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ARTEOGGI

I paesaggi di Buttaglieri

Personaggio multiforme, attore a Cinecittà, non dimentica il Polesine

di Laura Caserta

Ventaglio Novanta n. 20 2000 pp. 89–92

L’amore non è soltanto un sentimento che unisce tra loro due persone. Può esistere un luogo metafisico in cui i legami si consolidano tra entità, esperienze, ricordi, emozioni, coincidenze, e un’alchimia chiamata destino.

Eros Buttaglieri, pittore, attore, artista, originario di Bagnolo di Po, da tempo a Roma, torna frequentemente in Polesine, nella propria terra, nei luoghi che sempre gli sono rimasti nel cuore. La natura, il fiume, i tramonti, le stagioni che si susseguono, hanno bisogno di rinascere e di imporsi nel cuore di Eros, legato più che mai al suo paese d’infanzia, trasformato nei contorni ma non nelle sensazioni che ancora sa dare.

Nei dipinti di Eros, i paesaggi sono alleati indissolubilmente con la natura, protagonista indiscussa e primaria fonte d’ispirazione. I colori danno vita a forme e sfumature che portano la mente ai paesaggi fiabeschi, bucolici, romantici, irreali descritti e gustati nel film di Vincent Ward “Al di là dei sogni”.

Ma nell’ispirazione del pittore c’è ben altro che la fantasia. Il Polesine gli è sempre rimasto nel cuore, ancor oggi che da tempo vive a Roma dove ha fatto strada nel cinema, nel teatro e si è fatto apprezzare per la luminosità dei suoi quadri. Dalle sue pennellate nascono pioppi, boschi di platani, l’odore delle foglie, la pesca delle rane, la scala appoggiata davanti al fienile, l’albero da cui pendeva l’altalena, le barche del vecchio ponte sul Po: la voce dei ricordi.

“L’arte è come la musica — osserva il pittore — gioia per gli occhi. Voglio spiegare all’umanità la bellezza del creato, imprimere nei miei quadri uno stato d’animo che sia gioia, pianto o disperazione”. Una passione per l’arte già presente — ci informa Buttaglieri — fin dai tempi delle scuole elementari, quando assecondava con piacere la maestra inventando ogni anno un presepio sempre nuovo, costruito da cima a fondo con la potente dote della creatività.

Da Bagnolo a Ficarolo, a Roma, prima per il servizio militare poi per lavoro. Eros Buttaglieri inizia la propria carriera in TV, poi nel cinema, accanto a personaggi famosi dell’epoca, come Massimo Serrato, Alberto Sordi, Alida Valli, Clara Calamai, chiamato da registi come Visconti, Bolognini, Zeffirelli.

“Roma è una città difficile, — ci dice Eros — corrotta dall’alto al basso, il compromesso è sempre a portata di mano, ma non mancano le soddisfazioni per chi si impegna. Ricordo il primo ciak, i provini, le comparse, i vestiti, la cultura, le conoscenze, i salotti, l’emancipazione. Finché, una sera, ho conosciuto il “maestro”, Ghiglia, e la mia passione per la pittura è esplosa”.

E la città eterna, ma anche la campagna romana hanno offerto lo spunto per molte tele con paesaggi dolci ed armoniosi. Buttaglieri dipinge con colori, pennelli, ma anche soltanto con le parole: la sua vita dura, sempre in salita, ma ricca di soddisfazioni. La vita di un uomo che sa quando "chiedere di più al destino" abbandonando la TV, rifiutando parti non troppo entusiasmanti nel cinema, non disdegnando i fotoromanzi e la pubblicità, pur mantenendo sempre la propria dignità.

E nella sua vita non mancano le coincidenze, i giochi del destino … "Quando ero ragazzo — ci confida — al cinema Grandi di Ficarolo ho rubato un manifesto del film "Anna Carenina", allora interpretato da Greta Garbo. Ogni sera, prima di dormire, restavo a guardarlo dal basso del mio letto, sognando in silenzio. Il destino ha voluto che lo interpretassi anch'io per ben due volte, una con Bolchi e la Massari, l'altra con Carol Alt. Qualcuno da lassù mi ha aiutato".

Eros Buttaglieri rivela il proprio modo di essere dall'espressione del viso, distesa e felice mentre parla del passato e lancia speranze per il futuro, non nascondendo le proprie paure ma nemmeno l'importanza delle emozioni, del sentimento, della sensibilità umana. "Dormo sempre con una piccola luce accesa sul comodino. Il buio mi spaventa. Non stimo troppo la politica, nemmeno l'umanità che talvolta mi ha offeso. — aggiunge — Dipingo raramente uomini e solo di spalle, non m'interessa vederne il volto. Preferisco i paesaggi, non case, edifici, macchine. Voglio far rivivere l'atmosfera persa nel tempo, la nostalgia impressa nel mio cuore che cerca invano quelle immagini scomparse nel mio Veneto di 73 anni fa".

La forza di Eros è negli elementi contemplativi, nel fascino poetico di focolai, camini, dei braccianti che lavorano cantando sotto il sole, di passeggiate sul ponte in chiatte che scricchiolano ad ogni passo.

Anche se per le giovani generazioni quel mondo non è mai esistito, per Eros resta la voce viva del passato. Per capirlo, conoscerlo, ritrovarlo, basta posare lo sguardo sui suoi quadri, carpendone un significato sottile ma esplicito: talvolta il ricordo è migliore della realtà, i paesaggi incontaminati non hanno bisogno dell'uomo moderno per "parlare"; sarebbero, al contrario, rovinati da interessi, schemi mentali, abitudini devianti.

E così pure la pittura diventa un rifugio per assaporare momenti di pace ed armonia. E chi si avvicina ai quadri di Buttaglieri può sintonizzarsi con questo mondo e rivivere le profonde emozioni dell'artista.

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Come citare questo articolo

Laura Caserta. “I paesaggi di Buttaglieri”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-paesaggi-di-buttaglieri/

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