IL MIO CANAL BIANCO PERDUTO
Dove sono andate a finire le tue acque chiare che facevano sognare i miei occhi di bambina, quando nel fiume con mia madre alla mano andavo a guazzare.
Dalle tue onde lievi i piedi mi facevo accarezzare e, ormeggiata alla mano di mia madre, sognavo di navigare.
Mi sembravi eterno, limpido, solare e solo io pensavo di invecchiare. Ma, guardando ora le tue acque nere, temo che, come me, dovrai morire.
Eri nato per dare la vita ma la violenza degli uomini te l’han proibita.
MAMMA
Mi ricordo il profumo delle tue braccia che sapevano di lavanda e borotalco, quando, dal tuo lettone al mio, mi portavi in braccio.
Io fingevo di dormire e tu mi rimboccavi le coperte dandomi un braccio.
Tanto tempo ormai è passato io vecchia sono diventata
ma un ricordo mi è rimasto così intenso, così ribelle, nel ricordo del tuo abbraccio il profumo della tua pelle.
LUNA NOVA
Uno spicchio de luna co’ ‘na stela accanto, un nero cipresso contro un zielo d’incanto.
Un azuro de zielo ca se fa sempre più scuro co’ le stele ca brila el diventa più belo.
Mi a m’incanto a vardare ‘sto gran splendore e, anca sa taso, a me par de pregare: “Te si’ grande Signore!”.
FELICITÀ
Felicità è anche pigrire nel letto, in un fresco mattino settembrino con le finestre aperte con l’aria fresca che ti accarezza.
Sentire il rumore del treno … lontano, rombante sul ponte,
vedere sfrecciare le rondini in cielo,
felicità è vedere rifiorire le rose godere di queste piccole cose!!
CASA DE CAMPAGNA
Picola, vecia casa de campagna a vardarte ben a te gà na facia quasi umana:
la porta la par na boca, i balcun i par de oci, el camin un naso longo e par ch’el spiona tuto el mondo.
Dentro de ti un vociar de putini, amorevole e giocondo. In cussì poco l’è serà tuto el me mondo.
A MATTIA
Parlami del dolore del tuo corpo prigioniero di una sedia a rotelle dimmi dei tuoi sogni mai vissuti. Vorrei donarti giorni di luce in questi momenti di buio, ma ho le mani vuote. Sei fiore immobile, grido di rondine ferita nel volo. Ma un paio di ali avrai in dono. Tu che non hai potuto correre sui prati in fiore, e sulla sabbia del mare e, come un esile aquilone, volerai tra bianche ali di gabbiani. I tuoi sogni fioriranno tra angeli azzurri e brillar di stelle.
Edda Una mamma
SOGNI
Avuria corere sul selese con i me fra dei zugare a pulce e a tana andare a ciuciare i piruli de giazo su la grondara della tinzara.
Vedare me mamma sentà sul fogolare impizà vedare me papà su la porta cussì alto ch’el la impeniva tutta
Vedarse tutti diese a tola e le senise del zoco che come i sogni su par el camin le vola
A vuria essare ancora ‘na ragazola: avere un zestin pien de i me ani e spargugnarli par la via, desmentegandome dè tutti gli altri affanni.
FRAMMENTI DI MEMORIA
Figlio mio vivrai sempre accanto a me per farmi compagnia e smaltire il freddo della mia nostalgia.
Plinio voglio pensarti come eri, credere che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e che, come allora, sorridi.
Arrivò il vento all’impazzata, imprigionò nelle sue spire luci e colori ai miei giorni lasciò solo dolori.
Ritornino i sogni ad addolcire l’amaro nell’altalena della vita.
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Come citare questo articolo
Edda Bellesia. “Luna nova”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/luna-nova/