Per tener desta la memoria storica del paese è bene a volte far visita al locale camposanto. E’ quanto si può verificare a Villanova del Ghebbo, dove, a fianco del varco nella vecchia recinzione del cimitero (abbassata in occasione dell’allargamento) ci sono, a destra e a sinistra, due tombe che, per diversi motivi, costituiscono importanti segni della storia del paese.
La tomba a destra che non può passare inosservata essendo l’unica di tutto il cimitero dotata di un busto del defunto è quella del primo medico comunale del paese.
L’iscrizione, in lettere in piombo, ancora ben conservate nonostante i centouno anni trascorsi, recita:
GIOVANNI CAV. DOTT. NASCIMBENI RARO ESEMPIO DI CITTADINO DI PADRE DI PROFESSIONISTA QUELLA PIETA’ CHE EGLI EBBE SEMPRE PER CHI SOFFRIVA SI INVOCA PER LUI NATO A OSPEDALETTO EUGANEO NEL MARZO 1841 FU MEDICO AMATISSIMO PER 44 ANNI IN QUESTO COMUNE OVE LA MORTE LO COLSE NEL FEBBRAIO 1912
La lapide ci fornisce l’occasione per ricordare che il dottor Giovanni Nascimbeni (il quale prende servizio nel paese nel 1871, come risulta dall’archivio comunale che gli assegna in uso un’abitazione di proprietà del comune) è il primo “medico dei poveri” del paese. Egli infatti esercita la sua attività a favore delle famiglie indigenti retribuito dal comune. Siamo nel periodo in cui comincia l’attività sanitaria a carico del giovane stato italiano, o più precisamente dei comuni, embrione del futuro servizio sanitario nazionale.
Al tempo – come ad es. il più celebre Nicola Badaloni – vari medici che esercitarono in Polesine manifestarono una dedizione assoluta alla propria attività, considerata una vera missione a favore dei più poveri. Adolfo Rossi (l’apprezzato giornalista che visse a cavallo tra ‘800 e ‘900) dovendo compiere nel 1899 un reportage per “La Tribuna” sulla situazione socio-economica del Polesine, ottenne di accompagnare per una giornata il dott. Nascimbeni nel suo giro di visite, tracciando poi un quadro desolante della situazione di miseria riscontrata.
Un’altra tomba che ci permette di riannodare i fili col passato la troviamo sulla sinistra del vecchio ingresso. E’ ormai quasi illeggibile, nonostante sia di dieci anni più recente di quella del medico. Le lettere non sono metalliche ma sono state incise nel marmo e gli agenti atmosferici e gli inquinanti, facendo sciogliere e successivamente risolidificare il marmo, hanno fatto depositare spessi strati di calcare che hanno pressoché cancellato molte lettere.
Tuttavia chi scrive – che fin da bambino aveva notato questa lapide e quindi centinaia di volte entrando in cimitero aveva gettato lo sguardo pensando agli avvenimenti ricordati nell’iscrizione – con l’aiuto della sua memoria ha potuto ricostruire la scritta:
CAROTTA SANTE DI ANNI 28 ALL’AFFETTO DELLA FAMIGLIA E DEI COMPAGNI STRAPPATO NELLA NOTTE DEL 15-8-1921 DA PIOMBO FASCISTA IN VILE IMBOSCATA TESAGLI REO SOLO DI ESSERE STATO BUONO SOCIALISTA DIFENSORE VERO DI LIBERTÀ E DI GIUSTIZIA LA SEZIONE SOCIALISTA E COMUNISTA DI VILLANOVA DEL GHEBBO A PERENNE RICORDO QUESTA LAPIDE PONGONO
Dalle memorie di mia madre (nel 1921 diciannovenne) che custodisco in manoscritto originale, si apprende che si trattò di un agguato notturno teso a due compagni socialisti, Sante Carotta e Manlio Malin, quest’ultimo fratello di mia madre, Lilla Malin, ostetrica del paese.
Nell’agguato fascista il Carotta fu ucciso mentre il Malin, che era stato sindaco socialista del paese dopo la prima guerra mondiale ed era amico di Giacomo Matteotti fu soltanto ferito, riuscì fortunosamente a fuggire recandosi all’ospedale di Lendinara dove fu curato e guarì in pochi giorni. Il padre di Manlio Malin era in quegli anni segretario comunale a Fratta dove era sindaco Giacomo Matteotti.
E’ da notare che la scissione di Livorno interna al partito socialista unitario – dalla quale nacque il partito comunista italiano con Amedeo Bordiga come segretario – era avvenuta da pochi mesi (nel gennaio dello stesso anno) e probabilmente non si era ancora formalizzata in paese la separazione tra partito socialista e partito comunista. Ciò spiegherebbe la dizione “sezione socialista e comunista”. Fino alla scissione di Livorno infatti quelle che poi avrebbero costituito il partito comunista erano semplici correnti interne al partito socialista.
