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STORIA - TRADIZIONI

La Domus Caritatis di Melara

Un’istituzione pensata nell’800, costruita nei primi del ‘900, attiva fino agli anni ‘70

di Raffaele Ridolfi

Ventaglio Novanta n. 46 2013 pp. 84–87

L’originaria Casa dei Poveri di Melara, nel tempo fu chiamata in varie modi, persino ricovero e casa dei vecchi, ma la dizione Domus Caritatis della sua scritta dipinta un tempo sulla sua facciata, ben le si addice: Casa della carità quindi!

Negli anni ‘70 del secolo scorso, dopo che era stato raggiunto un certo benessere economico, non aveva più residenti al suo interno e smise il compito per il quale era sorta. Venne così meno quella che sul finire dell’Ottocento ed inizio del Novecento era invece una necessità primaria per i più indigenti: avere un tetto ed un po’ sollievo.

Dopo le scuole elementari e la casa di beneficienza questa fu la principale struttura pubblica comunale di Melara sulla quale si poteva contare. Qui si esprimeva vera solidarietà e si accedeva tramite l’elenco dei poveri. Si interveniva verso i più poveri del paese, i malati senza assistenza, i senza lavoro, gli abbandonati dalle loro famiglie. Non esistevano certamente pensioni di vecchiaia come oggi le intendiamo, invenzione del “ventennio”.

La costruzione dell’edificio fu sostenuta da un Comitato sorto spontaneamente una volta rilevata la necessità e l’Amministrazione approvò sin dal principio l’iniziativa per la quale si prodigarono – come è emerso da una ricerca – molte illustri famiglie del paese. Tra i sostenitori troviamo infatti membri delle famiglie Bolognesi, Pastorelli, Sani, Begossi, Leati.

Ma è giusto ricordare anche che quest’edificio fu collegato alle vicende di uno dei più illustri figli di questa terra: Amos Bernini, come poi vedremo. Melara non aveva un “moderno” stabile vero e proprio, ove accogliere i più diseredati, che a fine Ottocento erano veramente numerosi, complice anche l’aumento della popolazione a fronte di un’agricoltura ancora negletta di soddisfazioni (parliamo senza mezzi termini del riempire la pancia con qualcosa che non fosse la solita polenta).

Le radici dell’iniziativa vanno individuate già nei primi anni dell’Unità d’Italia, nel 1867, quando si attivò la Società di Mutuo Soccorso di cui sia Amos Bernini che i Pastorelli erano sostenitori. Ad essa successe la Congregazione di Carità che durò in vita sino al finire dell’Ottocento.

Numerose furono le donazioni a queste istituzioni, come quella della moglie del commendatore Giacomo Sani, Maria, che lasciò al Comune di Melara una somma di denaro col suo testamento del 1897. Più precisamente £.4.000 esenti da tasse alla Curia di Adria, coll’obbligo di fare celebrare una messa in suffragio del suo papà il 6 dicembre nell’oratorio di S. Stefano. Ed in più la Curia dovette essere obbligata a fare distribuire £. 120 in contanti fra le tre famiglie più povere di S.Stefano estratte a sorte fra i contadini della valle.

Alla Congregazione di Carità si affiancarono altre strutture, quali la cosiddetta Casa De’-Vecchi e le preziose Cucine Economiche che dovevano procurare pasti caldi.

E’ del 1903 l’idea innovativa di Mario Sani e di Gaspare Cotogni, due benestanti che, vicini alla problematiche dei più umili e bisognosi, avanzarono proposte di un Asilo per Vecchi indigenti. Come scritto poc’anzi anche uno come Amos Bernini, il propugnatore delle battaglie a favore dei più miseri abitanti, volle lasciare qualcosa che lo ricordasse. Gli eredi del Bernini abbracciarono in toto suoi ideali e disposero di destinare la somma considerevole di 500 lire del tempo a disposizione del Comune “Acciocchè fosse erogata in beneficienza”.

1903-1910 si definisce l’idea

Sorse in Melara spontaneamente un Comitato che si proponeva di erigere un edificio allo scopo di accogliere i vecchi rimasti senza famiglia ed inabili a qualsiasi lavoro. Questo Comitato pro Casa ricovero era presieduta da Mario Sani ed ebbe abbastanza risposta raccogliendo in poco tempo oltre 2.000 lire. A questo si affiancò il disciolto Comitato di pubblica beneficenza che aggiunse altre 2.700 lire.

