Ho incontrato l'arte di Laura Gioso ad una bella mostra alla Pescheria Nuova a Rovigo nel settembre 1997 in cui la pittrice, con altri due artisti, Messere e Marco Lazzarato, esponeva opere sul tema la Foce la Genesi (cfr. Ventaglio novanta n. 16) e sono rimasta incantata dalle dominanti campiture azzurre da cui emergevano composizioni informali con tratti decisi e armonici nella gamma cromatica dall'azzurro chiarissimo al blu notte.
Quegli olii su tela come Questa notte è per te e in particolare un acquerello Alba, mi hanno confermato una personalità (che un po' conoscevo in qualità di collega), quieta, calma, razionale e insieme vulcanica e volitiva. Pur sembrando trasognata, inafferrabile – caratteristica questa comune agli artisti – Laura sa quello che vuole e, con il fare amichevole, conciliante e sorridente giunge sempre allo scopo.
Nei tre anni di attività teatrale nella scuola media di Grignano Polesine, in cui curava la produzione scenografica, con flemmatica imperturbabilità ignorava la mia preoccupazione fondata su certezze programmate, ma quasi d'improvviso, a poco tempo dagli spettacoli, mossa da chissà quale impulso recondito, ogni soluzione era trovata, i tempi rispettati e il plauso giungeva meritato.
Come nella vita, così nell'espressione artistica. Inquietudini, conflittualità, passioni, entusiasmi e stupori dominati da sconcertante calma e tranquillità sono all'origine delle sue irrequietudini espressive e ne infiammano il volere artistico da cui deriva la sua concezione del mondo. Non a caso il suo modo di vedere le cose è parte importantissima della sua sensibilità e delle sue decisioni. L’idendità di Laura, infatti, scaturisce da una sintesi tra i suoi ideali quotidiani e quelli creativi, spirituali, pittorici, artistici.
Lungo l'evolversi di una straordinaria maturazione stilistica, espressa in una ricchissima produzione quasi trentennale di opere, Laura Gioso ha percorso un proprio itinerario artistico sondando nell'intimità più profonda dell'Io per cogliere una acuta percezione di sé. Così si può comprendere quel modo di dare immagine calma e disperata (Luigina Bartolatto) ai percorsi misteriosi attraverso i quali l'arte prende vita. Si può spiegare la peculiare e singolare capacità di sintesi di pensiero e di emozione, presupposti di ogni creazione figurativa, nella cui complessità formale e semantica la pittrice esprime il genio, l'anima e il sentimento. Nell'ordine della scelta espressiva, che stimola la sua autentica motivazione, appare sorprendente l'effervescenza immaginifica, anche attraverso esperienze non facili, per cui ha realizzato i suoi programmi pittorici alternando momenti più figurali a momenti più astratti. Altre volte, provocata dall'esperienza stessa, assume un atteggiamento di aperta denuncia di una realtà culturale e sociale spesso drammatica e piena di tensioni.
Stilisticamente matura, l'arte di Laura di inserisce nel filone dell'Arte Contemporanea neoinformale e noeastratta, informata a correnti d'avanguardia novecentesca le quali, assieme alla filosofia fenomenologica hanno il loro approdo in una pittura interiore, immediata con sapore idealistico e di sublime liricità. E grazie alla ricchezza della sua sensibilità e dell'elevato talento pittorico, anche l'arte di Laura Gioso raggiunge l'autentica poesia perché, come i poeti, si pone in una visione ottimistica di ciò che vede.
"Positività c'è anche nella nebbia", osserva Laura, e La nebbia è il titolo di un suo quadro. Afferma che i colori, tra i quali dominano i gialli e i blu, hanno precisi significati: il giallo è vitale, l'arancione è un colore spirituale, il viola orienta il pensiero verso l'interiorità con valore contemplativo. Laura Gioso si rivela provocatrice della quiete quando con strati di oro e verde destruttura la visione di una campagna con taglio particolare, ritagliando solchi e colture in senso verticale; quando "ascolta" l'acqua, l'elemento che le piace di più; che le ispira dolcezza e potenza distruttrice insieme; quando dinamismo, colore, movimento e suono, fra astrazione e figurazione, fra racconto morale ed evasione onirica, trovano la via giusta del canto, del trobar clus, ossia l'intesa con l'immagine della sua anima.
Per tali aspetti l'arte di Laura Gioso è stata paragonata "alle avanguardie dolci e scritte di Gorky, agitate e materiche di Appel, alle tentazioni gestuali del Cobra". All'origine di quel suo operare con slancio quasi senza riflessione per abbandonarsi all'immediatezza dello stimolo creativo, l'arte di Laura sembra rievocare l'espressionismo antico dei padri tedeschi; in particolare può esserci un'attrazione per il turbato simbolismo di Munch, per la violenza psicologica di Van Gogh, oppure sembra rifarsi al gruppo tedesco "Der blaue Reiter" (il cavaliere azzurro). E un esempio per tutti può essere Wassilij Kandinsky, che, come la nostra artista rodigina, si fonda su intenti avanguardistici, basandosi su postulati universali e metafisici e prospettando un radicale ridimensionamento del linguaggio sulla base di una creduta colleganza esistenziale fra uomo e universo. E ancora, propone una simbologia tutta interiore, mai sconvolgente, bensì mistica, disposta al massimo incantamento astratto. Infatti nella sua arte si avverte la negazione d'ogni forma d'espressione logica, la protesta contro ogni ipocrisia e conformismo mediante il colore, che è adoperato non in funzione della forma, ma per se stesso, per le sue intrinseche possibilità decorative ed evocative. Per tante e tali caratteristiche Laura Gioso sarebbe piaciuta anche ai due pittori veneti Vedova e Turcato, nonché al friulano Zigaina.
Diplomatasi al Liceo Artistico di Padova e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Corso di Pittura del Maestro Carmelo Zotti, colta e confermata, Laura ama molto leggere soprattutto autori Sud Americani e Inglesi, fonte di creatività fantastica e di alto sentire. La sua attività artistica è rivolta prevalentemente a Gallerie e Teatri esteri; le è stata commissionata una scenografia a Zagabria e le sue opere andranno a Lubiana, Spalato, Berlino. Sue opere si trovano presso: Museo d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro (Venezia); Museo d’Arte Moderna di Nizza, Collezione d’Arte Fondazione G. Agnelli (Torino). Positiva e lusinghiera la critica. Di lei hanno scritto vari critici, fra cui: Luigina Bartolatto, Virginia Baradel, Sandra Culatti, Ennio Finzi, Sergio Garbato, Toni Romagnolo, Mario Stefani, Giorgio Segato, Marcello Venturoli, Vlado Vladimir Buzàncic.
L’artista si rammarica che in Italia non ci sia un positivo riscontro del lavoro dei giovani artisti come avviene in Germania e in Croazia, ad esempio. Numerose capacità e potenzialità rimangono inespresse perché non esistono strutture dove artisti emergenti possano incontrarsi e confrontare le esperienze più significative e le teorie estetiche. Sarebbe opportuno creare un parametro dell’artista e stabilire ciò che vale e ciò che non vale. A Rovigo “Informagiovani”, un’organizzazione istituita dal Comune, aveva progettato un censimento di artisti promettenti di ogni genere, non solo di arti visive, ma non è andato in porto. “Da noi c’è una pecca, dice Laura, uno pensa di andare avanti con prestigio personale, invece si deve creare cultura per dare a ognuno la possibilità di crescere e maturare artisticamente”.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Francesca Magon. “L’effervescenza immaginifica di Laura Gioso”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/leffervescenza-immaginifica-di-laura-gioso/