E’ auspicabile che la scritta ormai illeggibile venga restaurata per onorare il defunto e per il suo significato carico di storia. Il 1921 fu l’anno dell’esplosione del fenomeno squadrista e quindi il Carotta fu una delle prime vittime del fascismo. Si pensi che Giacomo Matteotti fu ucciso tre anni dopo.
Ma questa non fu l’unica vittima del nazifascismo a Villanova del Ghebbo.
Poco più avanti, sulla sinistra, addossata alla mura di recinzione, troviamo un’altra tomba dove incontriamo ancora la parola “compagni”.
Ecco il testo della lapide:
A DANTE PEZZUOLO N. 12 – 8 1925 M. 1 – 7 – 1944 BARBARO MERCATO DI SANGUE FRATERNO INUMANA FEROCIA DEL TEDESCO INVASORE STRONCARONO LA TUA RIDENTE GIOVINEZZA A DIO GIUSTO SALGA OLOCAUSTO PER LA SALVEZZA DELLA PATRIA MARTORIATA LA FAMIGLIA I PARENTI I COMPAGNI
Come interpretare le parole “BARBARO MERCATO DI SANGUE FRATERNO”?
Nei miei ricordi, il cognome Pezzuolo era il riferimento di un’unica numerosa famiglia allargata di calzolai che abitavano nella casa d’angolo tra via Pozzetto (così detta perché un tempo veramente troneggiava un piccolo pozzo a guisa di rotonda al centro dell’incrocio) e via Belfiore.
Per reperire qualche notizia decido di fare un tentativo raggiungendo la casa d’angolo.
Trovo una signora di media età che sì, sa che un suo zio è morto ucciso dai tedeschi ma non sa nulla di più. Sicuramente ha ricordi più precisi un suo zio che abita in via Canton dove subito mi reco.
Si tratta di un fratello di Dante del quale mi racconta le vicende.
Dante fu reclutato nel 1944. Essendo del 1925, aveva allora 19 anni e faceva parte della classe più giovane reclutata sotto la Repubblica di Salò. Viene arruolato dai tedeschi occupanti che lo portano in una caserma di Arezzo. Di qui un giorno viene portato a Rimini con altri soldati italiani.
Rimini viene pesantemente bombardata e un gruppo di giovani del nord approfitta della confusione che accompagna il bombardamento per fuggire verso la propria terra. Giunti sulla riva del Po, è ormai notte, chiedono ospitalità ad una famiglia. Ma nel cuore della notte arrivano a sorprenderli i tedeschi, sicuramente – dice il fratello – avvisati dalla famiglia che li ospitava.
Ecco dunque la spiegazione delle parole della lapide “BARBARO MERCATO DI SANGUE FRATERNO”. Infatti i giovani vengono riportati ad Arezzo, imprigionati nella cantina di una canonica in attesa di processo.
Vengono processati, condannati a morte e fucilati circa quaranta giorni dopo l’arresto.
Il parroco del posto li assiste durante l’esecuzione e racconterà al padre di Dante (il quale due anni dopo, a guerra finita, andrà a recuperarne il corpo) che Dante aveva rifiutato la benda nera sugli occhi “perché voleva vedere in faccia chi gli sparava”.
Quel prete per vent’anni continuerà ogni anno a scrivere alla famiglia. Il consiglio comunale di Villanova del Ghebbo dona il terreno alla famiglia per una tomba in perpetuo.
La fucilazione dei giovani veneti, in numero di cinque tra cui Dante Pezzuolo è così ricordata in una lapide a San Leo, frazione di Arezzo:
In memoria dei giovani PERUTTI ANTONIO nato a Venezia PADOVANI RENATO nato a Treviso PEZZUOLO DANTE nato a Rovigo ESALTI ALDO nato a Rovigo GUERRA LUIGI nato a Padova GREGGIO BRUNO nato a Padova fucilati dai nazi-fascisti il 6-6-1944 che offrirono la loro esistenza per il riscatto dell’Italia dal servaggio tedesco ove era stata condotta — il popolo di San Leo pose questo marmo per ricordare nel tempo il loro sacrificio S. Leo 26.5.1946
Si sarà notata la discordanza delle date tra la tomba di Villanova e questa lapide. La sommarietà delle informazioni in base alle quali fu steso il testo della lapide, circa un anno dopo gli eventi, è evidente anche per la genericità dei luoghi di nascita dei caduti che sono ricordati tutti con il solo capoluogo di provincia.
Tornando a Villanova del Ghebbo, va detto che è in atto un’iniziativa per far intitolare almeno una via ai Martiri Villanovesi del nazifascismo.
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Come citare questo articolo
Renzo Avanzo. “Tracce di storia a Villanova”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/tracce-di-storia-a-villanova/