Nel Comitato pro erigenda Casa dei Poveri, costituito senza formalità legali, facevano parte sei persone: Mario cav. Sani fu Giuseppe in qualità di presidente, Bartolomeo avv. Leati di Tito, vicepresidente, Giuseppe Losi di Francesco, Cesare maestro Cugola fu Dionigio, Ferruccio Mazzoni fu Paolo e Dino Soncini di Roberto come consiglieri. La casa da adibirsi ai poveri è di fatto già nel pensatoio e s’intravvede qualche speranza di realizzarla.

Nella seduta autunnale del Consiglio Comunale del 14 settembre 1910 alla presenza del sindaco Avv. Bartolomeo Leati al 6° punto si parla dell’offerta del defunto Comm. Bernini. Leati ricorda che alcuni poveri vecchi del paese sono alloggiati dalla Congregazione di Carità in una “cadente casupola in via santa Croce, umida, antigienica per mancanza di luce e di aria”. Da tutti questa cosa è denunciata, ma per mancanza dei mezzi si deve soprassedere.

Mario Sani, che era anche consigliere comunale, espresse il suo parere dicendo che in ogni caso la casa, con o senza la somma del Bernini, si sarebbe costruita. A questo punto il Consiglio, sentiti diversi pareri anche contrari, per votazione decise di aggiungere la somma alle quasi 5.000 lire già da una parte. Bernini insomma aveva dato una scossa all’ambiente melarese anche da morto.

Il Comune interviene nel 1911

Il 17 giugno 1911 il Consiglio Comunale di Melara decide di intervenire energicamente nella questione della Casa dei Poveri. Il Comitato sorto ad hoc non riesce ad arrivare ad una cifra bastevole per iniziare i lavori suddetti così chiede soldi al Comune che già però aveva dirottato in tal senso il lascito degli eredi di Amos Bernini (£.500).

Dai cittadini sono stati raccolte £. 4.510,91 alle quali vanno aggiunte le 500 £. del Bernini. Il Comune decide di stanziare ulteriormente 4.000 £. affinché si possa finalmente costruire l’edificio.

Abbiamo notizie del progettista, tale Libero Poli, ingegnere, che costruì un analogo edificio nel Comune di Gaiba con progetto in data 21 dicembre 1907 ed eseguito nel luglio 1908. Da parte dell’Amministrazione comunale melarese si esige però che: “… tosto eretto, sia consegnato alla Congregazione di Carità del paese con obbligo di ricoverare i vecchi poveri del Comune che essa sussidia e che oggi ricovera in ambienti inadatti”.

L’acquisto del terreno nel 1912

Una volta accantonate alcune migliaia di lire del tempo, prese il via l’iter per la costruzione.

Il terreno su cui sorse la Casa dei Poveri proveniva da Arcangelo Borghi (1852-1918), fratello di Valentino (1851-1889), entrambi figli di Angelo, dalla cui discendenza abbiamo gli attuali Borghi di Melara, che risiedono ancor oggi nella stessa zona. Fu venduto il 7 gennaio 1912. In tutto sono solo 0:74 p.c. ed il prezzo convenuto era di 200 lire italiane del tempo. Arcangelo Borghi lo vende nelle mani di Losi Giuseppe, rappresentante del Comitato dell’erigenda casa dei poveri.

I lavori e la donazione al Comune

Nel biennio 1911-1912 si costruì la Casa dei Poveri. Il progettista, salvo altra indicazione, dovrebbe essere stato l’ingegnere Libero Poli e le maestranze locali. Melara disponeva di ottimi muratori, come i Cavallari ad esempio, autori di importanti lavori quali il campanile di Ostiglia proprio in questo periodo.

Siamo ad inizio 1914 quando Giuseppe Carletti, in rappresentanza del Comitato pro Casa dei Poveri, offre al Comune a titolo di donazione l’edificio completamente finito, chiedendo in cambio allo stesso di pagare un piccolo debito di 800 lire che servirà a saldare le manovalanze.

Aveva otto locali ad uso abitazione dei quali due al piano superiore, servizi e pozzo per l’acqua.

La Giunta accoglie favorevolmente la donazione nel 1914. Alla fine dei lavori era costato la non trascurabile somma di 11.108,41 lire.

Altre donazioni alla casa dei poveri

Negli anni seguenti alla costruzione dell’edificio, seguirono diverse donazioni in denaro a supporto di questa iniziativa benefica. Queste le più importanti.

