"Dom immaculate dei parae virginis nativitati sacrum" "Tempio dedicato a Dio Massimo e Ottimo e alla natività dell'immacolata Vergine madre di Dio … ".
Muta, ormai da parecchio tempo, e sola nella sua ricchezza artistica è rimasta la chiesa di San Clemente. A fatica si riescono a leggere alcune parole sulla lapide marmorea infissa sopra la porta d'ingresso.
Nei primi anni del '700 un conte veneziano Paolo Grassi fece costruire vicino alla sua dimora di campagna, l'attuale Villa Grassi-Baroni di Baricetta (vedasi Ventaglio n. 9), una chiesetta, denominata Oratorio di San Clemente, perché in esso erano custodite le ossa del martire e un'ampolla di sangue assegnata dal papa Clemente XI al nipote Annibale Albano e da questi fatte pervenire al nobile Grassi.
Si deve ricordare che l'Oratorio, pur conservando questa denominazione, è però sempre stato dedicato alla Natività di Maria, verso la quale il nobile conservava una spiccata devozione.
Dalla fondazione della chiesetta si usò perciò sempre solenizzare la festa dell'8 settembre, giorno in cui tutti i contadini e i valligiani accorrevano solleciti alla santa messa.
Il nobile Grassi ottenne dal papa Clemente XI (1710), che in quella chiesetta si potesse anche celebrare la messa quotidiana per tutti i fedeli. L'edificio perdeva così la sua funzione di oratorio privato.
Nel 1842, muore l'ultimo della famiglia Grassi. Costui, non avendo discendenti, lascia in eredità al conte Alessandro Tornielli di Venezia la proprietà di Baricetta, con l'obbligo perpetuo di far celebrare una messa quotidiana nell'Oratorio di San Clemente, prevedendo che al parroco venisse corrisposta annualmente la somma di L. 950.
La chiesetta divenne anche luogo di sepoltura, proprio per il suo carattere privato, per i conti Torniello.
Lungo le pareti furono costruiti sarcofaghi per cui, come dice Foscolo, "i sassi sepolcrali a templi fean pavimento … ".
Ma ciò intristì il luogo sacro, eretto come luogo di gioia e di vita, rivelandolo quasi come una cella funeraria, e facendo passare in secondo ordine il bellissimo blocco marmoreo dell'altare composto da statue della Madonna con il Bambino, San Pietro e San Clemente.
Nel 1934 muore anche l'ultimo Tornielli, diventando erede il Sig. Bonaventura il quale, a sua volta, assegna tutta la proprietà all'amministratore Dottor Ermenegildo Baroni, a cui è tuttora legato il nome della Villa denominata Grassi-Baroni.
Pochi anni dopo la chiesetta si ritrovò del tutto abbandonata non solo per tutti i giorni, in quanto non era più possibile la messa quotidiana, ma anche per la Natività di Maria, cosicché la festa annuale venne trasferita nella più comoda e capiente Chiesa del paese, dato l'enorme concorso della gente.
Nel 1939 il Vescovo mons. Guido Mazzocco decretò di togliere tutti gli "ex voto" pendenti dall'altare e fece il rinvenimento delle relique di San Clemente. In quell'occasione venne fissata la festa di San Clemente da celebrarsi ogni anno il 3 ottobre, anniversario di matrimonio dei coniugi Baroni.
Per tutto il 1959, l'oratorio di San Clemente riprese a funzionare come chiesa principale di Baricetta, a causa di un intervento di manutenzione della chiesa Parrocchiale. A lavori completati, riprese la sua funzione primaria la chiesa parrocchiale, e l'oratorio venne aperto solo in occasione della festa della Natività di Maria.
Frattanto infiltrazioni d'acqua e lesioni nel soffitto si annunciavano sempre più come segnali di un triste tramonto.
Per più di dieci anni la chiesetta divenne elemento di discussione e di contesa, finché nel 1984, la parrocchia di Baricetta non potendo accollarsi spese di recupero, rinunciò al possesso, che passò nelle mani del Rotary Club di Adria; il quale, avviato il restauro, donava l'oratorio alla Chiesa Cattedrale di Adria.
Le opere di ripristino ancora in atto procedono con lentezza, ma sono in molti a sperare di veder riaperto l'oratorio per il prossimo 8 settembre.
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Come citare questo articolo
Marta Duoccio. “L’oratorio di San Clemente”. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/loratorio-di-san-clemente/