Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La Madonna della Neve

A Papozze festeggiato il cinquantesimo delle riedificazione del tempio con la posa di una lapide a ricordo

di Paolo Rigoni

Ventaglio Novanta n. 39 2009 pp. 34–37

A Papozze, in località Borgo, lungo la sinuosa via non a caso chiamata “la Bissara”, sorge un tempietto noto come Madonna della Neve, che si rifà ad un’antica tradizione e che nel novembre scorso è stato oggetto di alcune significative manifestazioni per il cinquantesimo anniversario della sua ricostruzione. Con una serie di cerimonie civili e liturgiche, l’amministrazione comunale di Papozze con il sindaco Diego Guolo, e la parrocchia con il parroco don Dino Berti hanno infatti ricordato i 50 anni della riedificazione della chiesetta. Nell’occasione è stata murata sulla facciata dell’edificio una lapide, il cui testo è leggibile nella foto pubblicata a lato.

Il precedente edificio, che si trovava esattamente sulla stessa direttrice, sull’argine sinistro del Po, aveva dovuto essere abbattuto nell’ottobre del 1957 per disposizione del Genio Civile che aveva deciso una serie di lavori di rinforzo delle arginature. Una grave ferita per gli abitanti del luogo, a cui seppe però porre rimedio, con la tempestività e lo spirito pratico che lo contraddistinguevano, il parroco di allora, mons. Ugo Battizocco. Egli infatti mise in moto la macchina organizzativa, interessò gli enti preposti, sensibilizzò la popolazione perché il luogo di culto non andasse irrimediabilmente perduto.

Fu così che nel maggio del 1958, recuperato tutto il materiale utilizzabile della precedente costruzione – si legge nelle memorie lasciate proprio da Mons. Battizocco, nell’Archivio parrocchiale – iniziarono i lavori, completati a tempo di record: il nuovo oratorio, sorto in un appezzamento di terreno nominato “Orto” di proprietà del nobile Cattaneo, il 4 novembre dello stesso anno, festa di S. Carlo Borromeo, fu consacrato ad opera di Mons. Pietro Mazzocco, arciprete della Cattedrale, che sostituiva il vescovo Guido Maria, che si trovava a Roma per l’incoronazione di Giovanni XXIII.

La data scelta non fu casuale perché il 4 novembre cade la festa di S. Carlo Borromeo, nominato compatrono e contitolare di Papozze. Il santo milanese, secondo una consolidata tradizione popolare, nella notte tra il 7 e l’8 febbraio 1580, mentre discendeva in barca il Po diretto a Venezia, fece sosta nel territorio di Papozze e precisamente alla Villa del Mezzano sorta su un’isola del grande fiume. L’ospitalità ed il calore dei papozzani furono tali che il Santo, al momento della partenza, avrebbe benedetto il popolo festante concludendo con la frase: “Mi ricorderò di voi in vita ed in morte”.

Leggende e miti

Ma l’origine della chiesa non è legata a questa importante tradizione e si perde nella memoria del tempo. Attorno ad essa fiorirono molte leggende e vari miti di fondazione. Tra tutte quella più ripetuta narra che sarebbe stata eretta per volere di un barcaiolo, che volle realizzare la costruzione per grazia ricevuta dalla Madonna intervenuta per salvare le sue sostanze da una tempesta sul Po.

Al di là del Po, in territorio ferrarese, a Berra, c’è un altro oratorio che risale più o meno allo stesso periodo: è dedicato alla Madonna della Galvana. Quest’ultimo assieme al papozziano intitolato alla Madonna della Neve e a quello della Madonnina di Isolella-Bellombra, costituisce un riferimento noto da secoli nel territorio: i tre edifici sacri sono infatti conosciuti come le chiesette delle Tre Sorelle, perché – secondo un’antica tradizione – sorgerebbero nel punto in cui sono sepolte tre fanciulle le quali avrebbero nascosto qui il corpo di Gesù Cristo. Una narrazione leggendaria, in tutto simile a quella che si narra in un altro delta europeo, quello del Rodano.

Sempre a proposito delle tre chiesette, si tramandano anche altri racconti, alcuni inquietanti come quello sulle gigantesche serpi che si trovavano nascoste fra le fondamenta. Un altro, che forse ha delle basi più realistiche, riguarda il ritrovamento delle ossa di tre corpi senza teschio e ciò ha determinato una serie di ipotesi.

E’ assai probabile, comunque, che il culto della Madonna della Neve, presente lungo il Po, sia stato mutuato dai pellegrini che tornavano Roma dove si erano recati per lucrare le indulgenze durante l’Anno Santo. Il racconto fa riferimento alla miracolosa caduta della neve nella città eterna, in piena estate, nella notte tra il 4 e il 5 agosto del 352. Il prodigioso avvenimento avrebbe profondamente colpito il popolo che subito pensò di erigere una sacra costruzione nel luogo dell’eccezionale nevicata fuori stagione. Sarebbe così sorta la basilica di S. Maria Maggiore, mentre lo stupefacente racconto in breve si propagava in varie regioni.

Notizie storiche

Tornando al tempietto della Madonna della Neve di Papozze va detto che le prime notizie storiche di cui siamo in possesso risalgono al 1604. Mons. Flavio Peroto, il primo a parlarne, la cita come “Madoneta dea Fornasa”: due piccole campane, altare rivolto ad est e ingresso ad ovest, vi si celebra la messa al sabato. Il vescovo Boggiani, quello dell’interdetto, ricorda la tradizione del mercante salvato dal naufragio sul Po, anche se a quel tempo vi si festeggiava la Madonna Addolorata.

Il tempietto, come detto, fu dunque ricostruito nel 1958 su progetto del geometra Aldo Veronese. I lavori furono eseguiti dalla ditta Reali per l’importo totale di 3.6000.000 lire. Al suo interno si conserva una pala d’altare, olio su tela, che rappresenta la miracolosa caduta della neve sul colle Esquilino. E’ un quadro di dimensioni ragguardevoli, sul quale non ci sono notizie di alcun tipo. Per quanto riguarda l’autore un tempo si parlava di Scarsellino o Benvenuto Tisi detto il Garofalo perché uno Scarsellino della chiesa parrocchiale fu da mano ignota riparato allo stesso modo di questo della neve, ritagliando la parte offesa e ponendovi una cornice a mo’ di riquadro!

Ad ogni buon conto, a Papozze non hanno mai voluto che si desse risalto alle loro tele per timore di furti. Un Garofolo ed uno Scarsellino sono stati “prudentemente” presi in carico dalla Curia (Mons. Battizocco – morto recentemente – la chiamava “la lupa” (con riferimento alle parole di Dante) e mancano da Papozze ormai da diversi anni, da quando cioè Battizocco lasciò il paese.

Nessuno si è più preoccupato di conoscere il destino delle due pregevoli opere, che difficilmente faranno ritorno al loro posto.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Paolo Rigoni. “La Madonna della Neve”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-madonna-della-neve/

Pubblicità