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ATTUALITÀ - INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

Le Lingue di Babele

In Accademia dei Concordi un ciclo d’incontri sui problemi linguistici dell’integrazione degli immigrati

di Massimo Tosini

Ventaglio Novanta n. 29 2004 pp. 152–155

Nel rispetto della sua missione culturale e in coerenza con il carattere e le finalità proprie, la Fondazione dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Uomo dell’Università di Trieste e il Dipartimento di Scienze del Linguaggio dell’Università di Venezia nell’autunno 2003 ha promosso, grazie anche al sostegno della BCC Padana Orientale S. Marco, un interessante ciclo di incontri su un tema di straordinaria attualità: il ruolo delle lingue nell’integrazione degli stranieri.

Il prestigio e la raffinatezza delle riflessioni che si sono sviluppate nel corso degli incontri è stato testimoniato dalla qualificante presenza dei relatori e del pubblico sempre numeroso e attento. Il merito di tale successo va ascritto agli organizzatori ed in particolare ai componenti del Comitato scientifico: Adriano Mazzetti, Giorgio Osti e Matteo Santipolo. Ovviamente non va taciuta la presenza costante dell’Avvocato Alessandro Ubertone e del professor Ennio Raimondi che con la consueta simpatia e competenza ha fatto “gli onori da casa” e stimolato in modo intelligente il dibattito. L’aspetto tecnico è stato poi magistralmente gestito da Nicola Artosi.

Le lingue di Babele è il nome con cui è stato battezzato il ciclo di incontri che si è aperto il 30 Ottobre con Paolo E. Balboni, preside della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. La ricchezza del suo curriculum, le numerose pubblicazioni di cui è autore ed il prestigio internazionale di cui gode infondono orgoglio alla Città di Rovigo che lo ha avuto ospite.

L’argomento su cui il professor Balboni ha intrattenuto il folto pubblico ha delineato gli aspetti relativi alla comunicazione interculturale nelle società complesse; nel suo intervento ha marcato le differenze più significative tra le società “semplici” del passato e la complessità che invece caratterizza le società odierne toccandone gli aspetti sociologici, culturali e linguistici. Di assoluto rilievo il profilo dell’Europa che ha presentato e particolarmente significativo il richiamo fatto verso gli immigrati, grazie ai quali “nascono masse nazione polverizzate”; minoranze che possono diventare potenzialmente enormi quando si riconoscono come “islamici” o “curdi” in Europa.

Nell’ambito della sua lezione particolarmente interessanti sono state le osservazioni intorno al tema della tolleranza/intolleranza e civiltà/cultura: con riferimento alla prima coppia di termini ha richiamato l’attenzione sul fatto che in seconda generazione i “tollerati” rischiano di diventare intolleranti; relativamente alla seconda coppia ha affermato che spesso tali termini sono usati erroneamente come sinonimi.

Asserita l’odierna complessità sociale in cui si è chiamati a vivere e convivere, il professor Balboni ha concluso il suo intervento ponendo l’accento sull’importanza strategica della comunicazione attraverso culture – intese in senso antropologico – diverse, talvolta molto lontane o addirittura contraddittorie tra loro ai fini di una buona integrazione.

Il secondo incontro ha avuto come protagonista Serge Vanvolsem, ordinario di linguistica italiana alla Università di Lovanio, dove dirige il Centro di Studi italiani, nonché corrispondente estero dell’Accademia della Crusca. Autore di numerosi articoli e saggi, è anch’egli figura di assoluto prestigio internazionale. Nella sua lezione ha trattato il tema legato alle vicende dell’italiano nel Belgio dell’immigrazione, tratteggiando le differenze tra il periodo del secondo dopo guerra e quello degli ultimi decenni, in un paese bilingue (ufficialmente addirittura trilingue: francese, nederlandese e tedesco). Particolarmente interessante è risultata la descrizione delle caratteristiche dell’immigrato tradizionale e le mutazioni che sono avvenute con le generazioni successive.

Assai singolare quanto avviene nella regione di Bruxelles ove vivono circa quindicimila eurofunzionari i quali presentano caratteristiche linguistiche e soicioeconomiche molto diverse rispetto a quelle della migrazione tradizionale e il cui progetto migratorio fa pensare a persone convinte di stare nel paese ospite solo per alcuni anni.

Il professor Vanvolsem ha concluso il suo intervento ponendo un interessante interrogativo scientifico: si potrà far leva sulla situazione linguistica degli eurofunzionari per poter parlare di un vero e proprio italiano oltre frontiera?

