Per il 60° della sua realizzazione (fu inaugurata nel novembre 1952) la Fontana della Riconoscenza tornerà a mostrarsi nella sua veste originale, connotando artisticamente il piazzale della stazione ferroviaria di Rovigo, anche questo nel frattempo interessato da un ampio intervento di restyling.
Per assicurare il restauro del prestigioso monumento, realizzato da Virgilio Milani (1888-1977) l’anno successivo all’alluvione del Polesine, si è mossa la Fondazione Banca del Monte di Rovigo stanziando 40.000 euro. Iniziativa inserita in un più ampio “Progetto di valorizzazione culturale del Polesine”, condiviso con il Comune di Rovigo, il cui protocollo di intesa è stato firmato lo scorso 5 settembre dal presidente della Fondazione Banca del Monte Adriano Buoso, dal sindaco di Rovigo Bruno Piva e dall’assessore alla cultura Paola Nezzo.
Va inoltre sottolineato come l’iniziativa sostenuta dalla Fondazione Banca del Monte si inserisca in un più vasto progetto di riconoscimento della valenza artistica e culturale dello scultore Virgilio Milani. Progetto già avviato da qualche anno dalla Fondazione stessa, a partire dalla realizzazione di una mostra dedicata allo scultore rodigino presso il Museo dei Grandi Fiumi. Allestimento questo che doveva essere permanente, ma “proditoriamente smontato”, come ha stigmatizzato Adriano Buoso presidente della Fondazione al momento della firma del Protocollo per il restauro della Fontana della Riconoscenza.
Virgilio Milani fu sicuramente uno scultore molto prolifico ed apprezzato, attivo a Rovigo e in Polesine per oltre cinque decenni del Novecento. Un artista da rivalutare, al quale va in particolare riconosciuto un ruolo significativo nella realizzazione di opere che hanno contribuito al decoro della città, per cui ben si attaglia – come ha sottolineato l’ass. Paola Nezzo – il riconoscimento di principale “artista pubblico” di Rovigo.
Un caso unico in Italia – ha ribadito il critico d’arte Marco Lazzarato – quello svolto da Virgilio Milani, che con le sue opere ha connotato in modo consistente il panorama artistico cittadino, realizzando sculture e monumenti di interesse pubblico in grado di esprimere messaggi condivisi dalla collettività. Dunque un modello – ha rimarcato ancora Lazzarato – di come si deve fare arte pubblica.
La rivalutazione dell’operato di Milani si profila pertanto anche come un messaggio circa le linee da seguire nell’arte pubblica: non opere, come spesso è avvenuto nel secondo novecento, caratterizzate da motivazioni estetiche soggettive e scarsamente condivisibili, ma da una ricerca in cui si imponga – sempre parole di Lazzarato – la regolarità delle forme e un linguaggio canonico in funzione di un contenuto universale.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “La Fontana della Riconoscenza”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-fontana-della-riconoscenza/
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