Era nato 67 anni fa a Frisa, un piccolo comune dell’Abruzzo in provincia di Chieti, ma fin da giovane si era trasferito a Firenze, che ben presto diventò la sua città di adozione. Nel capoluogo toscano abitava nella centralissima via del Corso, in una casa ricca di almeno otto secoli di storia e di memorie: nel XIII secolo fu l’abitazione di Gemma Donati, la moglie di Dante Alighieri.
E proprio a Firenze lo incontrai la prima volta, nel marzo del 1975, durante una mia personale alla galleria “Borgo Pinti”, dove egli aveva esposto pochi mesi prima. Nel dicembre dello stesso anno lo invitai qui nel Delta polesano, al casone di valle Ravagnan, in località Ca’ Pisani, dove veniva esposta la cartella di grafica “La Venere del Delta”.
In quell’occasione gli presentai Giuseppe Marchiori e Sandro Zanotto, da lui molto stimati, ma, soprattutto, gli feci conoscere il delta del Po, del quale si innamorò letteralmente. Da allora tornò spessissimo e sempre con grande entusiasmo in Polesine, non solo a Porto Tolle, sconfinando anche nel veneziano, soprattutto a Chioggia e a Sottomarina, luogo in cui ha realizzato, per la nuova chiesa dedicata al Buon Pastore, il grande trittico che sovrasta l’altare maggiore.
In certe occasioni le sue visite erano improvvise e non programmate. Ricordo di quella volta in cui, uscito dalla propria abitazione con la moglie per andare alle Cascine, decise strada facendo di portarsi nel Casentino, per poi sconfinare in Romagna.
Durante il viaggio la meta finale veniva via via cambiata e, di tappa in tappa, pensò di far visitare ad Anna l’abbazia di Pomposa. Erano ormai vicini a Porto Tolle, per cui pensò di venirmi a salutare. Quando arrivarono stava calando la sera e mia moglie propose loro di fermarsi la notte. Accettando l’invito Anna disse: “… però ho con me soltanto il fazzoletto; ero uscita per andare alle Cascine…”.
A Porto Tolle Lanci è tornato spesso anche per iniziative culturali e, in due occasioni, non ebbe difficoltà a coinvolgere gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove insegnava incisione: nel 1988 progettò e coordinò un laboratorio d’arte con sette studenti dell’Accademia, tra i quali Massimo Bartolini, oggi artista di fama internazionale; nel 2009, insieme all’assessore alla cultura del comune dott.ssa Silvana Mantovani e al gruppo Arte Sentimentale, realizzò con nove studenti dell’Accademia e il musicista Federico Mengoni un articolato progetto intitolato “I fantasmi di Scano Boa”, che si concluse con una serie di mostre e la pubblicazione di un libro.
Da non dimenticare poi la grande mostra di Arte Sentimentale del 2001 alla “Pescheria Nuova” di Rovigo, organizzata dalla Provincia, che registrò un ampio consenso di critica e visitatori. E a questo proposito va sottolineato come il movimento Arte Sentimentale si sia costituito grazie ad Amedeo Lanci, che si mosse proponendo e discutendo la propria teoria dapprima con Guido Del Fungo e successivamente con i pittori Umberto Falchini, Luciano Scarpante, Günther Wolf che divennero i suoi “compagni di strada”, come scrisse Alberto Severi, per una rivoluzione culturale non nemica della tradizione e in grado di recuperare e rivalutare i sentimenti, che rappresentano l’aspetto più trascurato degli ultimi decenni, da rinverdire.
Solo pochi mesi fa, il 4 ottobre 2010, proprio in Polesine, nella sala Oliva dell’Accademia dei Concordi, tempio della cultura polesana, Arte Sentimentale ha celebrato i dieci anni di attività: il movimento era stato presentato ufficialmente alla stampa e al pubblico in Palazzo Vecchio a Firenze il 4 ottobre 2000 (vedi Ventaglio90 n. 41).
L’esistenza di Amedeo Lanci era fatta di sentimenti e di passioni che avevano per oggetto l’arte e la bellezza femminile (quando era in compagnia era solito dedicare i suoi brindisi Alla vita, all’arte e alle belle donne), bellezza femminile che torna ricorrente nelle sue opere, a volte come rappresentazione esplicita, più spesso sublimata attraverso le forme sinuose e sensuali di una chitarra.
I suoi quadri sono conosciuti in tutto il mondo. Ha infatti esposto nelle principali città italiane ed ha allestito numerose mostre all’estero: Francia, Russia, Grecia, Argentina, Stati Uniti, Cina e Germania dove era già stato, da giovane, per lavorare come manovale in fabbrica dopo la morte del padre.
Un impegno e un’emozione particolare accompagnavano le mostre in terra d’Abruzzo. All’inizio del 2007, mentre preparava la mostra “Il luparo” (allestita a Lanciano nell’ottobre dello stesso anno) volle sperimentare la situazione di trovarsi a tu per tu con i lupi allo stato libero. Si fece accompagnare con un fuoristrada fin dove il terreno lo permetteva e poi si incamminò a piedi nel cuore del parco nazionale d’Abruzzo. Verso sera fu sorpreso da una forte nevicata che gli impediva il ritorno; non poteva comunicare con alcuno perché il telefono cellulare non aveva campo; si rifugiò in una piccola grotta, accovacciandosi con il viso rivolto all’esterno.
Intanto la neve aveva smesso di scendere. Passata la mezzanotte l’incontro ravvicinato: due lupi nella neve ad una ventina di metri. La mattina trovai sul mio telefonino un sms nel quale Amedeo descriveva l’emozione, la tensione e il batticuore di quei momenti, col sudore freddo che gli scendeva lungo la schiena, la paura che gli animali fossero infastiditi dalla sua presenza, le mani che impugnavano una pistola (aveva portato un’arma per eventuali situazioni di emergenza) ma tremavano. Finalmente, dopo una breve sosta, i lupi se ne andarono e il Lanci poté rilassarsi. Il messaggio si concludeva con le seguenti parole: “…Che quadri farò!”.
Il pittore Amedeo Lanci ci ha lasciati lo scorso 31 gennaio 2011, quando aveva ancora tanto da dare, con ancora una gran voglia di vivere e di fare.
Era in pensione da meno di tre mesi e mi diceva: “Adesso che sono libero dall’insegnamento faremo cose grandi”. Aveva in testa tante idee e a fine estate mi aveva anche accennato all’ipotesi di un’esposizione con milleduecento quadri. Resta pure incompiuta la preparazione della mostra che l’avrebbe visto tornare in Abruzzo nel prossimo autunno, iniziativa che sarà comunque realizzata, pur con un allestimento che certamente non coinciderà con il progetto del Lanci, trasformandosi inevitabilmente in un omaggio postumo.
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Come citare questo articolo
Luciano Scarpante. “Un amico del Delta”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-amico-del-delta/