Sorto nell’Agosto del 1990 per iniziativa di alcuni amici dell’archeologia e di tutto ciò che si può considerare patrimonio culturale, il Gruppo Archeologico “F. A. Bocchi”, sezione del C.I.P.S.A.E. (Centro Polesano Studi Storici Archeologici Etnografici), conta oggi una cinquantina di soci ed è stato giuridicamente riconosciuto nell’ambito della legge sul volontariato.
L’attività svolta mira soprattutto a sensibilizzare i cittadini di Adria e dintorni nei confronti di un patrimonio archeologico ed ambientale determinante nell’evoluzione storica e culturale del territorio.
In particolare l’archeologia, disciplina umanistica e scientifica ad un tempo, spesso vincolata allo stereotipo di conoscenza esclusiva destinata a pochi dotti cultori della materia, viene proposta dal Gruppo Archeologico in una dimensione divulgativa e democratica: chiunque può interessarsi all’archeologia senza la pretesa di erigersi ad archeologo, dato che tutti noi siamo in grado di partecipare al fascino del misterioso nesso che lega il passato al presente. Così l’archeologia entra nelle nostre case con la naturalezza che le è dovuta e senza il limite di un’erudizione fine a se stessa.
Ecco allora, che l’attività del Gruppo si sviluppa su due fronti: quello teorico che fornisce una base necessaria alla conoscenza, un imprescindibile sostrato di notizie storiche e tecniche che si concretizzano nell’attività di ricerca, in seminari di studio, conferenze pubbliche, predisposizione di materiale documentario da presentare nelle scuole; e quello pratico che vede impegnati i soci in prospezioni, rilevamenti e survey archeologico in determinate aree del territorio adriese, in visite guidate a mostre, musei, città, cantieri di scavo archeologico e, non ultima, in una costante collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Adria.
In tal modo, toccando con mano, indagando direttamente su civiltà che ci hanno preceduto, si diviene coscienti di esser parte di un illustre passato che ognuno ha il diritto-dovere di conoscere per una completa realizzazione del proprio essere che non è solo nel presente, ma ha le sue radici appunto nel passato.
Svincolata così dal limbo della teoria, l’archeologia diventa parte di noi e lo dimostra il successo dell’intensa attività svolta dal Gruppo nell’anno trascorso che ha visto, tra le molte iniziative, anche la partecipazione diretta allo scavo di Via Spolverin di Bottrighe e l’impegno dei soci a collaborare attivamente con il Museo, affinché tutto il materiale fosse conservato, restaurato e quindi fatto conoscere al pubblico.
Un momento di grande interesse si è registrato lo scorso 30 Novembre 1991, presso il succitato Museo, ove è stata esposta la tomba 70 della Necropoli. In quell’occasione oltre all’indiscutibile valore storico e archeologico del ritrovamento si è chiaramente notato l’entusiasmo del pubblico che gremiva la sala convegni del Museo.
Nella curiosa attenzione di tanti volti affascinati, ho creduto di poter cogliere una soddisfazione di fondo, come se tutti noi presenti lì quella sera, stessimo assistendo al coronamento di un unico, comune progetto: aprire una nuova pagina di storia adriese.
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Sara Frigato. “Un’archeologia che vive”. Ventaglio Novanta, n. 5, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/unarcheologia-che-vive/