Nell’ambito del “Settembre lendinarese”, si sa, un’attenzione particolare si rivolge al Santuario della Madonna del Pilastrello, patrona della Città. Da qualche anno, i fedeli alla Madonna e quanti sono interessati alle iniziative cittadine non mancano di visitare le esposizioni allestite internamente alla “Casa Albergo per Anziani”, situata proprio in prossimità del Santuario. Quest’anno l’Amministrazione dell’Ente ha voluto festeggiare con i Lendinaresi i centocinquant’anni di vita della struttura ed a tal fine autorità, ospiti e cittadini esterni hanno celebrato la ricorrenza.
Con l’occasione è stata inaugurata la Mostra di Fotografia e di Pittura “I Centocinquant’anni della Casa”. Accedendo all’accogliente e spaziosa Sala Polivalente “Silvestro Camerini”, ove era ospitata l’esposizione pittorica di opere partecipanti ad un concorso indetto dalla Casa Albergo, è stato possibile ammirare tele dai colori vivaci ed accattivanti, nelle quali il protagonista assoluto ed indiscusso era l’anziano. I vari autori hanno voluto sottolineare, ognuno secondo le proprie tecniche e caratteristiche, il loro personale modo di concepire, amare e rispettare questa fase della vita, ricca di grande esperienza e detentrice di molteplici tradizioni. I colori caldi ed accoglienti caratterizzanti le tele intitolate in modo più o meno metaforico all’autunno e le tonalità delicate eppure vive inneggianti alla primavera delle prospicienti opere formavano un complesso integrato e completo, trasudante l’idea che l’autunno della vita “la vecchiaia” si rivesta di primavera “la giovinezza” perché lo spirito, se si vuole, non invecchia mai.
Questa variopinta anticamera conduceva il visitatore a fare un tuffo nel passato seguendo la ricostruzione storica della vicenda della Casa Albergo. Un pannello in posizione rilevante è stato dedicato alla memoria del ricco industriale e commerciante Paolo Fasiol, grazie al cui consistente lascito testamentario, ebbe origine il primo nucleo della Casa. Infatti nel suo testamento (correva l’anno 1842) egli lasciò in eredità un quarto del suo patrimonio alle Parrocchie di S. Sofia e S. Biagio, con specifica clausola che vincolava l’amministrazione del denaro a favore dei poveri e dei bisognosi, con l’intenzione di creare un “Asilo di Ricovero”. E così fu.
A seguito della disposizione di un fondo con “somma capitale di austriache lire 75.645,33 in domini e capitali (fruttanti il cinque per cento annuo)”, come citano i documenti dell’epoca, fu istituita per occuparsi della gestione del suddetto fondo una “Commissione di Beneficenza della Città di Lendinara” avente il preciso obiettivo di creare una “Casa di Ricovero ed Industria” per anziani, vedove ed orfani.
Alla necessità di trovare una struttura adeguata, sopperì il Cav. Commendatore Silvestro Camerini da Ferrara, il quale nel 1846 acquistò dal Demanio Asburgico l’antico Monastero degli Olivetani e lo donò alla Commissione di Beneficenza secondo i voleri di Fasiol. Così, secondo gli atti conservati nell’Archivio Storico della Casa Albergo, dopo la costituzione a “Ente Morale” della struttura e l’approvazione della Provincia, il 29 Agosto 1852 ebbe luogo l’inaugurazione della “Casa di Ricovero ed Industria”, la quale ospitava inizialmente ventiquattro lendinaresi. In meno di vent’anni, grazie anche alle numerose donazioni in denaro e beni personali da parte di molti caritatevoli benefattori, il numero dei ricoverati raddoppiò e venne creata una nuova ala per ospitare sedici orfanelle. Oltre che dalle suddette entrate di beneficenza, le spese venivano coperte dalla buona amministrazione dell’ente e dai lavori artigianali (tessitura, calzoleria, falegnameria) funzionanti all’interno della struttura. L’infermeria, la cucina, il guardaroba e la dispensa furono affidati alle cure delle Suore dell’Ordine della Carità di Santa Giovanna Antida Thourez.
Sintesi ed emblema della grande solidarietà ricevuta e segno di estrema gratitudine nei confronti dei benefattori è la magistrale raffigurazione realizzata dal pittore decoratore Giovanni Biasini rappresentante due Angeli che sostengono lo stemma della Città di Lendinara, avvolto in un drappo dorato che reca l’iscrizione “Carità”. Tale opera fu commissionata dall’Amministrazione nel 1892.
I lavori di ampliamento e nuove acquisizioni fecero sì che dal 1898 al 1912 funzionasse un orfanotrofio con quaranta bambini.
Durante la Seconda Guerra Mondiale i Tedeschi utilizzarono la struttura come ospedale da campo, facendo ricoverare giovani soldati feriti gravemente o in fin di vita; alla fine delle ostilità nella Casa erano ospitate trecento persone. Nel riassestamento generale del secondo dopoguerra, furono eseguiti molti lavori di ristrutturazione ed ampliamento dell’edificio.
Il 1988 segnò il passaggio dell’ente da “IPAB” a “Pia Casa di Ricovero di Lendinara” all’attuale denominazione “Casa Albergo per Anziani di Lendinara”; conseguentemente il Consiglio d’Amministrazione della Casa Albergo (composto dal Presidente, dal Vice-presidente e da tre Consiglieri) ha redatto un apposito Statuto ed ha confermato gli scopi di cura ed assistenza all’anziano autosufficiente e non, senza fini di lucro.
Tutta la storia della Casa, in occasione dei 150 anni di vita dell’istituzione, è stata illustrata su pannelli e documentata con atti cartacei d’epoca; interessante, però, è stata anche l’esposizione di una ricca documentazione fotografica del passato dell’istituto: una sezione dedicata a bellissime foto in bianco e nero posta a testimoniare le varie fasi della costruzione “storica” dell’attuale struttura.
Con un simpatico gioco di rimandi tra passato e presente, è stata disposta una seconda sezione con foto recenti, a colori, della Casa come si presenta oggi animata dalle molteplici attività che in essa vengono svolte.
Simpaticamente, in prossimità dell’accesso alla Casa Albergo, proprio nel vano di fronte alla portineria, è stato infine allestito un angolo che porta alla mente una piccola scena di vita domestica: manichini sfoggiano abiti d’epoca degli ospiti e delle suore che prestavano la loro opera. In una vetrinetta sono inoltre state esposte varie stoviglie ed utensili ormai divenuti oggetti d’antiquariato.
Al termine della visita di questa mostra ed al complesso della struttura ove passeggiano sereni o rispondono riconoscenti ad un saluto gli anziani ospiti, è piacevole la spontaneità di un sorriso di assenso che sale alle labbra leggendo il saggio e dolce componimento di Luigi Terrazza, polesano amante della poesia dialettale, intitolato proprio “Anniversario Centocinquanta”, recitato davanti alle autorità durante la celebrazione dell’anniversario ed esposto nell’ambito della mostra. Così egli conclude: “E del laoro svolto col cuore da l’infermiera e l’operatore rivolto sempre a la persona, je promovemo a pieni voti parchè fan contenti tuti i vecioti e tien alegra la Madona”.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Chiara Gennaro. “La Casa Albergo per anziani”. Ventaglio Novanta, n. 26, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-casa-albergo-per-anziani/