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STORIA - TRADIZIONI

Il Palazzo del Monte dei Pegni

Previsto un importante intervento di risistemazione dello storico edificio badiese per accogliere la Collezione Balzan

di Davide Zagato

Ventaglio Novanta n. 51 2015 pp. 62–65

L’undici settembre 2014 è stata inaugurata a Badia Polesine, presso il Teatro Sociale, intitolato a Eugenio Balzan, l’importante mostra formata dalla singolare raccolta di quadri appartenuta al famoso personaggio badiese, che fu redattore ed amministratore del Corriere della Sera tra le due guerre, e si stabilì in Svizzera dagli anni ‘30 alla morte avvenuta nel 1953.

La collezione, esposta nel Ridotto del Teatro, annovera 49 quadri di alcuni degli autori più importanti del panorama pittorico italiano di fine Ottocento ed inizio Novecento, ed è attualmente di proprietà della Fondazione Internazionale Balzan con sede a Zurigo.

Badia Polesine, città nella quale Eugenio Balzan ha visto la luce e nella quale ha voluto essere sepolto, ha accolto con grande soddisfazione la pregevole collezione d’arte (vedasi “La collezione Eugenio Balzan” in Ventaglio n.50, pag. 36 e successive). Una pregevole raccolta che fu custodita al sicuro in Svizzera durante la guerra, giunta poi in Italia per una esposizione a Venezia e successivamente conservata, fino al 2014, presso la sede di Milano della Fondazione Internazionale Balzan Premio. ¹

Le opere, attualmente in mostra nel Ridotto del Teatro, sono in attesa dei finanziamenti necessari per una più idonea e definitiva esposizione nella rinnovata sede di Palazzo Monte dei Pegni, ora Museo Baruffaldi, in Piazza Vittorio Emanuele II, edificio per il quale è previsto un importante intervento di risistemazione.

L’edificio e la memoria

Palazzo Monte dei Pegni, costruito tra il 1620 ed il 1630 di fronte alla sede comunale, rappresenta la memoria storica di Badia Polesine. Prima sede dell’archivio comunale, poi sede del Collegio dei Notari ed in seguito fino agli anni ‘30 occupato dal Monte dei Pegni.

La costruzione è una presenza significativa, nel cuore del Centro Storico, un edificio massiccio, che si sviluppa su tre piani fuori terra, connotato da cinque ampie arcate che caratterizzano un pregevole spazio porticato su piazza insieme ad una galleria centrale passante.

Le arcate del piano terra, in continuità con i percorsi pubblici, riprendono le caratteristiche dei portici che conducono lungo Via Sant’Alberto e Via degli Estensi, fino a Palazzo degli Estensi e lungo Via San Giovanni, fino ai palazzi Rosini e Bassi.

Sulla facciata principale nove ampie finestre sono disposte su due piani.

I paramenti esterni hanno subito drastiche manomissioni: un’antica decorazione parietale a riquadri forniva profondità e movimento agli elementi della facciata come risulta da un disegno pubblicato nel 1893.

Nel 1970 il Comune ha promosso una complessa opera di restauro: dal 1977 l’edificio ospita il Museo Civico A. E. Baruffaldi, centro di cultura e di memorie storiche legato alla Città e al Polesine.²

A conferma della vocazione espositiva, fin dagli anni ‘70 una delle sale del secondo piano denominata “del Bonsignori” contiene la grande tela dell’Ultima Cena attribuita a Girolamo Bonsignori (XVI sec.).

La Collezione Balzan approderà nel Museo rinnovato

Esperire la Collezione è un viaggio alla scoperta del grande personaggio badiese che ad essa ha dato vita.

Eugenio Balzan (Badia Polesine 1874 – Lugano 1953), mecenate e collezionista, privilegiò artisti ed opere che si collocano, soprattutto in Italia, tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

Balzan, in equilibrio anche con una certa sensibilità patriottica, forma una raccolta di quadri di notevole interesse: il corpus dei dipinti esprime e comunica lo stretto rapporto con il mondo della cultura al quale il collezionista si sentiva legato, le intense relazioni con letterati ed artisti a Milano, gli intrecci culturali tra Canton Ticino e Lombardia.

