Tra le più sentite tradizioni che nel corso dell'anno contraddistinguono non solo il Polesine ma tutta la nostra penisola, va annoverato l'allestimento del presepe in preparazione delle festività natalizie. Una tradizione che, come è noto, ha avuto un grande appassionato sostenitore in San Francesco, il quale per primo coinvolse un'intera comunità realizzando una rappresentazione vivente del prodigioso evento, fondamento basilare della cristianità.
Le manifestazioni legate al Natale si sono radicate nel corso dei secoli, assumendo spesso variazioni regionali, tali da contraddistinguere in modo colorito le tradizioni popolari delle varie zone d'Italia. È così che, oltre all'aspetto spirituale, questo periodo dell'anno richiama (ma per certi aspetti forse sarebbe più giusto affermare richiamava) in ogni provincia, particolari iniziative folcloristiche o caritatevoli, nonché la riscoperta di ricette locali per la predisposizione di piatti tipici.
Oggi, innegabilmente, tutto tende sempre più a massificarsi e ad assumere un aspetto tipicamente commerciale, ed anche le tradizioni sbiadiscono, relegate sempre più alla periferia di quel villaggio globale dominato dalla tecnologia e dai mass media. Ma il Natale, sia pur strumentalizzato a fini consumistici, riesce ancora quanto meno a conservare la suggestione del tempo della bontà. Ed ancora si presenta viva la tradizione del presepe, allestito anche in forma vivente da varie comunità parrocchiali.
Tra le rappresentazioni, che annualmente vengono riproposte nella nostra provincia, una delle più riuscite viene organizzata a Fratta Polesine con la nutrita partecipazione dei gruppi parrocchiali.
Per un giorno, una zona adiacente la chiesa assume l'aspetto di un tempo lontano: per primi arrivano i soldati romani che montano i banchi per il censimento; si muovono quindi da lungi i pastori con le greggi; l'annuncio dell'imminente nascita del Messia si diffonde frattanto tra gli umili che iniziano il loro pellegrinaggio verso la stalla di Betlemme; si formano capannelli presso gli artigiani che ripristinano gli attrezzi deteriorati dall'uso e prontamente rispondono alle svariate richieste; nemmeno le esigenze alimentari vengono trascurate, ed un forno fornisce il pane alle turbe in cammino. Si compie frattanto nella capanna il prodigioso evento, mentre giungono adoranti i pastori ed il silenzio si fa solenne.
Se Fratta Polesine presenta il Presepe vivente, altre comunità puntano su allestimenti originali del santo evento: ad Adria e a Bosaro ad esempio una capanna galleggiante appare sulle acque del Canal Bianco. A Lendinara e Porto Viro invece si preferisce seguire la tradizione che vuole l'allestimento di artistici presepi nelle chiese: famosi sono in particolare quello dei padri cappuccini di San Francesco a Lendinara e quello della parrocchiale di Scalon a Porto Viro.
Il presepe, una tradizione che non muore e che, proprio per il legame affettivo che sa suscitare, sembra essere visto con favore anche da quanti si dichiarano non credenti. Anche costoro, almeno per un giorno dell'anno, non disdegnano infatti condividere con la comunità religiosa il dolce messaggio di pace che proviene dal Bambinello steso nella mangiatoia di Betlemme.
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V. S.. “Una tradizione che non muore”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-tradizione-che-non-muore/