1918. Dopo la vittoria nella Grande guerra si canta il Te deum in chiesa e si distribuiscono sussidi ai poveri della casa.

1919. Fra i primi a donare ci fu Tito Leati (1850-1932), già garibaldino e Vice Conciliatore del Comune. Egli in memoria del figlio Ippolito, morto nel 1919, lasciò alla Casa dei Poveri e precisamente agli otto ricoverati presenti £.25, pari agli interessi sulla somma di £.1500, somma destinata dal figlio defunto come sua ultima volontà.

1922. Il 17 novembre la Giunta municipale si riunisce per accettare “il munifico dono che si vorrebbe imitato da molti” di complessive 5.000 £. del tempo da parte della signora Rosa Bolognesi in De Welden¹.

1923. Nel gennaio 1923 furono erogate 700 lire ai poveri del ricovero per ricordare la figura del pittore scultore Policronio Carletti recentemente scomparso. Lasciarono detta somma il fratello Calocero (200) ed fratelli Guido e Ferruccio Marchiori di Lendinara amanti delle belle arti ed amici del Carletti. Seguì pure un’altra importante donazione da parte di Giuseppe Begossi e della moglie Giannina di ben 500 £.

1939. Abbiamo notizia che in questo anno ci fu un’altra donazione. Ci sarebbero anche da segnalare altre iniziative fatte a favore della Casa dei Poveri in occasioni particolari, quali un matrimonio, una riconoscenza quale il Cavalierato, una laurea ottenuta, ma di minore peso economico.

Sede di rappresentazioni

Negli anni ‘20-40 la casa dei poveri fu la sede di rappresentazioni musicali all’aperto. Così mentre nel vicino teatro allestito da Josè Begossi erano di scena i primi film muti e le prime rappresentazioni teatrali della filodrammatica melarese (Alice Cavallari, Giuseppe Marangoni, Vitaliano Rossi, Ado Ghisellini ecc.), nel “ricovero”, termine coniato negli anni seguenti, si esibivano le bande del territorio, quella di Ostiglia e la “Giuseppe Verdi” di Melara, sodalizi musicali che avevano dai quaranta ai sessanta musicisti, guidati dal maestro Silvino Brunelli.

I componenti erano sistemati sopra una sopraelevata di legno davanti ed in fianco della casa ed al busto del dottor Vittorio Ciscato. La casa dei poveri diveniva così una delle “piazze” del paese offrendo ai meno fortunati la possibilità di godersi lo spettacolo dalle finestre della Casa come evidenzia una rara immagine.

I lavori

Svariate furono le migliorie eseguite negli anni, come quelle del 1920. L’ingegnere comunale Giuseppe Schiappadori di Ostiglia elabora un progetto di ampliamento dell’edificio che allora aveva solo otto alloggi. Si deliberano i lavori: “… ritenuto che gli otto locali del ricovero si manifestarono insufficienti ad accogliere tutti i vecchi diseredati dalla fortuna domiciliati in questo Comune abbandonati a se stessi per avere perduto le rispettive famiglie e che da oltre un quinquennio si vanno ripetendo con crescente insistenza lagnanze intese a far decidere l’Amministrazione Comunale ad ampliare il piccolo ricovero “.

Nel nuovo progetto si delibera di costruire altri quattro alloggi superiormente alla casa comunale di ricovero”. Il costo previsto è di £.28.000. Nel giugno però si dovette rivedere il prezzo iniziale e lo si alzò sino a £.33.000. Con questo documento dobbiamo pensare che la Casa in origine era prima strutturata diversamente.

Altri lavori furono eseguiti negli anni 1950 e 1957.

Dal 1989

Negli anni ‘70, venuto meno l’interesse per la struttura, la casa fu chiusa.

A seguito delle delibere di Giunta del 13 maggio ed 11 agosto 1989 si decise di alienare l’immobile comunale. Con l’asta indetta dal sindaco Daniele Verdolini nel 1990 il fabbricato venne venduto ed assegnato alla ditta Fratelli Borghi di Melara con rogito 1/2/1991.

Successivamente il 3/4/2000 avvenne la permuta dalla Borghi snc a Laura Borghi attuale ed ultima proprietaria, che ha proceduto all’importante intervento di recupero.

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Come citare questo articolo

Raffaele Ridolfi. “La Domus Caritatis di Melara”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-domus-caritatis-di-melara/

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