"Il tempo è insignificante nel mondo dell'arte, le grandi civiltà lo hanno dimostrato col coraggio di credere nelle cose della vita e della natura, sottoponendola ad uno stile, forzandola e reinventandola". Con queste parole ha esordito Amedeo Lanci, pittore di fama internazionale e docente all'Accademia delle Belle Arti di Firenze, all'inaugurazione della personale di Luciano Scarpante presso il Centro Casa "Il Patio" di Porto Viro.
"Promuovere il bello" è una delle intuizioni che vanno ascritte al titolare del centro, Gianni Marangoni, che con il fratello Tonino ha avuto l'idea di realizzare un'importante iniziativa sul piano artistico, ospitando in successione valenti artisti per lo più locali, e tra questi Luciano Scarpante, laureato in Scienze biologiche che divide i suoi interessi tra scienza e pittura.
Nato a Fiesso Umbertiano nel 1947, da oltre 40 anni vive a Porto Tolle, dove guida in qualità di preside la scuola media statale "L. Brunetti". In oltre venticinque anni di attività artistica, ha allestito ventotto mostre personali ed è stato presente in importanti rassegne in città italiane e straniere.
Nel 1982, insieme ad altri 25 artisti, tra cui Annigoni, Berti, Migneco, Treccani, ha contribuito alla costituzione del primo nucleo della sezione artistica del Museo Storico della Resistenza di S. Anna di Stazzema, inaugurato in occasione della visita del Presidente della Repubblica Sandro Pertini. È autore della Via Crucis nella nuova chiesa parrocchiale di Rosolina, del disegno per il monumento ai caduti di Donada, del marchio dell'Apt Delta del Po, delle decorazioni nella nuova sala riunioni del Centro di Formazione Professionale San Giuseppe Artigiano di Donada, della Pala d'altare della chiesa "Il Buon Pastore" di Sottomarina. In campo scientifico, Luciano Scarpante ha collaborato con il prof. Carlo Peretto ed altri studiosi dell'Istituto di Geologia dell'Università di Ferrara, con la Soprintendenza Archeologica e per i Beni Ambientali, Architettonici e Storici del Molise, con il comune di Venezia, con gli Istituti culturali ed artistici della città di Forlì, con il comune di Selva di Cadore, con il Museo Civico della Civiltà in Polesine di Rovigo.
Molti i critici che si sono occupati delle opere di Luciano Scarpante. Mario Stefani lo ha definito "il poeta della natura, cantore di un mondo primordiale, ancora vergine, non contaminato dalla violenza dell’uomo. Come già nel medioevo cercava lo stesso Petrarca e nei nostri tempi vagheggiava, senza speranza di trovarlo, Cesare Pavese, Luciano Scarpante ci dimostra che è ancora possibile trovare luoghi non violati, non ancora violentati”.
Il Delta del Po è l’ispiratore di molte sue opere, quel mondo, come scrive Sandro Zanotto, completamente anomalo rispetto a tutto il paesaggio italiano e difficilmente riproducibile in arte, perché trova il suo significato proprio nella sua orizzontale monotonia, che non sopporta di essere chiusa in un limitante spazio rettangolare. Scarpante è laureto in scienze biologiche, acquisendo un abito mentale che lo tiene lontano dall’approsimazione, e così, per superare l’orizzontalità del paesaggio che vuole rappresentare, si rivolge alla tecnica orientale. Basta un ciuffo di canne, su una linea d’orizzonte e, nell’esattezza della definizione, tutto un paesaggio viene a ricrearsi nella mente dell’osservatore; applica poi la regola che per definire uno spazio bisogna interromperlo: ecco allora i pali piantati nell’acqua per gli ormeggi o per le reti da pesca, che vengono a definire con esattezza un ambiente, componendolo nei ritmi dell'arte astratta, in un'estrema sintesi. Un altro elemento ricorrente nell'opera di Scarpante è dato dai nudi di adolescenti, si tratta di bambini del Delta, di fanciulli che popolano queste rive in un'aria di Grecia Antica.
Si parlava di tecnica orientale, Amedeo Lanci, nel corso della presentazione al Patio si è spinto più avanti osservando che "I suoi ragazzi, le sue modelle vengono ritratti statuari, fermi, quasi fossero monumenti misteriosi della sua fantasia di uomo interiormente tormentato. Le persone che dipinge sono riconoscibili sempre per questo desiderio di non mutare la sua verità, e sono persone ben conosciute e studiate da lui. È in questo personale modo di essere artista che Luciano Scarpante fa azzardare l'ipotesi che dentro di lui scorra sangue orientale. Pudico nella visione e resa delle immagini, poco incline alla passione gestuale della pittura occidentale, con il rigore impeccabile che impone alla sua mano nel dipingere e disegnare, ci offre questa mostra calma e delicata, trattenendo egoisticamente questa passione segreta che infervora la sua mente".
Come ha sottolineato sempre Lanci, ben vengano dunque artisti come Scarpante nel grande mondo dell'arte, per meglio arricchire e testimoniare la nostra cultura e per riscoprire in chiave moderna le mitologiche origini del luogo per ritrovare l'anima segreta del Delta del Po.
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Come citare questo articolo
Antonio Dimer Manzolli. “Le nitide immagini di Luciano Scarpante”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-nitide-immagini-di-luciano-scarpante/