Castelmassa è un paese rivierasco che sorge sulla sinistra del Po, nell'estremo alto Polesine. Ha dovuto lottare spesso per avere delle vie di comunicazione, al fine rompere l'isolamento. In passato si è a lungo sperato in una ferrovia che la collegasse in provincia con Badia, o S.M. Maddalena, o ancora in regione con Legnago; ma quando al di là del Po è sorta una linea ferroviaria emiliano-lombarda, la Ferrara-Suzzara, ci si è accontentati (né la cosa è stata facile) di richiere un ponte che portasse i Castelmassesi ed i Castelnovesi a raggiungere tale linea nella stazione di Sermide.
Non esisteva ancora il ponte quando il "mantuàn" di Poggio Rusco Boschetti Adelelmo portò la sua sposa Carreri Isabella nella nuova casa a Massa Superiore (il nome di Castelmassa è posteriore, coniato durante un passeggero idillio con Castelnovo Bariano). Correva l'anno 1894.
Proprio un secolo fa dunque i due coniugi "passarono" il Po a Sermide dove il "Passo volante" era lentamente ed abilmente pilotato dal Passatore, dalla forza della corrente e dai cavalli sulla riva opposta. Carreri Isabella dette l'addio di manzoniana memoria alla sua terra natia, allontanandosi, tra fagotti e bauli, sulla zattera.
Il ponte in chiatte sarà inaugurato otto anni dopo, il 6 novembre 1902. Ma della sua realizzazione si era cominciato a parlare già alla fine della terza guerra d'indipendenza. Concluso l'esaltante ciclo risorgimentale, nel 1866, il primo problema che si impose ai governanti fu infatti quello di amalgamare le regioni e le popolazioni delle opposte rive del Po, attraverso le comunicazioni. Per quanto riguarda il comune di Castelmassa, i documenti d'archivio abbondano di verbali, richieste, comizi, relazioni progetti sull'argomento.
Alcuni esempi:
1868 (28 agosto) Il comune di Legnago interessa quello di Massa per appoggiare il progetto della ferrovia Bologna-Legnago-Verona.
1875 Linea Bologna-Cento-Finale-Sermide-Massa-Legnago: tra i numerosi documenti "Relazione a stampa al Consiglio provinciale di Bologna nella seduta del 25 novembre 1875" Opuscolo ferrovia Bologna-Legnago, tratto dal "Nuovo Alfiere" di Bologna-mensile datato febbraio 1877).
1876 Viene inaugurata la "strada ferrata" Adria-Rovigo-Legnago. Nel contempo la strada Massa-Badia viene promossa al rango di "Strada Provinciale".
1877 Un nutrito carteggio documenta la istituzione della "Messaggeria Postale" che, "con legno a due cavalli", da Ostiglia e per Massa, fa capo alla stazione di Badia.
1878 Si progetta (soltanto!) la "guidovia" Ostiglia-Massa-Badia.
Un fatto importante in sè e determinante per il nostro Ponte si verificò nel 1888: a Sermide "sfrecciano le vaporiere della Ferrara-Suzzara a 30-40 Km orari, sbalordendo la povera gente".
La reazione nell'alto Polesine fu pronta: si costituì una commissione di cittadini per realizzare un efficiente collegamento per accedere alla nuova stazione ferroviaria di Sermide. Si fecero appelli alle Deputazioni di Mantova, Ferrara, Modena nonché alla amministrazione ferroviaria della linea Suzzara-Ferrara, allo scopo di ottenere un contributo finanziario; si calcolò la spesa, la posizione del Ponte. Tutto ciò sempre in collaborazione tra i Comuni di Massa e di Sermide; (documenti ott. nov. 1897). Più tardi Sermide non aderirà al Consorzio Esecutivo limitandosi a fornire un contributo, probabilmente in considerazione che la sponda sinistra aveva maggiore interesse al collegamento.
Determinante l'interessamento del concittadino massese on. Severino Sani, deputato al Parlamento. Il progetto tecnico allestito dall'ing. Oliviero Bianchi, definisce le caratteristiche del ponte: "lungo m. 570 è costituito di 48 chiatte, formate da 96 barconi, lunghi m. 12 e larghi m. 3, costruiti in larice per la parte immersa ed in rovere per quella emergente. "Il pavimento, largo m. 5, è di Olmo. Il ponte ha forma arcuata, contro corrente, di m. 8".
La costruzione fu affidata alla Ditta F.lli Poli di Chioggia e costò la somma di L. 226.538,77, compresa la costruzione della rampa d'accesso.
