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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Il Polesine e il cinema d’autore

Alla 69ª Mostra d’arte cinematografica di Venezia, presentata una mostra, destinata a divenire itinerante

di Ventaglio Novanta

Ventaglio Novanta n. 46 2013 pp. 159–161

La 69ª Mostra d’arte cinematografica di Venezia ha ospitato un’importante iniziativa partita da Rovigo, in cui è di scena il Polesine: una mostra fotografica che ripercorre le tappe più importanti della cinematografia, dal suo esordio ai giorni nostri, in cui la terra tra i due fiumi si presenta come culla del cinema d’autore.

Un percorso – proposto dalla mostra curata da Marco Di Lello per Accademia Veneta dello Spettacolo, Fondazione Rovigo Cultura e Polesine film commission – che parte da “Ossessione” di Luchino Visconti, precursore ed anticipatore del Neoerealismo italiano, per arrivare alle ultime fatiche del regista padovano Carlo Mazzacurati con la sua “Giusta distanza”.

Tra i partner che hanno sostenuto l’evento anche il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) di Roma, promotore ogni anno a Taormina del celebre “Nastro d’argento” assegnato ad attori, registi, sceneggiatori e direttori della fotografia. E il segretario nazionale Romano Milani, intervenuto alla cerimonia di inaugurazione, assieme all’assessore del Comune di Rovigo Paola Nezzo e al presidente della Polesine Film Commission Angelo Zanellato, ha spiegato come l’ambiente del Delta del Po sia particolarmente suggestivo per la cinematografia ricordando alcuni film di grande spessore artistico anche se, nella maggior parte dei casi, poco incentivanti sotto il profilo della resa economica ai botteghini dei cinema.

Un lavoro lungo e meticoloso quello realizzato da Marco Di Lello, curatore della mostra per conto dell’Accademia Veneta dello Spettacolo, attraverso due anni di ricerche presso le principali cineteche nazionali, archivi storici di enti pubblici e privati, per raccogliere interessanti fotografie di scena ed inediti sul set dei film che hanno segnato indelebilmente la storia del cinema nazionale.

La mostra – che partita da Venezia diverrà itinerante – inizia con “Ossessione” di Luchino Visconti e “Gente del Po” di Michelangelo Antonioni. Il neorealismo e il documentarismo muovono i primi passi nel delta del Po, portando sullo schermo un territorio che si dilata nello spazio e nel tempo, offrendo spunti paesaggistici ed emozionali.

La grande epoca del documentarismo inizia proprio negli anni Trenta grazie a “L’Unione Cinematografica Educativa” (LUCE) che non ignora il Polesine. Nel 1943 Michelangelo Antonioni gira “Gente del Po”, il suo primo cortometraggio di impronta documentaristica che sarà terminato solo nel 1947.

Qualche anno più tardi, nel 1951, Florestano Vancini immortala il delta del Po e le sue problematiche sociali nel pregevole documentario “Delta Padano” assieme a Renzo Renzi che invece ambienta, sempre nello stesso anno, “Quando il Po è dolce”.

Il documentarismo rappresenta un aspetto da non sottovalutare quando si parla di cinema in Polesine soprattutto per il prolifico ed attivo Vancini che torna a rivolgere l’obiettivo della sua 16 millimetri al delta con “La capanna sulla sabbia” e “Dove il Po scende”, entrambi del 1955.

Grazie alla collaborazione tra l’Accademia veneta dello spettacolo di Rovigo e la Fondazione cineteca di Milano, questi ultimi due documentari sono stati recuperati per un primo lavoro di digitalizzazione e sono visibili a corollario di questa mostra sul cinema nel delta del Po.

Il cinema neorealista fa una seconda tappa in Polesine nel 1946 con “Paisà” di Roberto Rossellini in cui l’ultimo episodio è ambientato alle foci del Po. Un percorso, quello che Rossellini propone attraverso “Paisà”, che attraversa il nostro Paese nel culmine della seconda guerra mondiale e della guerra fratricida che ha macchiato soprattutto il nord d’Italia.

“Il legame forte con la letteratura arriva con “Il mulino del Po” dall’omonimo romanzo di Riccardo Bacchelli. Sia Alberto Lattuada che Sandro Bolchi si cimentano nella restituzione cinematografica del grande romanzo, girando entrambi in alcune località polesane”¹. Nel 1948 Lattuada gira tra le provincie di Mantova, Rovigo e Ferrara. Nel 1962 Sandro Bolchi realizza la riduzione televisiva del “Mulino del Po” che andrà in onda in cinque puntate a partire dal 1963.

