"È possibile concludere per le 18? Io devo andare alla processione di S. Antonio!"
Così una collega di origine crespinese premeva affinché si chiudessero le operazioni dello scrutinio di fine anno scolastico. Sì, era il 13 giugno, festa di S. Antonio; ma perché tanta fretta di partecipare ad una processione in un pomeriggio caldo di un'estate giunta in anticipo? Non la conoscevo così devota e, incuriosita, ero decisa a saperne di più.
Nello straordinario libro "Crespino – pagine di storia" di Mons. Mario Qualdi, parroco emerito di Crespino, ora ospite presso la Casa del Clero di Rovigo, ho trovato quanto mi interessava e anche di più. Infatti l'autore offre un'ampia e profonda descrizione non solo di Crespino, ma anche dei paesi rivieraschi di destra e sinistra del Po: Canalnovo, Villanova Marchesana, Papozze nel Polesine, Berra, Cologna, Serravalle in provincia di Ferrara, appartenuti all'amministrazione di Crespino quando esso rappresentava un importante centro vicariale. È uno studio prezioso per l'inquadramento storico sotto vari profili (religioso, sociale, politico, economico e culturale) ricavato da appassionata e paziente ricerca sulle fonti di molteplici archivi e condotto con rigore documentaristico e piacevolezza stilistica.
Prima della lettura di questo volume, entusiasmante per gli appassionati di storia, avevo limitate conoscenze di Crespino. Oltre che per la tradizione mitica che vorrebbe il figlio del Sole, Fetonte, precipitato proprio nelle acque del Po antistanti tale località, questo paese, adagiato lungo le sponde del grande fiume in una ubertosa campagna ad una decina di chilometri da Rovigo, mi era noto per i fatti seguiti all'occupazione francese di Napoleone e per essere stato sede di una prima cellula della Carboneria in Polesine, eventi che costarono dure sofferenze ai protagonisti. Ma ora so che Crespino ha avuto un'antica e ricca storia; inoltre, la splendida Chiesa arcipretale dei Santi Martino e Severo, decretata di alto interesse artistico, e i suoi numerosi oratori sorti in varie borgate del Comune, mi hanno fatto conoscere la profonda devozione degli abitanti. Sorprendente e significativo il numero degli oratori (fino a nove) fatti erigere alcuni da nobili famiglie ferraresi residenti a Crespino (Bevilacqua, Turchi, Migliorini, Rangoni) altri da parroci per assecondare la volontà popolare. Qualcuno ormai è scomparso con il fluire del tempo, tuttavia essi hanno rappresentato la forte sensibilità dei crespinesi al richiamo della fede devozionale, rafforzata nelle numerose confraternite ed espressa in manifestazioni di pietà e di culto dai fedeli che, in processione, invocavano dalla Vergine e dai Santi la forza di vivere in una terra frequentemente minacciata dalla violenza della natura e degli uomini.
In questo contesto dalle antiche radici si inquadra a Crespino la devozione a S. Antonio di Padova, che precede sicuramente la nascita dello stesso oratorio. Preesisteva, infatti, una confraternita affiliata all'Arciconfraternita di S. Antonio di Padova eretta nella basilica dei Dodici Apostoli in Roma nel 1649, come appare dai documenti, ma con statuto proprio. Di profonda spiritualità e apertura sociale, la confraternita era dedita alle opere di misericordia (assistenza ai carcerati, agli infermi e sepoltura dei morti) oltre al culto eucaristico e alla devizione a S. Antonio, che trovava la sua massima espressione esterna nella grande processione secolare del 13 giugno con la partecipazione di tutti i confratelli, i quali in quel giorno vestivano di sacco 1 .
L'attaccamento alle proprie tradizioni da parte dei crespinesi si osserva in vari momenti della loro storia illustre. Quando insorsero contro l'oppressione francese tanto da subire da Napoleone gravi punizioni 2 , ciò fu dovuto – come sottolinea mons. Qualdi – anche dalla consapevolezza che la Costituzione Cisalpina mirava a distruggere ogni forma religiosa. Ne è prova il divieto del culto esterno: processioni, cortei funebri, suono delle campane, accompagnamento del Viatico agli Infermi 3 . Era davvero troppo per una popolazione dai connotati religiosi sopportare anche la soppressione del Convento degli amati Padri Cappuccini.