Il mattino del 6 novembre 1902 ebbe luogo l'inaugurazione solenne, alla presenza delle Autorità locali, del R. Prefetto di Mantova, dell'on. Sani e dell'avv. Ugo Maneo, oratore ufficiale; a metà ponte fu tagliato il nastro tricolore per significare che "l'immemorabile divisione di due Province, era demolita per sempre".
Il pittore Achille Beltrame dedicò all'avvenimento la pagina a colori della facciata della Domenica del Corriere (n. 47 – 23 nov. 1902).
Nel frattempo Carreri Isabella in Boschetti, che a Massa gestiva una "Osteria", aveva sfornato ben tre figli maschi e, quando andava a "vedere" i suoi a Poggio Rusco, la bella famiglia partiva in calesse guidato dal Boschetti Adelelmo; la graziosa cavallina tamburellava i suoi zoccoli sull'impiantito, riducendo la sua andatura quando imboccava il ponte di chiatte. Sul ponte, pena la contravvenzione, i quadrupedi dovevano infatti procedere rigorosamente al passo.
La Tariffa per passare il ponte a piedi era di L. 0,15. La paga giornaliera dei pontieri era di L. 1,75. I pontieri, in numero di due, dovevano trovarsi sul ponte un'ora prima del levarsi del sole, e non potevano assentarsi se non dopo due ore dal tramonto. I pontieri od esattori, si alternavano di dodici in dodici ore. Si poteva constatare la loro capacità ed il loro impegno nelle manovre di apertura e chiusura del ponte al passaggio dei convogli fluviali, nella manutenzione e riparazione delle numerose barche, nello smantellamento e ripristino del ponte allorché il livello delle acque superava il limite, o i lastroni di ghiaccio insidiavano le chiatte.
La scoperta di una gradevole atmosfera fluviale richiamò più volte feste, complessi bandistici, raduni e gare ciclistiche.
Dal '22 al '24 tutte la barche di legno furono rimpiazzate da barche in cemento. Il 1929 è una data storica: gelarono le acque del Po. Il ponte fu smontato, ma le barche subirono danni gravissimi. Nella strettoia a valle dell'Isola Schiavi la coltre di ghiaccio era così spessa che la gente attraversava il fiume a piedi.
Si arriva al 1944; in piena guerra, il 15 luglio una pioggia di bombe colpisce in pieno il ponte di barche. È la fine! Testate malconce, qualche troncone parzialmente sommerso. Viene attivato un traghetto militare, ma ben pochi lo usano.
Solo più tardi, con la pace, ritorna la voglia di ricominciare, di costruire. Nel 1947 la Direzione dello Zuccherificio di Sermide provvede a riattivare il collegamento: potrà così contare sull'apporto delle barbabietole polesane.
Con la guerra la società di Navigazione Fluviale ha perduto i rimorchiatori "Generale Mattei" e "Milano" che, macinando l'acqua con le enormi pale e percuotendo l'aria con il suono prolungato delle sirene, solcavano maestosamente le nostre acque. Compaiono ora imbarcazioni sempre più grandi e capaci.
Gli anni tranquilli vengono interrotti da ricorrenti piene. La più tristemente famosa fu quella del 1951 per la disastrosa alluvione che colpì il medio e il basso Polesine. Nel 1961 un'altra piena determinò guai seri: contro le chiatte del ponte si vengono repentinamente ad ammassare molte fascine rapite più a monte dalla corrente: travi e catene che legano il ponte improvvisamente si schiantano; esso si divide in tre tronconi che si allineano lungo il filo della corrente e si avviano velocemente, trascinando gli ormeggi di cemento armato che arano il fondo. A bordo ci sono i pontieri, altri li seguono in motoscafo: riescono a sganciare via via le chiatte e ad ancorarle lungo le rive; alcuni relitti travolgono gli impianti del traghetto di Calto, altri infilano il varco, aperto precipitosamente, del ponte di Ficarolo. Alla fine le chiatte del ponte di Castelmassa risultarono disseminate lungo un percorso di 22 Km.
Fu questa l'ultima avventura. Una decisione Governativa decreterà la sostituzione di tutti i ponti in chiatte con manufatti in cemento.
E il 19 luglio 1971 fu inaugurato il nuovo ponte.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Liliana Boschetti. “Il ponte di Castelmassa”. Ventaglio Novanta, n. 11, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-ponte-di-castelmassa/