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UN RICORDO

Silvano Bolzoni

Un ricordo del giovane caporale di Bottrighe, perito alla Meloria nel 1971 con 46 commilitoni durante un’esercitazione militare

di Roberto Marangoni

Ventaglio Novanta n. 51 2015 pp. 101–103

Bottrighe ha ricordato la tragedia della Meloria nel quarantatreesimo anniversario, in cui persero la vita quarantasei paracadutisti, tra questi il concittadino caporale Silvano Bolzoni.

Alla celebrazione della messa nella locale chiesa di San Francesco d’Assisi e di Paola, il parroco don Antonio Cappato ha ricordato la figura del giovane e quanti si sono sacrificati per la patria. A seguito della deposizione della corona d’alloro, l’alza bandiera e la benedizione, alla presenza delle rappresentanze militari e delle associazioni combattentistiche e d’arma, sono intervenuti l’assessore Giovanni Zennaro, il delegato locale del sindaco Nicola Gennari con Angela Qualgliato, novantenne madre di Silvano Bolzoni nel commovente ricordo del figlio.

Silvano Bolzoni, nacque il 14 marzo 1951 e con la famiglia visse sempre a Bottrighe, frequentando le scuole del luogo ed anche il gruppo parrocchiale che in quei tempi gravitava attorno al cappellano. Gruppo che, tra le diverse attività, organizzava anche gare sportive alle quali fin dall’infanzia Silvano partecipò sempre con entusiasmo. Anche nel periodo dell’adolescenza continuò a far parte di quell’associazionismo cattolico che, oltre ai momenti di aggregazione e divertimento, dava corpo ad iniziative di impegno sociale e di solidarietà.

In quegli anni Silvano Bolzoni frequentava anche un corso di formazione professionale ad Adria, presso il centro di addestramento, conseguendo l’attestato di elettrotecnico. La chiamata di leva giunge nel febbraio 1971 portandolo a Pesaro nel corpo dei lagunari.

Grazie al suo carattere indipendente, desideroso di sperimentare nuove esperienze, chiede il trasferimento alla Brigata Paracadutista “Folgore”. La richiesta viene accettata e così Silvano ha l’opportunità di effettuare sette lanci con il paracadute conseguendo, anche per la sua disciplina, la nomina a caporale.

Nel segno di un destino comune a diversi altri commilitoni, il 9 novembre 1971 partecipa con la 6^ compagnia “Grifi” del 2° Battaglione Paracadutisti ad un’esercitazione congiunta tra la Brigata “Folgore” e la Raf dell’ Aeronautica Militare Britannica, denominata “Cold Stream” che prevedeva l’impiego di 10 velivoli della Royal Air Force di cui nove Hercules C. 130 e un Andover da utilizzare per un aviolancio di 406 paracadutisti in Sardegna nella zona di Villacidro. Il giorno precedente l’operazione giungono in volo dalla Gran Bretagna i velivoli destinati allo svolgimento dell’ operazione “Cold Stream” e si posizionano nella base aerea di Pisa, sede della 46^ aerobrigata e qui, per ragioni prettamente organizzative, gli apparecchi vengono contraddistinti da un numero fittizio, detto di Gesso, dal numero 1 al 10.

Tutto è quindi pronto per l’esercitazione. La sera precedente, nelle camerate, quei ragazzi sono orgogliosi ed allo stesso tempo ansiosi di far vedere agli ufficiali inglesi il grado della loro preparazione e per questo eseguono, con meticolosità, gli ultimi controlli dei loro equipaggiamenti.

La sveglia nelle prime ore del 9 novembre suona alle ore 2,30, ed anche nelle camerate della 6^ compagnia “Grifi” del 2^ battaglione paracadutisti si accelerano i preparativi in un’atmosfera di contagioso entusiasmo. Tra loro anche i quarantasei ragazzi, inconsapevoli che l’avversa sorte li attende per un viaggio senza ritorno.