Un altro momento di scontro si ebbe quando fu fatta l'Unità d'Italia e la Questione Romana divideva gli italiani. Nel Comune di Crespino si registrò un radicale cambiamento nella vita politica e religiosa della comunità, e la grande piazza antistante la Chiesa parrocchiale nel 1876 da "Piazza Croce" fu ribattezzata "Piazza Fetonte". Con ciò si intendeva anche riparare alla distruzione del Bosco Fetonte operata per far posto alla rampa del nuovo Passo.
Anche Crespino viveva dunque i tempi della contesa politica divisa fra i progressisti mazziniani capeggiati dal garibaldino Gaetano Gardellini, dichiaratamente anticlericali di nome, meno di fatto, i moderati Cavourniani e la maggior parte della popolazione che se ne stava fuori e, a giudizio di mons. Qualdi, erano “… quelli ai quali più che ogni altra cosa sta a cuore la religione”.
È curioso quanto riporta mons. Qualdi nel suo libro circa le accuse di incoerenza ideologica rivolte dal partito liberaldemocratico (sulle colonne del proprio giornale) all’Amministrazione comunale per essersi occupata del restauro del campanile e ancor più per aver autorizzata la processione solenne di S. Antonio nel giugno del 1877, da anni soppressa. Ma merita riportare le testuali parole dell’ignoto corrispondente da Crespino per comprendere meglio il clima politico-religioso: “Non era buona ragione, sig. Sindaco, di permettere la Processione di S. Antonio, perché non si potevano temere disordini!
Si sa: Crespino è un paese tranquillo e il buon senso dei suoi abitanti non si lascia trascinare a provocazioni. Ma anche se il Prefetto aveva determinato di concedere una Processione all’anno, era in lei la facoltà che avesse luogo o meno, e ha avuto torto di acconsentirvi; torto perché ha ripristinato una pratica, così detta religiosa, che s’era durata fatica a vincere; torto perché ha risvegiato nel popolo una tendenza a certe solennità di culto condannate dal buon senso e dal progresso; torto perché a questi chiari di luna e con certo vento di sagrestia che va aleggiando, era improvvido secondare una funzione pubblica ecclesiastica che dà causa al partito clericale di agitarsi e di espandersi: (…) Né le bastò, caro sig. Sindaco, che la Processione avesse luogo, ma contribuì anche, quale vicepresidente della Società Filarmonica Liberale di Borgo Aguiaro, perché quella Banda facesse codazzo alla Processione. Bravo! Dio lo rimetterà in Paradiso. Invece noi, veda, che puzziamo di moderati cento miglia lontano, abbiamo negato il concorso del nostro Corpo Filarmonica a quella funzione … "
E su "L'avvenire del Polesine" si riferisce di una polemica sempre a proposito del rifiuto della Filarmonica Liberale al servizio religioso, del pentimento successivo per quel comportamento e dell'assicurazione al parroco rev. Girotti circa la cooperazione della Banda nella processione di quell'anno (14 giugno 1879) 4 .
Registrazioni dell'Archivio Parrocchiale attestano che nel 1911 don Luigi Mazzuccato il 13 giugno aveva officiato la Messa seguita da solenne processione con reliquie dei Santi. Sospesa durante la Prima Guerra Mondiale, la tradizionale processione fu riattivata nel 1919 in modo solenne con l'immagine della Madonna, di San Luigi e di S. Antonio.
Durante il fascismo la religiosità dei crespinesi fu messa a dura prova in seguito all'accanimento del regime contro i circoli cattolici. Il Circolo di Crespino, che raccoglieva fino a oltre settecento giovani molto attivi spiritualmente, non fu esente dal decreto prefettizio di chiusura (1927), ingiunzione comunque non attuata per l'intervento del Vescovo Anselmo Rizzi. Ne seguì che il circolo, pur rinunciando alle sue attività pubbliche, nella festa di S. Antonio tentò di uscire dall'isolamento portando la bandiera nella tradizionale processione, ma ciò costò il trasferimento del brigadiere della locale stazione dei Carabinieri che ne aveva dato il consenso 5 .
