Definire Silvano Pezzolato il pittore-poeta o il pittore-cronista dei pescatori, è d'obbligo, dato l'entusiasmo, l'interesse e la passione della sua pittura verso la terra polesana e gli abitanti del Delta.
Il suo legame profondo con questo ambiente l'ha reso sensibile e attento alle attività, alle sofferenze dei pescatori in simbiosi con il Po. Il grande fiume, infatti, vissuto quasi come un'entità viva e palpitante, gli ha regalato intuizioni immediate, colpi d'occhio rivelatori della luce particolare che caratterizza questo paesaggio.
La vicenda umana di Silvano Pezzolato inizia a Torino, dove egli nasce, dopo il trasferimento dei genitori dalla terra polesana a quella piemontese. E già negli anni dell'infanzia ha occasione di venire a contatto con i pittori locali che dipingono all'aperto, lungo il Po, suscitando il suo interesse verso la pittura.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo porta al paese natale dei genitori, Taglio di Po, e qui, nel cuore del Delta, riallaccia i fili con il grande fiume e con la terra dei suoi antenati. Successivamente, terminata la guerra e finite le scuole, spinto dall'amore per la pittura, si iscrive all' Istituto d'Arte di Milano, collegato con la scuola di Disegno di Parigi.
Comincia con il ritratto in bianco e in nero e gli studi dell'anatomia dal vero. Abitua l'occhio al movimento veloce, ai drappeggi, passa al carboncino, successivamente all'acquerello, poi all'olio e all'acrilico. Attualmente usa una tecnica mista.
Diventato ritrattista, non dimentica la natura morta, i disegni di prospettiva, gli animali. Comincia, durante il tempo libero dal lavoro, ad andare sul Po per ritrarre paesaggi, ed in campagna per disegnare scene agresti.
Dal paesaggio all'osservazione dei pescatori, dei barcaioli nell'ambiente del dopoguerra, molto più pulito e limpido di oggi, il passaggio è breve.
Con i pescatori e con gli abitanti di questa terra, il legame è costante: li segue nei loro percorsi, li ritrae, parla con loro, ascolta i problemi di un lavoro spesso avaro e difficile.
E Pezzolato diventa il cronista, il verista dell'ambiente, di questi lavoratori; descrive con i pennelli il loro mondo, le asprezze ambientali, le loro preoccupazioni, la loro quotidianità, addolcendo, però, con colori naturali, l'azzurro, il grigio, il viola e il giallo, le lotte di ogni giorno. Trasforma inoltre i loro sogni in contemplazioni naturali, come in una continua meditazione orientale.
Atratto da questi luoghi, scopre la luna, la magica atmosfera di una notte serena e la luce diafana della dea Diana. La sua pittura diventa gradatamente sempre più poesia alla ricerca della dolcezza, dell'incantesimo e dell'amenità dei luoghi.
La pace, la calma, la serenità che Pezzolato trasmette nel dipingere il cielo, il fiume, la terra polesana, le barche, gli oggetti tipici del pescatore, la nebbia, i gabbiani, rendono le sue tele uniche e particolari.
C'è in lui l'eleganza delle forme, la leggerezza dei movimenti che fanno pensare anche al mondo delle fiabe e degli incantesimi, dove, con una bacchetta magica, tutto si ferma al massimo splendore.
È questa una svolta nel percorso pittorico di Silvano Pezzolato: i suoi quadri divengono quasi surreali e metafisici: il pittore introduce elementi nuovi, apparentemente diversi, quali i pianeti e gli astri. Quella per l'astronomia è una passione "antica", che l'ha portato a partecipare alle attività del Gruppo Astrofili diretto dal prof. Enzo Bellettato, con base presso l'osservatorio astronomico di Rovigo e a diventare amico di altri astrofili locali, nonché a costruirsi telescopi rifrattori e altri strumenti adatti per osservare il cielo stellato, le galassie, le stelle fisse, le comete. Elementi questi che entreranno, poi, nelle sue tele.
C'è in lui la necessità di conoscere l'universo, di porsi domande sul futuro dell' umanità e di immaginare possibili viaggi extraplanetari. E nei suoi dipinti, inserisce i pianeti e le stelle, come invito per l'uomo moderno ad alzare gli occhi al cielo, al futuro, alla speranza, al lontano.
L'uomo non è più solo in questa galassia, forse altri popoli l'attendono; è bene non ripiegarsi su se stessi, ma vedere il sole come fonte di vita, di luce, e i pianeti in armonia con la terra e l'uomo stesso, che, come novello Ulisse, aspira a nuovi orizzonti più umani, poetici e veri.
Con i suoi quadri Pezzolati ha partecipato fin dal 1966 a mostre nazionali ed internazionali; ha allestito personali in varie città del Veneto, ed anche in Inghilterra, ottenendo premi, riconoscimenti, nonché gli apprezzamenti della critica.
La sua pittura entra nei cuori, comunica pace, serenità, anche se si nota in certe tele la sofferenza. Ma si tratta di una tristezza pacata, addolcita da un'atmosfera rarefatta ed impalpabile.
La sua è dunque una pittura che parte dal figurativo, dal pesaggistico, per approdare al mondo favolistico, e sconfinare nel metafisico: cielo e terra si incontrano, si intrecciano, in una ascesa dorata, quasi una nuova scala di Giacobbe.
È forse una richiesta di aiuto al Cielo per questa umanità sofferente che spera, però, in un futuro più sereno, dominato da una pace universale.
Silvano Pezzolato vive ed opera a Taglio di Po (RO), ove risiede in via Giotto 1 tel. 0426/661055
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Come citare questo articolo
Roberta Fava. “Un sogno di pace universale”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-sogno-di-pace-universale/