tanti polesani condivisi il drammatico evento.

L’alluvione

Rivivo quelle angoscianti giornate. Da venti giorni si susseguono piogge ininterrotte e i due fiumi Po e Canalbianco, canali e scoli sono pieni di acqua. Gli argini, fragili e melmosi, in più punti iniziano a franare; l’angosciante previsione di giorni funesti si fa sempre più certa.

La parola che ricorre spesso fra i nostri vecchi, che osservano il moto delle acque scuotendo la testa, è sempre quella, sommessa, quasi a scongiurarne la possibilità e la paura: “La Rotta”. “Presto il Po romperà gli argini”.

Frattanto anche gli scarni annunci della radio sono tutt’altro che confortanti: “Il Po è a livello strada; lungo le strade arginali e nelle parti più basse dei paesi sono sempre più frequenti i fontanazzi”.

Si vivono momenti di paurosa attesa, si dorme vestiti e con i fagotti pronti per sfollare in fretta, in perenne ascolto del rumore delle acque.

Il 14 novembre del 1951, mentre si pranzava, con gli occhi rivolti dalla parte del Po, ecco avanzare dai campi, con un ruggito rabbioso, la marea nera e melmosa. In un attimo tutto viene travolto e sommerso: si delinea un grande deserto di fango. Emergono solo le cime degli alberi. Fra pianti, urla disperate, richiami, sembra la fine del mondo.

Poche ore per spazzare via un paese, i progetti e le aspirazioni. Si procede all’evacuazione. I vecchi, i bambini e le donne vengono ospitati in paesi lontani; solo gli uomini rimangono a custodire le case per recuperare quel poco rimasto in piedi.

E a questo punto inizia la storia del Cristo.

Il misterioso crocefisso

Un nostro paesano, di Lama Polesine, sposato due giorni prima della rotta, temendo il peggio, aveva lasciato la moglie a Fasana, una piccola borgata fra Adria e Ceregnano ritenuta sicura.

Rimasto nel paese di Lama allagato a custodire la casa, il primo dicembre prende il coraggio a due mani e parte in barca verso Fasana per riabbracciare la sua sposa: unico riferimento le cime degli alberi ed i campanili. L’incontro fu commovente, ma era necessario tornare a Lama. Pertanto, risalito sulla barca, imboccò la via del rientro. Ad un certo punto, nel buio della sera, intravide sull’acqua limacciosa una forma indefinita ancorata ad un albero, ma non si fermò, perché la notte avanzava e temeva di non trovare la strada del ritorno.

Quella notte Duilio Braghin, questo il nome del protagonista della vicenda, non riuscì a dormire; aveva sempre davanti agli occhi quell’oggetto che galleggiava: gli sembrava che chiedesse il suo aiuto. Così di primo mattino partì con la barca per cercarlo. E, quale fu la sua sorpresa quando scoprì che era un crocefisso in legno!

Tremante e stupito lo recuperò, quindi lo portò a casa. Lo lavò, liberandolo dai detriti e dal fango ed al mattino dopo lo recapitò a Don Paolo Guidorizzi che pianse davanti a quel Crocifisso ed esclamò: “Cristo è venuto fra noi per aiutarci”.

Il parroco lo riconsegnò a Duilio Braghin, perché lo conservasse nella sua casa per il periodo dell’alluvione. In chiesa non si poteva accogliere perché era nella parte più bassa del paese completamente sommersa dall’acqua. Chiesa per modo di dire: era una vecchia sala da ballo riadattata a Chiesa.

I giorni dell’emergenza frattanto passarono. Iniziarono i grandi lavori di bonifica del Polesine allagato e, a poco a poco, si ricominciò a pensare ad un ritorno a giorni più sereni. A Lama nel frattempo cambiò il parroco. Subentrò Don Ferdinando Altafini che manifestò interesse per la vicenda del Crocefisso trovato nell’acqua dell’alluvione.

Dopo varie e vane ricerche per trovarne il proprietario, disse che quello era un segno di Dio che chiedeva di costruire una casa per Lui.