Come si può osservare la processione di S. Antonio si inserisce nella storia di Crespino e dei suoi abitanti, in particolare di quelli della borgata di S. Antonio che, organizzati in Comitato, provvedono con le proprie offerte a continuare i tradizionali solenni festeggiamenti in onore del Santo, con relativa processione come volle il fondatore dell'oratorio, Ippolito Migliorini. Costui, nel codicillo del suo testamento scritto nel 1721, lasciava in eredità al suo fedele maggiordomo un villino sito in Ferrara e la sua spada in argento con l'obbligo di continuare in paese l'antica processione 6 . Se ne parla anche in uno strano "sonetto" del 1706 ( che tralascio di riportare) nella cui introduzione così si legge: "Solennizzandosi la festa del glorioso Sant'Antonio di Padova nella chiesa parrocchiale della Terra di Crespino SONETTO dedicato al Merito degli Illustrissimi Signori Giacomo e Gioseffo fratelli Rangoni, il primo de' quali è Priore Zelantissimo, e ambedue Benefattori della Compagnia di esso SANTO. .. ".
Tanto fu radicata nel popolo la devozione al Santo, che il crespinese Frigati Antonio, già membro degli anziani del Comitato costituito da Cavriani, Rossi, Fogagnolo Costante, Cavalin, Travagli Odone, Malaspina, sul letto di morte raccomandava che non andasse spenta la bella Processione.
Indubbiamente fa riflettere che in un tempo come il nostro, teso alla ricerca di distrazioni sempre nuove, ci sia chi ha conservato, oltre le apparenze, un sentimento religioso che non può essere confuso con manifestazioni folcloristiche. Ben vengano, quindi, le festività patronali che animano le contrade con l'immancabile Banda (a tal proposito è ormai tradizione che ad accompagnare la processione di S. Antonio sia quella della città di Rovigo), le bancarelle, le serate di beneficienza pro Scuola Materna "Pio XII", gli stand gastronomici, l'immancabile conclusione con i sempre suggestivi spettacoli pirotecnici.
Riguardo agli stand gastronomici l'attuale parroco don Graziano Secchiero così si lamenta degli ostacoli posti dai nuovi regolamenti dell'USL, che stanno facendo morire le feste rionali: "Quest'anno la borgata di Agujaro l'ha rimandata, a Selva si fa la festa di S. Lorenzo, ma con festeggiamenti limitati, e anche la sagra nel rione di S. Antonio è meno vivace di un tempo". Il parroco si mostra sfiduciato nei confronti di una burocrazia che ha perso la dimensione umana e se la prende anche con una certa miopia politica che ha consentito la distruzione del patrimonio arboricolo del territorio e che ha lasciato sopire nei crespinesi l'orgoglio di un passato reso celebre da principi, papi, nobili ed eroi, pur possedendo Crespino i requisiti di località di richiamo turistico, ricca di storia ed arte da valorizzare.
Sono ambiziosi i progetti di Don Graziano Secchiero, che vive in una pregevole canonica settecentesca con affreschi del XVI e XVII secolo, la quale, unitamente alla splendida sagrestia, sta aspettando un dignitoso restauro come da progetto della Sovrintendenza delle Belle Arti di Verona.
Un tempo era il popolo ad offrire le sue fatiche per la cura dei sacri edifici, oggi necessitano esperti e i fondi di generosi privati, perché l'intervento dello Stato è lento a venire. Già è stato restituito al suo splendore il magnifico Coro e con soddisfazione don Graziano mi mostra anche le splendide vetrate che completano la ristrutturazione dell'oratorio della Confraternita dei Fabbriceri. Ma il suo sogno è di far rivivere il nome di "Piazza S. Croce" nella piazzola antistante la canonica. Non solo. Ha in mente anche l'istituzione di un Museo locale, di cui ha già steso un progetto, per collocare la grande quantità di materiale di notevole interesse già accumulato, e pensa pure all'importante raccolta di quadri di arte sacra che meriterebbe un'adeguata valorizzazione.
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Come citare questo articolo
Francesca Magon. “La processione di S. Antonio”. Ventaglio Novanta, n. 19, 1999. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-processione-di-s-antonio/