Partiti dalla caserma Vannucci di Livorno giungono all’aeroporto di Pisa in perfetto orario. Alle ore 4,15 i paracadutisti della Folgore sono pronti per le operazioni di imbarco che prevedono tutta una serie di controlli per garantire sicurezza, l’efficienza del paracadute e di altri particolari.

Silvano Bolzoni con altri 45 commilitoni sale a bordo dell’Hercules C. 130 denominato Gesso 4.

Alle ore 4,55 come da piano di volo dell’operazione decolla l’Andover, il numero 1 di Gesso, mentre il resto della formazione inizia il rullaggio per portarsi sulla pista di decollo. Alle ore 5,41 decolla il Gesso 2, seguono il Gesso 3 a 15 secondi, poi il Gesso 4, sempre a 15 secondi e così via sino al Gesso 8.

Dopo circa sei minuti il Gesso 4 si trova sulla rotta prevista per la zona di lancio, viaggiando come da ordine operativo a circa 150 metri sul livello del mare per sottrarsi alle rilevazioni radar. Nella stiva del velivolo i paracadutisti sono seduti ed accompagnati dal ronzio dei motori in attesa delle prime luci dell’alba, che purtroppo nessuno di loro vedrà mai. Dopo alcuni minuti, infatti, il potente apparecchio Gesso 4 con il suo carico umano viene inghiottito dalle acque della Meloria.

I piloti del Gesso 5, che seguono a breve, vedono una vampata sul mare. Anche se increduli che si tratti di un velivolo della loro formazione, il primo pilota informa immediatamente dell’accaduto il capo formazione tenente colonnello Scott ai comandi del Gesso 2, questi effettua una chiamata di controllo a tutti i velivoli della formazione. Il Gesso 4 non risponde.

Sono circa le ore 6 del mattino ed il capo formazione comunica al posto di comando dell’aeroporto di Pisa di aver perso il contatto radio con il Gesso 4 e di aver dirottato il Gesso 8 sulla zona dell’ultimo contatto per un controllo. Alle 6,50 il Gesso 8, che da circa 30 minuti sorvola la zona indicata dal Gesso 5, individua dei relitti. Ormai la realtà appare nei contorni più drammatici, l’aereo è scomparso nel mare della Meloria.

Alle ore 6,55 l’elicottero del reparto Aviazione leggera della Folgore si alza in volo, iniziando le ricerche, rese difficili dal mare mosso. Il ritrovamento del relitto del C. 130 inabissatosi il giorno 9 avviene dopo circa una settimana, nella notte tra il 15 ed 16 novembre.

Il giorno seguente inizia il difficile recupero delle salme, strappandole a quell’immensa tomba d’acqua, un’attività che si protrae per oltre due mesi e che costa alla Brigata un altro grande lutto, il sub sergente maggiore Giannino Caria del Battaglione Sabotatori paracadutisti deceduto nelle fasi di recupero dei corpi.

Alla fine mancheranno all’appello finale undici paracadutisti. Miseri resti rinvenuti nel corso delle ricerche saranno tumulati all’interno del Monumento fatto erigere a memoria della sciagura nel cimitero della Cigna a Livorno.

Silvano viene recuperato dopo circa due settimane, il 26 novembre e due giorni dopo nella chiesa della Madonna del Soccorso si svolgono i funerali di Stato.

La salma giunge a Bottrighe il 30 novembre. Nella comunità da dove Silvano era partito una ventina di giorni prima, dopo una breve licenza, c’è un’enorme commozione ed una grande partecipazione con saracinesche abbassate, stabilimenti, laboratori ed officine chiusi. La cerimonia religiosa viene officiata dal vescovo Giovanni Mocellini, assistito dal parroco di Bottrighe monsignor Vincenzo Polo; tante sono le autorità civili e militari intervenute, ma soprattutto tanta, tantissima gente.

Nel ricordare Silvano Bolzoni si è voluto richiamare la figura di un ragazzo che pur nelle aspettative e nelle speranze dei vent’anni, non ha avuto l’opportunità di vivere pienamente il cammino della vita.

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Come citare questo articolo

Roberto Marangoni. “Silvano Bolzoni”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/silvano-bolzoni/

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