Nasce nel 1933 a Lendinara Mario Bernardinello, che ancora fanciullo si trasferisce con la famiglia a Milano, dove tuttora svolge la sua splendida ricerca artistica, inizialmente contrassegnata da una pittura figurativa di tipo classico che progressivamente si è vista impegnata in una destrutturazione informale dell’elemento reale. Le letture semantiche hanno quindi ceduto il passo alle chiavi dell’astrazione, giungendo oggi a configurarsi come transvisionismo, nuovo ambito di indagine artistica il cui manifesto, costituito nel recente 1995, ha visto, nel rinnovo dei paradigmi dell’astratto convenzionale, la possibilità di essere condotto ad una facoltà espressiva tale da permettere un dialogo continuo e sempre nuovo tra l’opera e l’osservatore.
L’opera di Mario Bernardinello parla infatti con cento volti e mille voci. Il tema viene a costituirsi di volta in volta come la risultante mobile tra quanto in essa si evoca, e quanto si muove poi nella sensibilità soggettiva dell’osservatore. Si tratta di espressioni che riportano a figure archetipe, a dinamiche interiori che possono combinarsi in infiniti modi nell’individuo, ma che appartengono all’essere umano come specie.
L’immagine si proietta al di fuori della materia in cui si fonde, in un impatto cromatico forte o nel movimento incisivo del gesto pittorico che è sempre potente nel richiamare ciò che nasconde l’inconscio dell’individuo, sollecitato da naturali ed irriducibili spinte verso una propria consapevolezza.
Si sente così, in quest’Arte, un mezzo per esplorare i propri moti di energia, che percepiti nel sè come flussi fusi ed indistinti, immancabilmente tendono ad emergere dallo stato magmatico per potersi differenziare nella coscienza, ed identificarsi ad un livello superiore.
Chi guarda, attiva in sè un occhio interiore, condotto ad un confronto personale con quanto sente nel proprio cuore. Un occhio interno che si spalanca per percepirne gli impulsi originari, le dinamiche naturali. O che si rispecchia in immagini ancestrali, legate ai percorsi del passato, alla memoria storica dell’Autore, recuperata ed elaborata per dar vita ad echi nuovi nel presente.
Nell’opera si trattiene tutta la poesia dei colori nati e diffusi nella natura. La liricità del sentimento di quanto c’è in essa di originario e di puro, che si avviluppa ed interseca come in un ventre materno tra graffi, sovrapposizioni ed intersezioni di colore, spesso scelto per rappresentare paesaggi, dimensioni ambientali.
Ma la visione esteriore sottende all’analisi di mondi psichici, a sentimenti dello stato spirituale, in una tensione compresente all’idea intrinseca della loro imminente apertura. Di un loro schiudersi tra tenuità cromatiche, tipiche di toni propri di una primavera perpetua.
Territori dell’anima, dunque, dove il tempo sembra essersi fermato. Rappresentazioni in cui, proprio come in un grembo, le energie presenti sembrano infatti sciogliersi tra macchie di rosso e una luce azzurra, quasi ghiacciata, nell’indice di fertilità. Incipit latenti, dunque, il preludio del loro disgelo.
Nella lavorazione delle tele, trattate sempre in dimensioni ampie, o dei murali e dei graffiti, nel cui fondo il cemento e il gesso perfettamente si mescolano in un durevole equilibrio, gli acrilici si fissano nelle sembianze di un affresco, da cui bagliori freddi e quasi lunari si rapprendono nella materia per poi irradiarsi nello spirito dell’osservatore, come nell’attesa di un’alba nuova.
Un’attesa silenziosa che lambisce, attivando meravigliose alchimie.
Quadri che sembrano costruiti di materiali naturali, come se gli ingredienti traessero origine dalle sostanze della terra, dagli azzurri nitidi di un cielo nordico o polare. Ma dai rossi di lava incandescente e fiammante, la Vita pare riprendersi dalla pietrificazione, nella quale scorre sotterraneo il fuoco che, imperituro, vuole espandersi, crescere.
Una dinamica che somiglia un poco al percorso di ricerca artistica fatta dall’Autore, che in una pausa riflessiva di quasi dieci anni si volle arrestare, approdando poi a questo nuovo genere, successivamente assunto tra le fisionomie del transvisionismo.
Un’Arte che è indagine psicologica, perchè la realtà in essa non viene vista, bensì “trans-vista”. Ovvero intuita ed ascoltata attraverso la percezione partecipante dell’osservatore. Un ponte che parte da inviolati mondi intagliati nel cielo o nella pietra che dirigono verso l’introspezione, dove si incontrano memorie originarie come l’archetipo della Vita, che nasce acquatica e che si imprime e si cristallizza tra le sfumature del celeste, il nero e il giallo tenue, in cui essa compare omogenea ed eterna.
L’oggetto d’indagine viene quindi prodotto dall’attivazione di un effetto emotivo sull’osservatore, riportato indietro, a quanto si conserva oltre il tempo. Evocazioni di semplicità, di naturalezza, di primordiale. E di sentimenti contrapposti che si intrecciano sovrapponendosi tra i ricordi, portati ad una dimensione di liberazione, desiderio di tutti ma che si combina in diverso modo in ognuno.
Un invito irresistibile, questo, a fermarsi ed ad attendere che riaffiorino istanze nuove, che riprendano a scorrere per innestarsi e dissolversi nell’animo di chi guarda. Che facciano breccia come senso di una natura fredda ed incontaminata da cui vogliano irrompere le energie calde che vi si trattengono, infuse per poter vivere immortali.
Mario Bernardinello, esponente di spicco nel panorama della cultura contemporanea per esservi presente da oltre 40 anni con mostre, concorsi ed iniziative didattiche (cofondatore del Centro Artistico Culturale Milanese e membro attivo del Museo della Permanente di Milano), oltre che con collaborazioni galleristiche sulla scena sia nazionale che internazionale, esordirà in data da definirsi anche a Rovigo con una propria Personale, in un percorso di 40 opere accompagnate da una presentazione del Volume “Transvisionismo” del critico e storico dell’Arte Giorgio Segato.
Onorerà così questo territorio che gli diede la nascita, e che ogni anno egli visita essendovi affettivamente molto legato.
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Come citare questo articolo
Costanza Tavian. “Il transvisionismo di Mario Bernardinello”. Ventaglio Novanta, n. 26, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-transvisionismo-di-mario-bernardinello/