Secondo anno di lezioni per Università Ambiente Polesine, iniziativa promossa a livello regionale dal C.T.G.
L’organizzazione locale è affidata anche per il 1993 al Consiglio Provinciale del Centro Turistico Giovanile, unitamente al gruppo La Rampa di Badia.
Quella di Rovigo costituisce attualmente la terza esperienza in atto sul territorio regionale. Infatti contemporaneamente stanno funzionando le Università Ambiente “consorelle” della Lessinia e del Monte Baldo, giunte al terzo anno di attività.
Scopo dell’iniziativa – secondo il direttore prof. Alberto Viaro, che vanta un’esperienza pluriennale a livello università popolari – è quello di sviluppare la conoscenza del territorio attraverso l’organizzazione di corsi, conferenze ed escursioni guidate, in un’ottica di corretta educazione ambientale.
È infatti solo da una approfondita conoscenza dell’ambiente e da una comprensione dei suoi più intimi meccanismi e ritmi (fisici, biologici ed antropici) che può nascere l’amore per il territorio e, di conseguenza, la sua tutela ed una appropriata valorizzazione.
I corsi si sono aperti a Badia Polesine, in una suggestiva sala del museo civico Baruffaldi. Guidati dai docenti Paolo Rigoni, Chiara Crepaldi, Camilla Corrain e Ivan Tardivello, i partecipanti hanno potuto non solo conoscere aspetti particolari delle nostre tradizioni, ma portare anche un personale contributo al lavoro di ricerca. Perché questa è la filosofia di Università Ambiente: non spettatori di lezioni, ma soggetti attivi nella costruzione di un discorso culturale e ambientale.
E così gli “allievi” hanno suggerito varianti nelle “fole” e nei piatti locali, indicato continuatori di vecchi mestieri, portato testimonianze vissute o raccolte.
Il corso di Lendinara, condotto da Pier Luigi Bagatin, Antonio Romagnolo e Roberto Puggiotto, è stato un ulteriore approfondimento delle arti in Polesine. Argomento questo piuttosto trascurato fuori dei nostri confini, ma – da quanto si è visto – a torto. Già l’iniziativa del 1992 ha fatto emergere lati sconosciuti del nostro patrimonio artistico. Una maggiore conoscenza non potrà che dare lo stimolo a diffondere questo aspetto della nostra terra.
Nel momento in cui si scrivono queste righe, le lezioni sono nel pieno dello svolgimento. Inutile pertanto trarre bilanci. Più utile cogliere i segnali che comunque provengono dall’iniziativa. Primo fra tutti l’interesse giovanile a questo tipo di approccio alla realtà locale. Una conoscenza non da incasellare in archivi, ma da utilizzare per vivere più consapevolmente questo ambiente.
Poi, l’interesse suscitato in alcune amministrazioni comunali, in istituzioni di queste e in altre realtà dell’associazionismo privato. Sta forse ormai emergendo la concezione che la cultura, un certo tipo di cultura, non è più un patrimonio esclusivo di pochi dotti o ricercatori.
Appare allora sempre più evidente che la cultura è anche un insieme di esperienze, di conoscenze, di contributi, in cui ognuno può interagire e magari portare un piccolo, modesto mattone; un mattone da nascondere nelle fondamenta o da piazzare sul tetto. Ma un mattone senza il quale l’edifico presenta, desolatamente, da qualche parte, un buco.
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Come citare questo articolo
Alberto Ferrari. “Università Ambiente”. Ventaglio Novanta, n. 7, 1993. https://ventaglionovanta.it/archivio/universita-ambiente/