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NARRATIVA

Il mio Polesine

Incontro con Patrizia Ghio, ligure di nascita, da anni connaturata alla nostra terra

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 5 1992 pp. 86

Ligure di origine, ma da quindici anni residente a Taglio di Po, Patrizia Ghio ha incominciato ad avvicinarsi al mondo dell’arte fin da adolescente con la pittura e le poesie. Ebbe il suo primo importante riconoscimento a 16 anni, partecipando al Concorso di poesie bandito dal Centro Culturale “Autori Polesani” di Rovigo, in cui risultò vincitrice e venne premiata presso l’Accademia dei Concordi dall’Associazione di poesia italiana “Dante Alighieri” di Roma.

Finite le scuole superiori frequentò la Facoltà di Materie Letterarie di Padova e contemporaneamente si dedicò all’attività giornalistica collaborando con varie testate tra cui: l’Alto Adige, La Risposta, Ventaglio Novanta, Vivere a Venezia. Nel 1988 vinse il Concorso di Assistente di Biblioteca che ricoprì fino al Luglio 1991, quando decise di lasciare l’incarico per dedicarsi completamente agli studi e all’attività letteraria. Attualmente lavora come addetta alle P.R. di un’azienda turistico-immobiliare nell’Isola di Albarella.

Ci incontriamo con l’autrice per una breve intervista introduttiva alla pubblicazione dei suoi racconti.

– Cosa significa per lei, scrivere?

“Scrivere, per me, significa vivere, è il mio naturale modo di esprimermi. La parola parlata e soprattutto scritta è espressione del mio essere, della mia esistenza.

Il mondo dell’espressione artistica offre un vantaggio: in esso non esistono i finti, assurdi problemi e le ipocrisie della quotidianità, ogni cosa è fascino, ricerca di perfezione, idealità. Ed è per queste ragioni che vi sento immediata la mia appartenenza”.

– Quale settore letterario predilige?

“Un famoso giornalista diceva: «Chi scrive deve saper scrivere su tutto, anche sulla vita di una pulce». Quindi, in questi anni ho affrontato vari argomenti, dalla politica allo sport, alle problematiche sociali. Ma il settore che sento più mio è quello della critica, in particolare letteraria e cinematografica. Negli anni dell’adolescenza ho sentito molto la poesia come prima forma espressiva, riconoscendo poi la mia vera dimensione letteraria nella narrativa, con la creazione di racconti e novelle”.

– Quali sono i temi da lei più sentiti?

“Credo che interprete e protagonista di questo periodo storico sia la figura della donna, indagata soprattutto in letteratura con una nuova intensità.

Accanto alle problematiche femminili, sono attratta dai temi esistenziali, ed inoltre, quasi in antitesi con la mia apparenza forte e decisa, sento il turbamento dell’incedere del tempo, del fluire dell’esistenza, del dramma del nostro essere dei condannati a morte.

Il Polesine, anche se non è la mia terra d’origine, mi ha molto affascinato e coinvolto: il suo paesaggio, languido e abbandonato, è per me fonte di riflessione e creatività che si riversano nella mia produzione letteraria”.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Il mio Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 5, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-mio-polesine/

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