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NARRATIVA

Randez-vous napoletano

di Grazia Giordani

Ventaglio Novanta n. 3 1991 pp. 130–131

Veterinario da pochi mesi, facevo l'itinerario a Napoli, o meglio a Resina, un paesetto che era poco più di una borgata. Contemporaneamente mio fratello era militare di leva nella stessa zona. Averlo vicino, mi dava l'illusione di essermi portato dietro una fetta di Polesine, qualche consuetudine della mia terra, almeno nella parlata e nel modo di pensare.

Frequentavo gente modesta come don Ciccillo 'u Craunaru (il carbonaio) e don Pasqualino che aveva una sorella che si chiamava Emanuele (misteri, questi, delle desinenze partenopee). La professione mi rendeva poco, perché la povertà dei clienti li costringeva a pagare in natura le mie prestazioni, offrendomi: mezzo coniglio, una gallina, qualche uovo che la padrona di casa mi cuoceva in sgangherati tegami.

Definire casa la stamberga in cui vivevo, è veramente magniloquenza. Usufruivo di una stanzetta dai muri scrostati, con letto cigolante e un lavello mobile in cui era rimasta traccia dello sporco di tutti i pigionanti che mi avevano preceduto. Così mi sentivo meno solo; ero perennemente in loro antigenica compagnia.

Solo il giardino era bello, ampio, tenuto a prato, con alberi di mandarini che fruttificavano in superbe palle profumate e ristoratrici, soprattutto provvidenziali nei giorni in cui non ricevevo emolumenti in natura dai miei poveri clienti.

In un pomeriggio di libera uscita domenicale, mio fratello e io, ci recammo in centro a Napoli nella pasticceria da Caflish, a mangiare qualche sfogliatella, come pranzo festivo. Fu lì che vedemmo sedute al tavolo due brunette, tutte boccoli, classiche bellezze del posto. Pelle scura, occhi espressivi, sorriso fulgente. Erano evidentemente sorelle, un po' più in carne la primogenita, più smilza la minore. Ridevano forte, come per farsi notare, mentre mangiavano un babà, preso dal piattino con mosse leziose di donne semplici che vorrebbero apparire salottiere.

Eravamo due giovani avvenenti, settentrionali, dai modi garbati; non ci fu dunque difficile avvicinare le sorelle e attaccar bottone con qualche complimento stereotipato sulla loro fresca bellezza. Ottenemmo la promessa di incontrarle nuovamente in occasione della successiva libera uscita di mio fratello. Le invitammo, per quel giorno, a pranzo a casa mia.

Non fu possibile riceverle nella mia stanza perché la padrona, attenta alla forma, non lo avrebbe permesso. Le ospitammo nel seminterrato a mezzo tra il garage e la lavanderia, ingombro e indecoroso. Portai là un fornelletto a spirito, un pentolone d'acqua sottratto alla padrona di casa, per cucinarvi gli spaghetti, e qualche piatto sbrecciato, rimediato alla meglio. Mio fratello portò via dalla cucina della caserma un vasetto di ragù. Apparecchiammo con asciugamani su vecchie casse da frutta e ci parve di aver allestito un desco da “rendez-vous”.

Il pavimento era di terra battuta, maleodorante come tutta la stanza, ma il più era farci caso. Le nostre ospiti assistevano in silenzio all'armeggio di mio fratello che, messa l'acqua a bollire, vi immergeva gli spaghetti, fischiettando e facendo schioccare la lingua, come chi pregusta cibi sopraffini. Facemmo scolare alla meglio il nostro atteso piatto unico, lo condimmo col ragù dell'esercito. La spaghettata era pronta per essere versata nei piatti, quando malauguratamente, mio fratello inciampò versandola sul pavimento.

Il mio congiunto era, tutto sommato, un filosofo, perché non si perse d'animo. “Niente paura!” – disse – correndo a lavarla sotto il rubinetto, già condita e pronta. Purtroppo se ne andò tutto il condimento e rimasero attaccate agli spaghetti la sabbia e la sporcizia. Le due fanciulle fecero generosi tentativi di ingoiare quella porcheria. Rimediammo poi con una grande “mandarinata”, rubando dal giardino un invitante paniere di frutta.

Il dopocena ci ripagò largamente delle rinunce del desco.

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Come citare questo articolo

Grazia Giordani. “Randez-vous napoletano”. Ventaglio Novanta, n. 3, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/randez-vous-napoletano/

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