Risale alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso l’identificazione di una serie di colonne, di probabile ascendenza romana, a cui ha dedicato il suo interesse l’architetto Sandro Maragno, che, relativamente all’importante rinvenimento, ha redatto un articolo poi pubblicato in Ventaglio 90 n. 20, gennaio 2000. Il testo è stato a suo tempo inviato all’Associazione Italia Nostra, sezione di Rovigo, con il chiaro intento di promuovere un’azione che porti a salvare ciò che resta di un’antica costruzione poco conosciuta e mai studiata a fondo.
Lo scritto del Maragno, molto circostanziato e supportato da eloquenti note esplicative, ha indotto l’Associazione a constatare in sito il ritrovamento segnalato.
I “lacerti storici” si trovano in una zona rurale in comune di Frassinelle, ai confini con Polesella. Consistono in quattro colonne tuscaniche, allineate con direzione est – ovest e delimitate da un pilastro d’angolo dello stesso ordine. Si trovano incorporate nel muro di una barchessa che fino ad alcuni decenni fa le occultava completamente.
La straordinarietà e l’emozione della scoperta – si tratta di monoliti in pietra del peso di quasi 5 tonnellate ciascuno – hanno immediatamente sollevato alcuni interrogativi:
– come sono arrivate in Polesine le possenti colonne?
– il colonnato è unico nel territorio di Rovigo?
– perché in piena campagna polesana si trovano i resti di un’architettura probabilmente di età Romana?
Al primo quesito, la risposta è immediata: sono state trasportate lungo un’antica via d’acqua, che da secoli non esiste più perché sicuramente spazzata dalla rotta del Po verificatasi nel secolo XII, cui anche il Maragno fa riferimento.
Anche al secondo interrogativo c’è risposta: è unico! E ciò ne accresce sicuramente l’interesse. Va infatti detto che le architetture rinascimentali e neoclassiche presenti nella nostra provincia mostrano colonne e pilastri costruiti in mattoni di laterizio intonacati e/o scialbati e trabeazioni di legno (Villa Badoer, Villa Morosini ecc.). Nel caso di Frassinelle si tratta invece di monoliti che pertanto sono ascrivibili all’epoca romana: davvero eccezionale!
Al terzo quesito, non esiste una risposta immediata, ma, un indizio. Lo spiega la conformazione del territorio: i resti, o meglio, il colonnato è prossimo alla località di Raccano frazione di Polesella, praticamente a poche centinaia di metri dai piedi dell’argine del Po, ai limiti di una centuriazione romana leggibile nelle cartografie, dove cardo e decumano si incontrano in località Chiesa di Frassinelle. Qui ci aiuta ancora il Maragno che ricorda come il corso del Po, anticamente, fosse molto più a sud, quindi tutto il territorio tra Polesella e Frassinelle doveva essere stato oggetto di una ripartizione agraria romana.
Della centuriazione resta anche il toponimo nella via che ripercorre il cardo romano con direzione nord – sud: via Romana. Il luogo ove insistono le antiche vestigia è agli estremi del decumano.
Tutto ciò ci fa concludere che ci troviamo al cospetto di un’importante architettura romana, probabilmente del I – II o III secolo dopo Cristo. Una costruzione che, successivamente, come tante basiliche Romane, fu trasformata nella chiesa plebana, che il Maragno cita, facendo riferimento alla località in epoca medioevale denominata Villa Litiza, come è riportato nei documenti consultati dall’architetto.
Un importante insediamento romano
Ma il colonnato – come detto – rimanderebbe originariamente a tempi più antichi, e farebbe pensare alla presenza nel territorio di una vera basilica romana. Va ricordato che nell’architettura romana, la basilica era un edificio rettangolare con navata centrale fiancheggiata da navate minori, divise da colonne o pilastri. Si apriva sul foro della città ed era centro di riunioni, di affari e luogo dove si amministrava la giustizia.
Possiamo allora ipotizzare che attorno alla Basilica di “Frassinelle” ci fosse un centro romano di sicura importanza: l’ipotesi potrebbe essere suffragata dalla questione ancora aperta sul più probabile tracciato della via romana che collegava Bologna e Padova.
In proposito si rimanda all’approfondimento dell’archeologo Paolo Bonini “Una strada al bivio: via Annia o “Emilia Altinate” tra Padova e il Po” pagg. 89 – 102 tratte da “VIAM ANNIAM INFLUENTIBUS PALUSTRIBUS AQUIS EVERVERATAM…”. TRADIZIONE, MITO, STORIA E KATASTROPHÉ DI UNA STRADA ROMANA’” 2010 Editore Guido Rosada, Matteo Frassine, Andrea Raffaele Ghi.
Le dimensioni della basilica di Frassinelle
Tralasciando la questione – che forse i nostri “resti” potrebbero contribuire a risolvere – interessa ora focalizzare l’attenzione sull’essenza di questi monumentali lacerti ancora esistenti, e capire come poteva essere la primigenia costruzione.
Dalle foto allegate all’articolo del Maragno si contano quattro colonne verticali e una a terra, quindi cinque. Il probabile fronte, forse, aveva proprio cinque colonne e due pilastri d’angolo.
Si supporta questa ipotesi con la presenza, dietro alle colonne, di massicci pilastri circolari del diametro di metri 1,20 con interasse doppio di quello delle colonne: quindi una basilica a tre navate.
Il frontone – come raffigurato nel disegno allegato – poteva avere la lunghezza di 16 metri circa e la profondità, facendo tesoro degli esempi classici dove la lunghezza poteva essere tre volte il fronte e mai meno del doppio dello stesso, possiamo pensare fosse di circa 32 metri. Il piano era sicuramente elevato rispetto a quello di campagna.
A tal proposito Maragno riferisce di un selciato rialzato di circa 50 cm rispetto alla base delle colonne. Questo fa pensare che attorno alla costruzione dovevano esserci gli usuali tre gradini che innalzano queste architetture. Il tempo, la subsidenza, e soprattutto gli sconvolgimenti, hanno fatto sprofondare il tutto alla quota che ora si rileva.
Dal lontano passato sono dunque giunti fino a noi i monumentali resti di un colonnato che rimandano ad una importante basilica romana. Documenti marmorei di sicura rilevanza storica ed architettonica finora del tutto dimenticati.
Considerando la singolarità del colonnato di Frassinelle e la sua comprovata valenza storica, Italia Nostra non può che richiamare l’attenzione su questi importanti lacerti di epoca romana e auspicarne la salvaguardia e la valorizzazione.
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Come citare questo articolo
Lauro Benetti. “Una basilica romana in Polesine?”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-basilica-romana-in-polesine/