Una chiesa per il Cristo dell’alluvione

Tutto il paese, pieno di entusiasmo, si adoperò per far sì che questo sogno si avverasse. Ricordo bene il clima di speranza che ci coinvolse tutti, mentre il Polesine si stava riprendendo. Mandammo richieste di sostegno a tutta l’Italia, al presidente della Repubblica, alla regina D’Inghilterra, agli italiani all’estero, a tutte le banche, associazioni coltivatori, artigiani, al Papa, all’associazione industriali. Insomma, a tutti, compresi senatori, onorevoli, principi e principesse, divi del cinema e cantanti…

In canonica c’era un fervore incredibile: chi scriveva le lettere con le richieste, chi imbustava, chi attaccava i francobolli e quant’altro. Raggiungemmo così la cifra di quattro milioni di lire, quanto bastava per costruire le fondamenta, però mancava il terreno dove erigere il tempio.

A Lama era attivo uno zuccherificio con disponibilità di terreno non occupato dallo stabilimento. Don Ferdinando, il 7 aprile 1961, chiese al presidente dell’Eridania Zuccheri Dott. Domenico Borasio di intervenire. Ed il 9 giugno 1961 il consiglio d’amministrazione diede il benestare, donando alla parrocchia 2000 mq. di terreno, mentre il progetto della chiesa fu dono del professore architetto Vittorio Milan.

Acquistammo il cemento per costruire la “Chiesa del Cristo Alluvionato”, senza interrompere le richieste di denaro. Chi più chi meno, in tanti contribuirono con le offerte. Ben presto raggiungemmo la somma di ben dieci milioni di lire, utile per completare tutte le opere murarie.

Finalmente il 23 maggio 1963, festa dell’Ascensione, fu posta la prima pietra benedetta dal vescovo mons. Guido Maria Mazzocco.

Tutto sembrava procedere nel migliore dei modi, quando, a chiesa ormai completata, con grande disappunto vedemmo formarsi alcune crepe nei muri. Da una perizia di esperti, apprendemmo con grande dispiacere che la calce adoperata era avariata e l’edificio appena costruito risultava pericolante: bisognava procedere al suo abbattimento. Questo infausto evento si verificò nel corso del 1964.

Molta fu la delusione, la tristezza, la rabbia e la disperazione di tutti i paesani. Ma ben presto si rimise in moto l’impegno collettivo, cosicché, alla fine, dopo tante peripezie e molti debiti, nella notte del Santo Natale del 1968 si inaugurò la “Chiesa al Cristo Alluvionato”.

La Chiesa sorge al centro del paese, una grande vetrata artistica rievoca un Cristo che cammina sulle acque, un grande sagrato ed una piazza ampia e rotonda completano l’esterno.

All’interno del tempio il Cristo recuperato dalle acque sovrasta l’abside con le braccia protese, una esedra fa da contorno all’altare con i volti dei quattro evangelisti in mosaico, sotto, sulla facciata dell’altare, campeggia un grande volto del Cristo sempre in mosaico dono dell’ing. Milan.

La ricorrenza del Cristo Alluvionato

Ogni anno nella seconda domenica di giugno vengono programmati i festeggiamenti. Si parte dalla chiesa, con il Cristo addobbato con drappi e fiori e posto sopra un carro. Si procede quindi con la processione aux flambeau, sulla via verso il Canalbianco, mentre le case ai lati della strada si presentano illuminate da lumini e palloncini cinesi posti sulle finestre. Arrivati al fiume, dopo la benedizione, il sacerdote butta nelle acque una piccola croce a simbolo del suo ritrovamento. Quindi, pregando, si ritorna alla chiesa per la Santa messa.

Nei primi anni l’evento attirava tanta gente da tutti i paesi vicini e richiamava paesani che si erano trasferiti lontano, ma che avevano vissuto la catastrofe dell’alluvione e contribuito alla costruzione del tempio; per loro era come un pellegrinaggio per chiedere grazie e ringraziare.

Per molti anni la festa del Cristo Alluvionato è stata l’evento più importante della nostra comunità, ma con il ricambio delle generazioni e la carenza di sacerdoti, purtroppo il culto del Cristo va scemando. Negli ultimi anni si celebra solo la Messa in chiesa e la processione è stata sostituita con la benedizione dei crocefissi portati da casa.

C’è però da sottolineare il fatto positivo che da quattro anni la chiesa del Cristo Alluvionato è stata insignita del titolo di Santuario, ed il Cristo continua a proteggerci con il suo abbraccio. A voi, che leggete questo mio scritto, mando l’invito di visitare la nostra chiesa e chiedere grazie al Cristo dell’alluvione.

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Come citare questo articolo

Paola Munaro. “Il Cristo Alluvionato”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-cristo-alluvionato/

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