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ARTEOGGI

Le creature impossibili di Enzo Romanin

Soggetti fantastici, colti nell’incessante metamorfosi

di Roberta Fava

Ventaglio Novanta n. 25 2002 pp. 107–110

Il concetto della metamorfosi, cioè della trasformazione di esseri umani in piante, in animali (per punizione in rocce, per aver offeso gli Dei o per salvarsi da animali feroci) è antica quanto il mondo. Ovidio e Apollonio ne hanno parlato nei loro scritti e anche autori di fiabe come Esopo, Fedro e molti altri ancora hanno fatto propria l’idea della mutazione ad opera di incantesimi.

Anche nel campo della pittura e della scultura alcuni artisti hanno seguito questo filone. Enzo Romanin è uno di questi. Con la sua manualità dà vita a creature particolari, metà fiori e metà animali, che si tramutano in altri esseri che emanano dolcezza, simpatia, tenerezza, rispetto e talvolta sorpresa. Sono le “Creature Impossibili”, diventate tali dopo elaborazioni durate anni di studio, di ispirazione e di creatività.

Con materiale semplice, un cotto pastoso, fatto personalmente, egli scolpisce questi soggetti particolari: piante, fiori che diventano donne, uomini o animali.

Il rapporto dell’artista con la Natura, è molto vissuto, soprattutto con le piante grasse che non tutti amano perché pungono. Le piante grasse dello scultore rodigino, invece, hanno un’anima, sono dolcissime, dotate di sentimenti delicati, che temono gli uomini e che si proteggono dagli esseri, con gli aculei.

A colpo d’occhio, quando le si ammira, arrivano alla mente le immagini di certi personaggi dell’America latina, dei popoli Maya, degli Incas, degli Atzechi, di certi sacerdoti-sciamani dotati di una grande forza interiore. Alcune racchiudono la saggezza celeste, la luce illuminante, in forme pacate e serene, della serenità conquistata. Altre statue sono la metamorfosi di alcuni fiori-animali che diventano altre creature, come la statua della ballerina, il cui corpo è composto da un grande fiore tropicale, l’ibiscus, che vive molto poco, i cui petali si aprono a suon di danza. Le ultime statue sono creature strane ed impossibili perché, attraverso la Metamorfosi, sono diventate “Esseri” composti da fiori, animali, volatili, con una loro individualità, rispettosa delle altrui presenze e vite solari.

“Animali-Statue” che non accettano più di nutrirsi di altri esseri, ma prendono “l’energia vitale” dal sole, dalla luce, come se essi desiderassero un mondo di pace e di armonia, non solo di colori, di proporzioni, ma soprattutto di scelta di vita e di esistenza.

Talvolta si è colpiti dall’aspetto altero di una faccia di uomo, simbolo della superbia, del pavoneggiamento e allora sovvengono alla memoria Fedro ed Esopo, scrittori antichi che ammonivano l’umanità per mezzo delle loro favole: venivano colpiti, attraverso le vicende degli animali, i difetti e le mancanze di quei tempi. Parimenti Romanin mette il dito su certi aspetti umani da cambiare, li frusta, li mette in ridicolo. E’ l’ironia un’arma potente per far comprendere la verità in un mondo che si bea solo dell’apparenza.

In altre sculture, alte fino a due metri, domina il senso della leggerezza, della libertà, della delicatezza.

Le due statue, “Maternità” e “L’Attesa” a forma di piante grasse trasmettono dal loro volto una dolcissima espressione materna e di paziente attesa. Sì perché la maternità è un atto creativo del Cielo, che viene accolto con pacatezza, con serenità, con trepidazione, come un mistero antico.

Alcune statue infine sono attorniate da fiori semplici e nello stesso tempo fragili e delicati. Alcuni, come ad esempio le campanelle, ancora da aprirsi completamente o chiuse del tutto, o come l’ibiscus, lo stramonio, il fiore delle streghe perché una pianta allucinogena, o come ancora il papavero e il cardo.

Per rendere ancora più delicata l’immagine delle statue, l’artista le dipinge con colori ad acquerello ed olio, colori che rendono gli ornamenti floreali più originali e simbolici. Colore e materia si uniscono per dare a queste opere un aspetto unico e particolare. Sono opere mutanti, trasformate in “Creature Impossibili” dalle mani esperte di quest’artista rodigino che, innamorato della Natura, è riuscito a render “umane” le piante che quotidianamente vivono accanto a noi, quasi in simbiosi.

Non esistono più i confini, nei suoi lavori, tra pianta e persona e animale: la statua diventa un essere unico, con corpo di un fiore, con cosce di un animale e con i polpacci di un altro e così via, in una creazione armonica ed incessante.

Nato a Rovigo dove abita, Enzo Romanin, geometra, ha frequentato la facoltà di Architettura, poi lasciata per dedicarsi all’insegnamento di Educazione Tecnica nella scuola media. Appassionato da sempre anche di scenografia, è giunto alla creatività manuale un po’ per volta, spinto da un’esigenza interiore. Ha iniziato, prima a creare maschere, adornate da fiori e frutta e poi, di seguito, piccole bambole, le cui vesti erano petali di fiori e infine è arrivato a realizzare grandi opere di un metro e mezzo e talvolta di due.

Ha già allestito delle mostre con le sue “Creature” a Rovigo, ad Abano, a Ferrara presso la galleria d’Aste”, a Padova presso una fioreria, ottenendo interesse per il suo lavoro artistico: altre mostre sono in programma.

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Come citare questo articolo

Roberta Fava. “Le creature impossibili di Enzo Romanin”. Ventaglio Novanta, n. 25, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-creature-impossibili-di-enzo-romanin/

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