Dopo Sant’Antonio nel 2014 e San Valentino nel 2018, ora anche San Teobaldo avrà un volto. A tal fine l’urna che contiene i resti scheletrici del Santo, collocata nella chiesa di San Giovanni Battista a Badia Polesine, è stata riaperta il 26 giugno, e i primi rilievi sono stati condotti da un gruppo di studiosi dell’università di Padova.
La ricognizione del corpo di San Teobaldo è la decima nella storia e la seconda condotta dall’ateneo di Padova, dopo quella del 1972 guidata dall’antropologo Cleto Corrain. Lo studio ora, oltre a dare una fisionomia al Santo (che probabilmente morì di lebbra nel 1066) potrebbe contribuire anche a fornire nuove informazioni sulla diffusione della malattia in Europa.
L’idea di ricostruire il volto di San Teobaldo di Provins scaturì nel 2018, nell’ambito delle Giornate di Studio Teobaldiane (XII edizione), tenutesi a Saint Thibault des Vignes, in Francia. Ogni anno si ritrovano studiosi francesi e italiani per aggiornarsi sulle continue scoperte intorno alla figura e al culto del Santo, di origine francese. Il gruppo – di cui fanno parte Alberto Cogo di Sossano e Giorgio Soffiantini di Badia Polesine che da anni promuove studi e iniziative per la valorizzazione della figura del Santo – lo scorso anno lanciò la proposta di eseguire la ricostruzione facciale di San Teobaldo e la soluzione venne trovata in Italia, a Padova. Successivamente la Parrocchia di San Giovanni Battista di Badia Polesine, nella persona del parroco don Alex Miglioli, decise di portare a compimento la realizzazione di questo progetto e a tal fine vennero contattati gli studiosi di Padova che, dopo un’analisi di fattibilità e un sopraluogo a Badia Polesine, hanno accettato con interesse.
Mercoledì 26 giugno quindi, alla presenza di una commissione canonica appositamente costituita dal Vescovo Pierantonio Pavanello, è stata aperta l’urna del Santo posta sull’altare a lui dedicato in chiesa a Badia Polesine. Riaperta la cassa che contiene le reliquie si è proceduto all’ispezione delle stesse e all’esecuzione di tutti i rilievi opportuni che saranno utilizzati per la ricostruzione facciale.
“I resti di S. Teobaldo sono molto interessanti dal punto di vista scientifico, perché sono associabili a una corposa serie di notizie storiche sulla vita e sulle vicende delle sue spoglie – ha sottolineato Alberto Zanatta che fa parte del gruppo di lavoro con Nicola Carrara, Cinzia Scaggion, Monica Panetto, Gilberto Artioli dell’Università di Padova e Luca Bezzi di Arc-team s.r.l. . Questa situazione è eccezionale, dato che molto spesso si lavora con resti umani privi di questo corredo di notizie.
Dal punto di vista antropologico le ossa sono preziose, perché le cronache non menzionano mai la sepoltura e quindi esse non dovrebbero essere andate incontro ai processi degenerativi che avvengono naturalmente durante la deposizione a terra. Gli studiosi infatti ritengono di poter lavorare su ossa in ottimo stato di conservazione e ben leggibili. “È proprio questo elemento – ha aggiunto Nicola Carrara, coordinatore del gruppo – a permetterci di essere ottimisti anche sulla qualità del Dna che andremo a estrarre: esso ci aiuterà a inquadrare l’area di provenienza del Santo e a verificare la presenza o assenza genetica del Mycobacterium leprae, agente della lebbra. Le cronache riportano infatti che San Teobaldo morì a causa di questa malattia: se così fosse, avremo un dato scientifico che mostrerebbe la presenza in Europa di questa infezione almeno 100-150 anni prima della grande epidemia di Peste Nera che colpì il continente nel XIV secolo”.
Durante le indagini del 26 giugno gli studiosi hanno prelevato dai resti scheletrici di San Teobaldo micro-campioni di polvere d’osso per l’analisi genetica ed hanno condotto uno studio antropologico preliminare dei resti dal quale hanno potuto già determinare che si tratta di ossa appartenenti ad uno stesso individuo, di sesso maschile, altezza m. 1.70-1.75 e di età compresa tra i 30 e 35 anni. Quest’ultima informazione conferma l’attendibilità dell’età attribuita a san Teobaldo dalla maggior parte degli storici: 33 anni.
Ora gli studi continueranno a Padova: è previsto lo studio del DNA per definire il colore dei capelli, degli occhi, il tipo etnico e la presenza di eventuali agenti patogeni. Seguirà la ricostruzione facciale forense con tecniche digitali e la preparazione di un video 3D del viso ricostruito.
Lo studio è stato fortemente voluto dalla comunità ecclesiastica e locale: le indagini sono finanziate da Lions Club Badia Adige Po, CRAB-Circolo Ricreativo Anziani Badia, Società Operaia, Associazione Inter Club, Associazione Arma Aeronautica, Associazione Amici di San Teobaldo, Proloco, Centro Turistico Giovanile di Badia e dalla comunità di Sossano.
Al termine dei rilievi effettuati dagli studiosi, le reliquie sono state poste in un’urna di cristallo appositamente predisposta per la conservazione definitiva delle stesse. L’urna è stata così esposta per 2 giorni in chiesa per tutti i fedeli. Successivamente la cassa è stata riposta nell’urna di marmo, richiusa con una lastra di vetro antisfondamento, in modo da renderla visibile al culto.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Giorgio Soffiantini. “Le reliquie di San Teobaldo”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-reliquie-di-san-teobaldo/