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UN RICORDO

Renzo Bernini

Dalla più tenera infanzia, per tutta la vita, la musica e Renzo hanno parlato la stessa lingua

di Giorgia Maragno

Ventaglio Novanta n. 43 2011 pp. 104–107

A quattro anni Renzo non sa ancora leggere o scrivere, ma con una piccola fisarmonica sa già riprodurre ad orecchio qualsiasi canzone. Nelle estati della sua infanzia, la madre Clara lo porta al mare sulla riviera romagnola, a Cervia. Anche in spiaggia, per Renzo non esiste miglior giocattolo. Non fa altro che suonare la sua fisarmonica, divertendosi un mondo.

Attorno a lui si accalcano decine di persone che lo ascoltano a bocca aperta, guardando le piccole dita dominare con sicurezza i tasti ed ascoltando le melodie senza sbavature. Al pomeriggio e alla sera la madre lo porta a passeggiare sul lungomare, dove molte orchestre suonano all’aperto per i clienti di hotel e stabilimenti balneari. Renzo tiene sempre stretta a sé la sua inseparabile fisarmonica e, come qualsiasi bambino che veda altri impegnati nel suo gioco preferito, insiste per prendervi parte. Si avvicina alle orchestre e inizia ad accompagnare con la fisarmonica le canzoni che stanno suonando. Non importa se non ha mai sentito quelle melodie: gli basta ascoltare una strofa e un ritornello per afferrare la melodia e riprodurla immediatamente, senza pensarci. Come fosse un gioco.

Ogni pomeriggio ed ogni sera delle vacanze si ripete lo spettacolo. Le orchestre lo conoscono e pregano la madre di passare anche la sera dopo, così che il bambino prodigio possa salire sul palco e suonare per un pubblico che lo cerca, lo applaude, lo segue in tutte le esibizioni. Il tavolino da dove Clara, sua madre, segue il figlio sul palco si affolla: c’è chi le manda una bibita, chi si ferma a parlare con lei, chi scatta una fotografia al bambino con la fisarmonica. A quel tempo le fotografie si scattavano soltanto per le occasioni speciali. Ma Clara raccoglie ogni estate una gran quantità di scatti del bambino che suona come un maestro di musica.

Un amore totalizzante quello per le note, che dalla prima infanzia ha contraddistinto la vita appassionata di Renzo Bernini, apprezzato grande cultore della musica che si è spento sessantaquattrenne, un anno fa, il 16 maggio 2010. Renzo, il virtuoso degli 88 tasti, per più di quarant’anni uno dei protagonisti indiscussi delle scene musicali polesane, maestro di pianoforte, componente di gruppi “storici” come Le Idee.

Era nato a Ceneselli il 26 aprile 1946 a Ceneselli, in una famiglia non agiata ma ricca di stimoli artistici. Nella sua casa, insieme alla madre e al padre, vivevano anche due zii paterni, entrambi non vedenti: Nadir¹ e Leonida, tutti e due con la passione per la musica. Anche il padre di Renzo, Giuseppe, pur non essendo musicista a tempo pieno, appena aveva un attimo libero lo dedicava al suo strumento, la tromba.

In una casa piena di note, cresce dunque il piccolo Renzo, che dimostra subito come il talento per la musica sembri scritto nel suo dna, che è quello della sua famiglia. A poco più di tre anni di età si arrampica su uno sgabello per suonare il pianoforte di famiglia, che gli zii tengono in casa. Al bambino regalano anche una fisarmonica, quasi un giocattolo, di soli sei tasti, con cui impara a suonare la sua prima canzone, “Vola colomba”. Gli strumenti musicali sono i suoi giocattoli preferiti: li maneggia con incredibile naturalezza, come fossero vecchi amici che gli raccontano mille storie. Fisarmonica, pianoforte, batteria.

Il talento e la passione per la musica timbrano, fin dall’infanzia, la sua carta d’identità. Alle richieste esibizioni del giovanissimo talento nei locali della riviera romagnola, seguono altri appuntamenti. Anche la nascente televisione dà spazio a Renzo, in programmi come “L’ora del dilettante” di Silvio Noto o “Il microfono è vostro” di Nunzio Filogamo.