Gli anni ‘50 portano una ventata d’aria nuova, il Neorealismo entra nella sua fase discendente proprio a causa di un esaurimento dei temi che l’hanno principalmente contraddistinto: la fine della guerra, la vita difficile e le problematiche della società italiana dell’immediato dopoguerra.

Con la Commedia degli anni ‘50 e ‘60 arrivano in Polesine grandi registi e attori. Nel 1954 Soldati dirige “La donna del fiume” con una giovanissima ed esordiente Sophia Loren affiancata da Rick Battaglia. Film drammatico ambientato nel delta tra le provincie di Rovigo e Ferrara.

Poi è la volta di Luigi Comencini con “Tutti a casa”, dove un Alberto Sordi nei panni di un ufficiale sbandato nel 1944, si trova a ripercorrere con alcuni sui suoi ex soldati, l’Italia attraversata dalla guerra civile. Nel Polesine affronterà il problema della borsa nera. Siamo negli anni d’oro della Commedia all’italiana con un grande attore come Alberto Sordi.

Marcello Mastroianni e Rosanna Schiaffino sono, invece, i protagonisti del film d’esordio di Casadio “Un ettaro di cielo”. Commedia surrealista e fantasiosa che prende molto dallo stile felliniano e che porta in un paesino immaginario della pianura padana del delta del Po, un venditore ambulante che non propone nè articoli per la casa, nè tantomeno abiti o generi alimentari: vende porzioni di cielo ad un gruppo di ingenui vecchietti del luogo.

L’incomunicabilità di Antonioni si fa sentire con “Il grido”, un film che rappresenta il risultato più alto della prima fase del cinema del Maestro ferrarese. In questo film il cineasta “dell’incomunicabilità” mette in evidenza, tramite il personaggio di Aldo, la disperazione d’amore, il peregrinare alla ricerca di un qualcosa che non si trova, attraverso un ambiente caratterizzato da un’atmosfera cupa, nebbiosa, umida, di malessere, “in cui tutto concorre a creare un senso di ansia, di crisi”².

La vita nel delta, i pescatori del Po e delle valli sono i protagonisti di “Scano Boa” di Renato Dall’Ara con Carla Gravina. Il difficile vivere delle genti del delta è determinato anche dalla cattura di uno storione, il pregiato pesce che può stabilire la sopravvivenza di un pescatore e della sua famiglia. Dall’Ara si cimenta nel duplice lavoro filmico sia con il lungometraggio che con un documentario omonimo realizzato nel 1954.

Con “L’Agnese va a morire” si torna indietro nel tempo con una storia ambientata negli ultimi anni della seconda guerra mondiale. Giuliano Montaldo porta sullo schermo l’attrice Ingrid Thulin nei panni di Agnese, una coraggiosa massaia che si trasforma in staffetta partigiana al fianco di un altro grande attore che, proprio in Polesine ha debuttato: Massimo Girotti. Anche in questo caso c’è un legame con la letteratura; l’omonimo romanzo di Renata Viganò.

Non solo guerra, partigiani e sofferenza. Il Polesine e il delta diventano l’ambientazione ideale degli anni ‘30 con “La vela incantata” di Mingozzi, un percorso “on the road” attraverso la pianura, che fa rivivere le emozioni del cinema muto sul finire degli anni ‘30. Massimo Ranieri, nei panni del protagonista, porta le emozioni dei film girando di corte in corte, di paese in paese, stendendo quel telo bianco sul quale prenderanno vita le immagini di un sogno di celluloide.

Sempre negli anni ‘80 Rovigo torna ad essere oggetto di interesse cinematografico con “Cornetti alla crema”, film “trash” con Lino Banfi ed Edwige Fenech.

Fortunatamente un giovane regista padovano agli esordi, tanto innamorato del Po e degli spazi sconfinati, ambienta il suo primo film nel delta polesano. E’ Carlo Mazzacurati che con “Notte italiana”, un giallo-noir che ha per protagonisti Mario Adorf e Marco Messeri, anticipa di alcuni anni le problematiche che saranno poi oggetto di discussione da parte della politica locale: la centrale elettrica e la nascita del parco regionale del delta del Po. Mazzacurati tornerà in Polesine anni dopo con alcune ambientazioni de “Il Toro” con Diego Abatantuono e, infine, nel 2007 con l’apprezzato e premiato film “La giusta distanza”, finalista alla Mostra del cinema di Roma che affronta il problema dell’integrazione da parte di un meccanico tunisino che si innamora di una ragazza giunta nel delta per lavoro, il tutto visto dagli occhi di un giovane esordiente giornalista”..

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Come citare questo articolo

Ventaglio Novanta. “Il Polesine e il cinema d’autore”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-polesine-e-il-cinema-dautore/

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