I diversi temi (composizioni di figura, paesaggi, vedute di città, rappresentazioni di animali e uomini al lavoro) sono un riflesso del suo mondo concreto e laborioso e al tempo stesso sono un preciso riferimento dell’ambito storico ed artistico entro il quale lo spirito collezionistico si muove. Eugenio continuerà ad implementare la raccolta anche dopo il trasferimento in Svizzera, nel 1933.

Il progetto museografico sottolinea la bellezza delle singole opere ma soprattutto intende valorizzare l’intero ambito della raccolta³ giunto integro fino ad oggi grazie alla determinazione del collezionista, nonché della figlia Lina e della Fondazione Internazionale Balzan.

Il percorso espositivo è studiato per accompagnare il visitatore lungo l’itinerario di formazione temporale della raccolta: dalle prime opere acquistate ed esposte nelle sale del primo piano, che formano il nucleo originario dal 1917 alla fine degli anni ‘20, alle opere acquisite negli anni ‘30 fino al 1944 collocate nelle sale del secondo piano.

Attraevano maggiormente Balzan i temi del tardo Romanticismo italiano insieme agli esponenti del naturismo pittorico del secondo ‘800, i soggetti della pittura di genere e del paesaggio, secondo i criteri collezionistici tradizionali in voga nell’alta borghesia del periodo.

Considerando gran parte dei soggetti rappresentati, è evidente che la sensibilità del collezionista è orientata verso le scuole regionali di fine ‘800 (emerge spesso il confronto tra scuola napoletana e scuola lombarda-veneta). Il legame affettivo con il Veneto non risulta mai interrotto: la presenza di opere di soggetto e di scuola veneta permea tutta la collezione.

Esporre l’intero corpus della Raccolta in questa sede non è solo una questione di radici culturali ma soprattutto significa implementare il valore della stessa restituendone unitarietà.⁴

NOTE

1. 1. Nel 2007 una mostra al Centro culturale svizzero di Milano sottolineò l’importanza della raccolta in Italia e non solo.

2. Il Museo Civico A. E. Baruffaldi sarà trasferito in una nuova, idonea, sede presso l’Abbazia della Vangadizza.

3. Dal punto di vista museografico questo studio, in generale, riflette sull’importanza dei “casi minori” del patrimonio museale italiano o meglio meno indagati delineando i contorni poco noti di una realtà articolata.

4. Comune di Badia Polesine, Assessorato alla Cultura, Palazzo Monte dei Pegni, studio di fattibilità per il riuso e la sistemazione interna della nuova sede della Collezione d’Arte Eugenio Balzan, 2010. Progetto architettonico e museografico: arch. Davide Zagato, arch. Giovanna Bordin.

BIBLIOGRAFIA

– Giovanna Ginex, Storia di una collezione d’arte tra Ottocento e Novecento. La Raccolta Eugenio Balzan, Corner Banca, Fontana Print, Pregassona-Lugano, 2006;

– Neil Kotler, Philip Kotler, Marketing dei Musei. Obiettivi, traguardi, risorse, edizioni Comunità, Torino, 1999;

– Renata Broggini, Eugenio Balzan 1874-1953. Una vita per il “Corriere”, un progetto per l’umanità, RCS Libri S.p.A., Milano, 2001;

– Documento video sulla vita di Eugenio Balzan con intervista a Renata Broggini: http://www.youtube.com/watch?v=1SxollE9XaU

– Renata Broggini, Il concittadino ritrovato in Beni Culturali e Ambientali in Polesine n. 7, dicembre 2003, pagg.77-79 in http://www.comune.badiapolesine.ro.it/In-

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Come citare questo articolo

Davide Zagato. “Il Palazzo del Monte dei Pegni”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-palazzo-del-monte-dei-pegni/

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