Per quanto riguarda gli interventi successivi, che per ragione di spazio siamo costretti a tratteggiare in modo più sintetico, ricordiamo che il secondo giovedì di novembre l’Accademia ha avuto ospite Anne Neuschäfer dell’Istituto di Filologia Romanza della Rheinisch-Westfälische Tecnische Hochschule (RWTH) di Aquisgrana, la quale ha parlato degli intrecci fra due lingue “lontane”: l’italiano e il tedesco.

Per illustrare il fenomeno di una migrazione la relatrice ha utilizzato quale ausilio il romanzo autobiografico di Marisa Fenoglio, Vivere altrove, uscito nel 1997 presso la casa editrice Sellerio. In questo romanzo l’autrice narra in primo luogo la sua migrazione culturale dalla italofonia d’origine verso la conoscenza di una lingua “lontana” dapprima sconosciuta e percepita come barbara, che poi divene chiave per l’accesso ad altra mentalità.

Giovedì 20 novembre è intervenuta Anna Zoppellari (Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trieste) dove insegna “Letterature Francofone” e “Letteratura francese”. Autrice di numerosi saggi di letteratura francese e francofona, ha tenuto la sua relazione sulle politiche linguistico-culturali tra Francia e Magreb.

Dopo un’attenta analisi storico-politica descrivente la dominazione francese nell’area del Magreb, la professoressa Zoppellari si è soffermata ad analizzare gli aspetti linguistico-culturali, oltre a quelli di politica economica, volti a cancellare le strutture preesistenti, mettendo in rilievo come la Francia abbia imposto in tutta l’area le proprie strutture economiche e culturali.

Nei tre paesi del Magreb (Algeria, Marocco e Tunisia) pur avendo il francese connotazione di lingua straniera (oggi si parla l’arabo classico accanto all’arabo dialettale e al berbero), resta privilegiato in alcuni settori della cultura e dell’amministrazione: una cultura che, vivendo in uno spazio di mezzo tra Oriente ed Occidente, considera la pluralità come tratto distintivo.

Nell’ultimo giovedì del mese di novembre è intervenuto Matteo Santipolo sul ruolo di lingua e dialetto fra gli immigrati del Veneto: una scelta di identità. Attualmente professore a contratto di lingua inglese a Ca’ Foscari e ricercatore di didattica delle lingue moderne presso l’Università di Bari, è anche responsabile di redazione della rivista Itals, Didattica e linguistica dell’italiano come lingua straniera.

Dopo aver illustrato le ragioni socio-economiche che hanno mutato il volto del Veneto (da realtà prevalentemente agricola a ricca area industrializzata), Santipolo ha posto l’accento sull’aumento di autostima regionale che tale cambiamento ha prodotto. Continuando nella sua relazione ha evidenziato come ciò abbia pure prodotto una rivalutazione linguistica che di fatto ha rilanciato il dialetto, attribuendogli nuovamente il prestigio ed il ruolo sociale del passato.

Ha poi illustrato l’argomento dal punto di vista degli immigrati, mettendo in luce quanto il dialetto sia strategico ai fini dell’integrazione sociale del migrante, senza con ciò cancellarne l’identità di origine.

A chiusura del ciclo di incontri sul ruolo delle lingue nell’integrazione degli stranieri, è intervenuto Giorgio Osti della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste dove tiene il corso di Sociologia delle migrazioni.

Anch’egli, come diversi altri suoi colleghi, è un brillante polesano migrante, il quale, forte della sua pluriennale esperienza di ricercatore e studioso, ha offerto in Accademia, di cui è socio ordinario, una lettura molto interessante su “lo spazio delle lingue nel processo di integrazione degli immigrati in Italia”.

Nella sua relazione il professor Osti ha richiamato l’attenzione del qualificato pubblico presente su come la diversità del linguaggio sia insieme un momento di fatica ma anche di creatività nel quale il migrante si cimenta quotidianamente: da un lato l’apprendimento della nuova lingua, ma dall’altro la riscoperta della lingua madre e di nuovi modi di parlare.

Attraverso ciò, secondo Osti, l’integrazione degli immigrati assume oggi i connotati di un nuovo processo stimolante e meritevole di studio ed approfondimento, sfumando gradualmente e sempre più i caratteri negativi o ideologici di un passato anche recente.

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Come citare questo articolo

Massimo Tosini. “Le Lingue di Babele”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-lingue-di-babele/

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