“Poteva suonare ore e ore, giorni interi, dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina. Senza stancarsi mai della musica”, dice la madre Clara.

Renzo frequenta le scuole elementari a Ceneselli e le medie a Castelmassa. La scuola gli piace, ma non quanto la musica. Continua a suonare tutti gli strumenti che gli capitano sottomano, comincia anche a cantare. Crescendo, il suo compagno preferito diventa il pianoforte.

Dopo aver preso lezioni di teoria musicale e solfeggio dal maestro Negrini di Castelmassa, si iscrive al conservatorio di Ferrara. Strumento, il pianoforte. Lo ammettono subito al secondo anno. Segue tutto il percorso di studi, si diploma al sesto anno e prosegue regolarmente fino all’ultimo anno, senza però dare l’esame finale.

La musica è ormai il suo mestiere. Il diamante grezzo del suo talento innato, levigato da anni di studio sullo strumento, brilla ora in ogni sua esibizione live.

Dopo aver fatto parte dei più popolari gruppi musicali del momento, si unisce al gruppo Le Idee, complesso che diventa presto leader della scena rock nelle nostre zone e che gli offre la possibilità di esprimere al meglio il suo gusto musicale, ispirato allo stile di Brian Auger e di Emerson, Lake & Palmer. Come lo zio Nadir era stato un simbolo della musica in voga negli anni Trenta e Quaranta, così Renzo lascia stupefatto il pubblico dei suoi coetanei negli anni Settanta.

La sua tecnica alle tastiere è formidabile, frenetica. Il pensiero sembra rincorrere, e non anticipare, il movimento delle mani. I tasti impazziscono sotto la corsa delle dita che li spremono come se il suono giusto fosse nascosto da qualche parte e si trattasse solo di scovarlo in qualche modo. Sul palco tiene un tempo perfetto, senza la minima indecisione, istintivo e naturale quanto il tempo del proprio respiro.

E improvvisa, rovesciando sul pubblico una valanga di note, diverse ogni sera, attingendo ad un’inesauribile tavolozza di colori, lasciando a bocca aperta anche molti artisti affermati e osannati dai circuiti televisivi.

Manco a dirlo, nessuno spartito davanti a lui, nessun promemoria, neanche alle prove. La musica e Renzo parlano la stessa lingua. Per imparare un nuovo brano gli basta ascoltarlo una volta. Chi lo ascolta, assicura che se si chiudono gli occhi si sente suonare Emerson.

La madre gli ricorda spesso che con il suo diploma del sesto anno di conservatorio potrebbe diventare professore di musica alle scuole medie. “Non posso insegnare, – risponde – io devo suonare”. Non conta altro, per lui.

La sua vita trascorre una serata dopo l’altra, in tantissimi locali, a fianco di amici e musicisti di ogni genere, sempre seduto dietro una tastiera, pronto a diffondere magia.

Gli anni passano, ma nulla cambia: il suo unico mestiere è fare musica. Qualsiasi musica, purché sia musica. “Intrattenimento musicale di tutti i generi”, reca uno dei suoi ultimi biglietti da visita.

E poi, improvvisamente, qualche cosa stona nel suo corpo. Nel volgere di poco tempo, il male lo condanna. La malattia lo sfianca, ma Renzo non rinuncia al piacere di suonare nemmeno negli ultimi mesi di vita. Mentre le mille note stonate del male lo assediano dentro, avanti allo strumento è sempre lui: mai un’incertezza, mai un pensiero, mai un’incrinatura. Nonostante il dolore, la musica continua a brillare come prima.

La sua vita si interrompe nella primavera scorsa, quando tutto precipita. La melodia si spegne nel silenzio del cimitero di Ceneselli, dove gli amici hanno posto sulla sua tomba l’immagine di un pianista. Che sembra diffondere e far vibrare nel ricordo, più nitide che mai, le note di Renzo. Note che, come in uno dei suoi mille concerti, irrompono nella scena e illuminano il silenzio..

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Come citare questo articolo

Giorgia Maragno. “Renzo Bernini”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/renzo-bernini/

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